Twitter apre alla censura locale

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Twitter promette che non censurerà mai mobilitazioni e rivolte, ma potrà bloccare Tweet scelti in un singolo paese

La “censura selettiva” è il nuovo pericolo che corrono i cittadini digitali sul micro-blogging da 140 caratteri. Fra i siti che maggiormenti hanno favorito la “Primavera Araba”, Twitter promette che non censurerà mai mobilitazioni e rivolte, ma ciò non di meno apre, con ampie concessioni, alla “censura locale” o censura selettiva. Twitter potrà bloccare Tweet scelti in un singolo paese, su richiesta di rimozioni.

Twitter ha introdotto una opzione di gestione per consentire all’azienda di bloccare i contenuti da utenti in specifici paesi. Il micro-blogging sarà adesso in grado di censurare il servizio bannando i contenuti in singoli paesi, sulla base di legislazioni locali o richieste governative.

Il blocking tool è però destinato a paesi come la Germania che, in tema di nazismo, ha una legislazione tuttora rigidissima. Finora Twitter era obbligato a rispondere ai limiti normativi di alcuni paesi, rimuovendo i contenuti a livello globale.

Twitter ha detto che prima notificherà le modifiche agli utenti e fornirà segnali di avvertimento (alert) quando i contenuti vengono bloccati o censurati. La trasparenza sarà salva: “Questo Tweet dell’utente @Username è stato bloccato in: nome del Paese. Per saperne di più link“. Chilling Effects farà da guardia fornendo log di tutti i contenuti bloccati sul servizio.

Twitter spiega con un post questo cambio di filosofia con il fatto che Twitter sta facendo il suo ingresso in mercati con una diversa prospettiva e normativa sul diritto di libera espressione. Una censura preventiva – anzi no, “selettiva“- , visto che Twitter ha aperto nelle seguenti lingue: Arabo, Farsi, Ebraico e Urdu? Vedremo come reagiranno le associazioni umanitarie e i gruppi per la libertà d’espressione. In passato Twitter ha aiutato a bypassare la censura in Egitto, Tunisia, Cina ed Iran.

Twitter bloccherà utenti in un solo paese
Twitter bloccherà singoli utenti in un solo paese
Autore: ITespresso
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