Un Disegno di Legge censurerà i videogame in Italia?

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Il Ddl 3014 finisce all’esame della Commissione Cultura della Camera: promette che non ci saranno mai più casi Rule of Rose o il censurato Manhunt 2. Ma le perplessità non mancano

La Commissione Cultura della Camera ha una nuova patata bollente, dopo la recente vicenda delle immagine degradate .

Questa volta si tratta del Disegno di Legge 3014 che si rivolge ai piccoli videogiocatori: i videogamer in erba a cui non dovranno più capitare sulla console giochi come Rule of Rose o il censurato Manhunt 2. Il progetto di legge 3014 (“Norme a tutela dei minori nella visione di film e di videogiochi“) è presentato al Parlamento su iniziativa del Ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, di concerto con i ministri Gentiloni, Ferrero, Bindi, Melandri, Mastella e Padoa Schioppa.

Sui Videogiochi violenti, il Pegi ha lanciato anche una campagna informativa per insegnare ai genitori a scegliere.

La campagna informativa si chiama “Videogiochi? Vai sul sicuro, scegli il Pegi!” ed è organizzata da Aesvi. Ma al legislatore non basta. Ecco allora il

Disegno di Legge 3014, all’esame della Commissione Cultura della Camera.

L’Italia ha scelto la via (impervia) del Disegno di Legge. La proposta, secondo molti osservatori, parte da buone intenzioni (tutelare i minori),

ma inciamperebbe su varie “insidie per i consumatori adulti“. Il Disegno di Legge richiede una più rigida classificazione, tuttavia apre le porte a un procedimento farraginoso e complesso.

Ecco in cosa consiste il Ddl“Norme a tutela dei minori nella visione di film e di videogiochi”: richiede una classificazione e approvazione dei videogiochi; delega al PEGI l’attività di classificazione; obbliga i produttori di comunicare al Comitato di vigilanza la classificazione stabilita dal PEGI; obbliga il deposito contestuale di una copia dell’opera, almeno 30 giorni prima della diffusione del videogioco; il Comitato, entro 10 giorni, valuterà la conformità della classificazione; in caso di incoerenza, il videogioco verrà rispedito al PEGI per una successiva riclassificazione; inoltre vengono introdotte sanzioni pecuniarie (da 1.000 a 5.000 euro) per i rivenditori che vendano o noleggino a minori videogiochi con classificazione 18+.

Anche la Ue ha chiesto una autoregolamentazione sui videogiochi, per evitare lo scandalo dei casi di titoli videoludici come Rule of Rose o Manhunt 2.

Il commissario ai Media della Ue nei mesi scorsi ha sottolineato l’esistenza di un sistema di auto-regolamentazione, o meglio di classificazione precisa, il PEGI, adottato dall’industria dei videogiochi europea sin dal 2003

Il Ddl è però macchinoso e rischia di promuovere l’importazione parallela online, creando malumori fra i commercianti. Inoltre non si sa chi dovrà apporrre i bollini finali sul videogame; un videogioco bloccato dovrà essere riclassificato; non si sa chi dovrà far parte del Comitato di vigilanza composto da ventisette persone, oltre le figure istituzionali nominate dai vari Ministri; eccetera.

In un mercato in cui escono 2000 titoli all’anno, il lavoro per il Comitato Media e Minori si preannuncia titanico, e per i titoli bloccati non sarà difficile prevedere contestazioni e proteste dei videogiocatori maggiorenni.

Contro il Disegno di Legge 3014, ma non contro le sanzioni pecuniarie, proprio in queste ore è partita una raccolta firme: il network Multiplayer.it promuove la petizione contro la “censura dei videogame“.

Autore: ITespresso
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