Una nuova legge per finirla con il dominio Microsoft

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La Cina, dopo anni di sforzi per sganciarsi dal monopolio di Microsoft,
vuoi con tentativi di sviluppare un proprio sistema operativo, vuoi con
gli appelli patriottistici ai consumatori, ci proverà con una legge.

Come riporta The Financial Express, fonti governative avrebbero annunciato l’imminenza (quest’estate) di una nuova legge che comporterà che una certa percentuale di software utilizzato dalle pubbliche amministrazioni venga prodotto in Cina. Questione non indifferente in un paese in cui le pubbliche amministrazioni rappresentano il 25% del mercato del software, che vale 30 miliardi di dollari. Non è ancora stata quantificata la percentuale in questione (potrebbe arrivare addirittura al 70%), ma in ogni caso sarà Linux a beneficiarne. «Se la legge passerà, Linux conquisterà una fetta di mercato» ha commentato Fang Xingdong, presidente di China Laboratory, società indipendente di consulenza informatica. «E, naturalmente, a discapito di Microsoft.» Microsoft non avrebbe rilasciato commenti. È comunque sicuro che il colosso abbia fatto la corte alla Cina. Lo scorso novembre, Steve Ballmer ha firmato un contratto con il Ministero dell’Istruzione per un finanziamento da 10 milioni di dollari per promuovere l’uso dei computer nelle scuole. Per la Cina si tratta di un modo per sgombrare il campo a favore delle proprie compagnie software. «Se un particolare software ha il monopolio per un lungo periodo, lo sviluppo dell’industria del software subisce un danno» ha affermato Li Wuqiang, del Ministero della Scienza e della Tecnologia. Per quanto riguarda Linux, le ragioni della preferenza accordatagli dalla Cina sono molteplici. Per cominciare la sicurezza: un sistema proprietario, al contrario dell’open source, dicono i funzionari, può contenere back door nascoste che consentirebbero accessi non autorizzati ai sistemi. Poi la ragione economica: Linux è sostanzialmente gratuito, quando invece Windows è considerato eccessivamente costoso. «Ritengo che l’epoca degli esorbitanti profitti per il software debba finire» ha affermato Li, responsabile delle nuove tecnologie per il Ministero della Scienza. «I servizi software di base dovrebbero essere alla portata di tutti come l’acqua il gas e l’elettricità». La ragione principale, comunque, ribadita dai funzionari e dai media, sarebbe nazionalistica. «Un sistema operativo determina il destino dell’industria IT di un paese» ha detto Lu Shouqun, ex funzionario del governo che ora si occupa di consulenza per diverse software house. È risaputo che l’obbiettivo della Cina è sviluppare un’industria del software che possa competere sul mercato internazionale e Linux viene considerata la chiave di tale obbiettivo. Nel corso degli anni, la Cina ha procurato di garantire a quasi ogni compagnia di lavorare con un prodotto Linux. Secondo Fang, entro il 2005, il Ministero della Scienza e della Tecnologia e il Ministero dell’Industria dell’Informazione investiranno rispettivamente 60 milioni e 12 milioni di dollari in software di tutti i tipi.

Autore: ITespresso
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