Tutti pronti per Basilea 2

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L’accordo di Basilea 2, che entrerà in vigore alla fine di quest’anno, ancora visto con timore da molte aziende italiane, non spaventa i distributori del settore Ict

Requisiti patrimoniali minimi, ovvero vincoli all’operatività bancaria per garantire la solidità economica e finanziaria degli istituti; controllo da parte delle banche centrali che, considerando le strategie aziendali in materia di patrimonializzazione e assunzione dei rischi, avranno una maggiore discrezionalità nel valutare l’adeguatezza patrimoniale degli istituti bancari, imponendo una copertura superiore ai requisiti minimi; disciplina del mercato e trasparenza, che pone alle banche l’obbligo di informare il mercato sulla loro situazione economica, patrimoniale, finanziaria e gestionale per garantire agli interessati gli elementi per valutare la qualità e la solidità di una banca. Sono questi, ricordiamolo ancora una volta, i tre pilastri su cui sono fondate le norme di Basilea 2, l’accordo internazionale che entrerà in vigore alla fine di quest’anno o nel 2007, in base al sistema di rating adottato dalle banche, un accordo che richiede anche agli istituti bancari di sviluppare modelli di controllo del rischio del credito per comprendere le caratteristiche economico-finanziarie di business delle imprese richiedenti e decidere se è opportuno o meno concedere crediti alle aziende interessate. Le numerose critiche formulate sul documento originario di Basilea 2 hanno portato a modifiche volte ad attenuare le possibili conseguenze negative derivate dall’accordo. Si è individuata, per esempio, la possibilità di una discriminazione tra banche: le più piccole, che non potranno permettersi l’uso delle metodologie più avanzate, potranno subire un’onere patrimoniale maggiore rispetto ai grandi guppi. Altro aspetto, su cui si è posto l’accento, è quello della possibile penalizzazione del finanziamento alle piccole e medie imprese; le pressioni della Banca d’Italia e della Bundesbank, tut- tavia, volte a difendere la specificità dei rispettivi sistemi economici, caratterizzati dalla presenza di migliaia di Pmi, hanno portato a una parziale revisione della bozza di accordo che prevede ora requisiti minimi patrimoniali ridotti per l’esposizione delle banche verso le Pmi. Un sondaggio svolto online dall’Osservatorio Permanente Basilea 2, realtà istituita dalla società bresciana attiva nel settore della consulenza finanziaria e creditizia Euroimpresa Consulting per seguire l’evoluzione e l’applicazione delle normative legate a Basilea 2, ha rivelato, tuttavia, che le imprese italiane temono l’impatto di Basilea 2. L’indagine, i cui risultati sono stati diffusi nell’ottobre scorso, che ha coinvolto 600 aziende, in prevalenza Pmi, ha evidenziato che accanto a una buona parte di società che ritengono di possedere una conoscenza discreta o adeguata sull’argomento Basilea 2 (il 46% delle imprese coinvolte), esiste ancora una buona parte (il rimanente 54% dei rispondenti) che ritiene di avere conoscenze scarse o approssimative. Il 61% degli intervistati vede in Basilea 2 una minaccia per la propria azienda ai fini dell’accesso al credito mentre il 62% ritiene che l’impatto delle nuove normative sarà negativo su molte Pmi. Bocciate, in base al sondaggio, sono anche le banche che darebbero alle aziende clienti informazioni scarse (per il 30% degli intervistati) o decisamente insufficienti (55% delle risposte). Il 59% dei partecipanti vede nel bilancio uno strumento di comunicazione poco attendibile e piuttosto carente (63% delle risposte). In particolare, il bilancio sarebbe inadeguato a fornire informazioni relative all’organizzazione, alla cultura aziendale, alle caratteristiche delle risorse umane e agli aspetti di innovazione. Il 59% pensa che spesso le informazioni contenute nel bilancio possano condurre a valutazioni sbagliate relativamente al valore e alla capacità competitiva di un’impresa; il 36% dichiara di fornire alle banche ulteriori informazioni e il 63% pensa di farlo in futuro. Intanto continua la corsa di molte banche e aziende all’adeguamento a Basilea 2, anche dal punto di vista tecnologico. Secondo il CeTIF, il Centro di tecnologie informatiche e finanziarie dell’Università cattolica di Milano, proprio le tecnologie potranno giocare un ruolo importante. Strategico sarà, per le banche e le imprese, raccogliere e gestire le informazioni in modo sempre più accurato grazie all’ottimizzazione dei propri sistemi informativi. Importante sarà anche, per le aziende, rafforzare le proprie strutture finanziarie. “La finanza d’impresa assumerà un ruolo centrale, spesso decisivo, quando sono in gioco anche le opportunità di crescita esterne”, prevede Reiner Masera, Presidente dell’Istituto Sanpaolo Imi. “Questa situazione determinerà una maggiore importanza delle funzioni finanziarie all’interno delle aziende e una maggiore attenzione alla programmazione delle risorse e dei processi di sviluppo. Si delinea, quindi, un passaggio fondamentale per le imprese: la funzione finanza diverrà tanto importante quanto quella commerciale, organizzativa, tecnologica”. LA PAROLA AI DISTRIBUTORI Ma a fronte di Basilea 2, come si stanno comportando i player della distribuzione Ict? Come si sono attrezzati per far fronte in modo adeguato al rapporto con le banche? Nessun problema per il distributore numero uno in terra italiaca, come spiega Valerio Casari, Chief Financial Officer Esprinet: “La nostra è una società quotata in Borsa con procedure di reportistica e controllo interno coerenti con questa qualifica”, afferma il manager. “In questo senso l’avvento di Basilea 2 non ha comportato alcuna necessità di adeguamento rispetto allo status quo”. Anche per Ingram Micro, Digits ed Executive, le altre realtà che hanno espresso il proprio punto di vista sull’argomento, emerge che Basilea 2 non costituisce un problema e che da diverso tempo tutti quanti si sono attrezzati alle esigenze imposte dalle nuove normative: rafforzare la struttura finanziaria e introdurre sistemi gestionali adeguati sono stati i principali provvedimenti presi. “Già l’anno scorso era evidente che, in seguito a Basilea 2, il ‘fattore finanza’ sarebbe stato fondamentale nel processo di crescita di ogni impresa”, dice Alexandre Child, Chief Financial Officer di Ingram Micro. “Noi per primi, come Ingram Micro Italia, abbiamo radicalmente cambiato l’organizzazione Finance, inserendo persone con consolidata esperienza nell’ambito finanziario e creando una struttura che vede finanza e controllo di gestione molto più rinforzate rispetto ad un anno fa. Ed è proprio nell’ambito del controllo di gestione che, di concerto con la Direzione Finanziaria Europea di Ingram, sono stati sviluppati strumenti di analisi economico finanziaria che consentono una costante ‘autodiagnosi’ all’interno e di conseguenza la possibilità di presentarci alle istituzioni creditizie con una credibilità supportata da cifre ‘certificate’ da processi e analisi che si stanno via via consolidando. Per quanto riguarda l’impatto sul lato rivenditori, continua invece la nostra attività di consulenza su Basilea 2 nell’ambito dell’attività volta a sviluppare i servizi finanziari, in particolare alle Pmi. Non si tratta di una consulenza ‘strutturata’, dal momento che non abbiamo al nostro interno la possibilità di coprire le esigenze di migliaia di clienti, ma molti sono i rivenditori che ci chiedono un parere e a volte un’assistenza anche più concreta nel percorso della loro preparazione a Basilea 2”. “Sul versante organizzativo e tecnologico Digits ha adottato da tempo un sistema gestionale che permette la pianificazione, il controllo e l’analisi costante delle attività finanziarie dell’azienda, utili indicatori per un’attenta valutazione dell’andamento della società, un contenimento dei costi e lo sviluppo del proprio business”, precisa Enzo Cutrignelli, Amministratore Unico di Digits. “Il rafforzamento della propria struttura e l’immagine consolidata consente a Digits di affrontare serenamente la classificazione da parte degli istituti bancari in termini di rating”. “L’impatto sull’attività delle aziende degli accordi bancari Basilea 2 si tradurranno essenzialmente nell’applicazione di criteri di selezione più rigorosi e standardizzati nell’erogazione del credito bancario alle imprese di medie e grandi dimensioni”, dichiara Rita Pinchetti, Amministratore Delegato per la Finanza di Executive. “Questa previsione ha portato ormai già da un paio d’anni all’introduzione di strumenti di rating finanziario nella gestione dei rapporti banca-impresa. Per Executive, abbiamo fin dall’inizio considerato l’evento come uno stimolo per una ancor migliore comunicazione dei dati economico-finanziari nel confronto aperto con i parametri di riferimento dei terzi. In questo contesto la gestione delle relazioni con il mondo finanziario ha fatto emergere diversi fattori di carattere anche generale che possono essere sottoposti all’attenta valutazione del nostro mercato. Innanzitutto la selettività nell’erogazione del credito porta sensibili vantaggi alle imprese virtuose soprattutto in termini di costo dei finanziamenti, con la conseguente ricaduta di effetti positivi sulla competitività nel mercato. Ed è questa un’opportunità che per Executive può essere trasformata in leva favorevole da condividere con la propria clientela. Executive, attenta a quanto avviene non solo nel proprio specifico mercato, ha mutuato dall’utilizzo degli strumenti di rating bancario l’impostazione di un sistema interno di gestione del profilo finanziario dei dealer che, unitamente alle puntuali analisi di Crm, consente di proporre a ogni singolo cliente le migliori condizioni economiche e finanziarie per una crescita equilibrata e costante della relazione commerciale. L’argomento è stato discusso diverse volte con la clientela, spesso intimorita dai messaggi allarmistici diffusi dalla stampa o anche dalle distorsioni strumentali degli operatori finanziari. Nella realtà la normativa non avrà impatti significativi sulle aziende di piccole dimensioni, i cui rapporti con gli Istituti di credito continueranno a essere basati sulla gestione personale della relazione e sulla garanzia del singolo imprenditore, in assenza di parametri di riferimento e di rischio specifici. Questo non toglie che anche per la piccola impresa una comunicazione più completa e trasparente dei dati e dei fatti aziendali non possa portare che benefici ed elevare il grado di apprezzamento e affidabilità dei terzi fornitori tanto di credito quanto di merci. Contrariamente a quanto potrebbe apparire in superficie, potrebbe verificarsi la situazione per cui le imprese di piccole dimensioni entreranno nel portafoglio degli istituti bancari a copertura dei rischi rappresentati dalle grandi aziende fortemente indebitate. Infine, un’ultima valutazione, che ci dispiace dover fare: l’appartenenza al mercato Ict, in questo momento, risulta essere un fattore negativo del punteggio di rating comunemente applicato dagli operatori finanziari. Il nostro mercato è considerato più a rischio della media delle aziende, mentre sarebbe tempo che, terminate le bufere e le bolle ben conosciute, si facesse parte del motore di innovazione tanto agognato su cui investire per il futuro di questo Paese”.

Autore: ITespresso
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