Trusted Computer: la via sicura, ma decisa da altri, all’utilizzo del PC

Workspace

Una ricerca metterebbe in luce i vantaggi derivante da una rete di PC
affidabili

È destinato a far discutere uno studio condotto da Phoenix technologies sui dati del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Secondo una ricerca dell’istituto basata sull’analisi dei crimini informatici compiuti tra il 1999 e il 2006, l’84% di questi avrebbe potuto essere evitato se le politiche di sicurezza aziendale avessero previsto, oltre alle solite tecniche di identificazione dell’utente, anche l’utilizzo di computer identificabili con certezza. Le critiche a queste conclusioni provengono da chi teme che i sistemi con integrato un TPM (Trused Platform Module) permettendo di stabilire la compatibilità tra il PC e il software e l’hardware installato, possano limitare la libertà degli utenti di agire senza restrizioni, soprattutto maneggiando contenuti multimediali con DRM. La scelta comunque verso il “Trusted PC”, che spazza via ogni tipo di privacy è stata già compiuta, giustificata dalle necessità di sicurezza delle imprese e dalla lotta al materiale pirata. Il compito più difficile sarà convincere gli utenti.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore