Un grande assente all’Hackmeeting italiano

Sicurezza

Si tratta di un’assenza importante da parte di una figura che da sempre
rappresenta il punto di riferimento dei nuovi hacker

È stato uno dei primi hacker italiani ed è balzato alle cronache per il processo seguito alla violazione del sito di Banca d’Italia. Attualmente gestisce la “@ Mediaservice.net”, una società che si occupa di testare la sicurezza dei sistemi informatici e dal 2000 collabora con il Transcrime, il centro interdipartimentale di ricerca sulla criminalità transnazionale presso l’università di Trento. E’ stato Raoul Chiesa a gettare le basi del movimento oggi conosciuto come ethical hacking, che identifica la figura dell’hacker buono che non crea danni, ma si muove per il gusto della sperimentazione innocua. Raoul ha giustificato la sua scelta attraverso un articolo apparso su ‘La Stampa’. In particolare Raoul ha precisato che l’evento italiano, a differenza di molti altri che si svolgono prevalentemente all’estero, è troppo politicizzato. Il succo del discorso è concentrato nella parte iniziale dell’articolo scritto da Raoul dove dichiara: “hackmeeting dovrebbe significare ‘incontro di hacking’, quindi un incontro, tra hackers, in un determinato spazio e luogo. Incontrare un hacker, per me, significa incontrare un mio simile, una persona con i miei interessi, in un ambiente neutrale ed adatto dove si parla prevalentemente di hacking. In Italia tutto ciò non avviene. L’hackmeeting nostrano è divenuto, nel corso degli anni, un evento politico, nel quale si parla di politica e dove si fa politica. Che la stessa sia di destra o di sinistra non è rilevante, ma è un evento politico.

Autore: ITespresso
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