Tredici miliardi di multa UE: le ragioni dell’Europa, il ricorso di Apple

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Tredici miliardi di multa UE: le ragioni dell'Europa, il ricorso di Apple
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La Commissione europea ha però stabilito che il governo dell’Irlanda dovrà “recuperare le tasse non pagate nel paese da Apple per gli anni compresi tra il 2003 e il 2013 per una cifra intorno ai 13 miliardi di euro, più gli interessi”. La risposta alla UE da parte dell’azienda guidata dal Ceo Tim Cook e del governo irlandese

L’Unione europea ha chiesto 13 miliardi di euro di tasse non pagate ad Apple. Gli Stati Uniti accusano Bruxelles di attaccare i suoi business di maggior successo (prima Microsoft, poi Intel, oggi Google ed Apple) e difendendo a spada tratta Apple, uno dei fiori all’occhiello di Wall Street. Il governo dell’Irlanda, accusato di aver erogato illeciti aiuti di Stato, si è assicurato 5.500 posti di lavoro con un accordo fiscale con Apple che ha consentito alla società di Cupertino di pagare meno tasse del dovuto, intorno all’uno per cento, risparmiando circa 13 miliardi di euro, tra il 2003 e il 2014. Sia l’Irlanda che Apple ricorreranno in appello, soprattutto dopo che il Ceo Tim Cook ha minacciato di ridurre i posti di lavoro e gli investimenti in Europa, se l’azienda californiana sarà costretta a sborsare l’esorbitannte cifra chiesta dalla UE, in tempi di declino di vendite di iPhone.

Tredici miliardi di multa UE: le ragioni dell'Europa, il ricorso di Apple
Tredici miliardi di multa UE: le ragioni dell’Europa, il ricorso di Apple

L’Unione europea vuole combattere il dumping fiscale, che oggi mina l’Eurozona. Ma le aziende volano dove ottengono il miglior accordo fiscale. E 5500 posti di lavoro, con il loro indotto, valgono tantissimo, in periodo di scarsa occupazione ed alta disoccupazione giovanile. Apple reclama di aver generato 1,5 milioni di posti di lavoro in Europa: grazie all’app store e allo sviluppo di applicazioni di terze parti.

Le concessioni fiscali oggi rappresentano una sirena. Il Ceo Tim Cook, intervistato dal Washington Post, ha dichiarato che Apple non trasferirà negli Stati Uniti le sue riserve internazionali di denaro (u tesoretto da oltre 215 miliardi di dollari), non li investirà nel Paese finché non ci sarà un «livello giusto» di tassazione, ovvero un regime fiscale più basso, per le aziende.

L’aliquota fiscale favorevole è uno dei fattori decisivi per spingereun’azienda ad investire in un Paese piuttosto che in un altro: altri fattori sono la giustizia civile veloce, l’ecosistema legislativo favorevole, le normative sul lavoro flessibili, le infastrutture digitali (banda ultra larga, in primis), un buon sistema di istruzione, la stabilità politica eccetera.

La Commissione europea ha però stabilito che il governo dell’Irlanda dovrà “recuperare le tasse non pagate nel paese da Apple per gli anni compresi tra il 2003 e il 2013 per una cifra intorno ai 13 miliardi di euro, più gli interessi”. Apple è accusata di aver pagato appena l’1% di tasse nel 2003, percentuale che nei dieci anni seguenti è ulteriormente scesa fino allo 0,005 per cento per i profitti legati alle attività di Apple Sales International: 50 euro per ogni milione di utili, un’inezia.

La Commissione nel suo comunicato ha scrtto che “questo tipo di tassazione selettiva riservato ad Apple in Irlanda è illegale secondo le leggi della UE, perché dà ad Apple vantaggi considerevoli rispetto ad altre aziende che sono soggette alla normale tassazione”. Il sistema d’ingegneria fiscale messo in piedi da Apple sfruttava due società controllate da Apple (Apple Sales International e Apple Operations Europe) con sede in Irlanda, che producevano ricavi “non corrispondenti alla realtà economica”: tutti i ricavi derivanti dalle vendite segnati dalle due aziende erano di fatto attribuiti a un generico “ufficio centrale” che per la Commissione “esisteva solo sulla carta e non poteva generare quel tipo di profitti”.

Apple registrava infatti tutte le vendite in Irlanda invece che nei Paesi in cui effettuava fisicamente le vendite: quindi se gli altri Paesi interessati chiederanno ad Apple il mancato pagamento delle tasse sul loro territorio, l’Irlanda potrà limitarsi a chiedere una cifra inferiore ai 13 miliardi.

Bruxelles avrà le sue ragioni, ma se i numerosi tentativi di convincere Dublino a cambiare formula sono finora falliti, è anche dovuto al fatto che le decisioni fiscali a Bruxelles richiedono l’unanimità. Apple ha cercato solo di fare i propri interessi, così come l’Eire. E il silenzio di Bruxelles è durato a lungo.

Il braccio di ferro fra UE, Irlanda ed Apple continuerà. Ora la parola passa ai ricorsi.

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