Un’indagine di Opinion Research Corporation per conto di RSA Security: i "ladri di identità" fanno paura quasi quanto i terroristi

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L’ansia nei confronti delle minacce alla sicurezza delle informazioni personali è seconda solo alla paura che possa ripetersi un attacco come quello alle Torri Gemelle e precede i timori legati alla guerra in Iraq.

La paura che, nel mondo online e nella vita di tutti i giorni, qualcuno possa “rubarci l’identità” e usarla per scopi illeciti è seconda solo a quella che un attacco terroristico come quello al World Trade Center possa ripetersi. Lo rivela un’indagine commissionata da RSA Security, uno dei principali fornitori mondiali di tecnologia per la sicurezza dei dati e delle informazioni. L’inchiesta – realizzata negli USA tra fine marzo e inizio aprile 2003 – ha inoltre dimostrato che, pur crescendo la consapevolezza nei confronti delle minacce alla sicurezza, tuttavia oltre il 40% dei consumatori non ha ancora implementato nessuna delle più comuni forme di protezione. L’indagine, condotta da Opinion Research Corporation per conto di RSA Security su un campione di circa 1000 consumatori americani, aveva lo scopo di determinare i cambiamenti nelle percezioni e nei comportamenti dei consumatori in seguito alle più recenti minacce alla sicurezza (come gli attentati terroristici e gli attacchi di hacker durante i giorni della guerra in Iraq). Al campione è stata posta una serie di domande relative all’impatto delle principali problematiche di sicurezza sulle proprie abitudini di acquisto e di vita. Alla domanda su quale sia la principale paura in termini di sicurezza, il 46% ha risposto l’attacco alle Torri Gemelle e il 22% il furto di identità personali. La guerra in Iraq e i virus informatici sono stati indicati rispettivamente dal 19% e dal 6% degli intervistati. Alla domanda relativa a quali misure di sicurezza siano state adottate negli ultimi sei mesi, oltre il 40% degli intervistati ha risposto “nessuna”. Fra coloro che hanno invece implementato misure di sicurezza, il 39% ha installato un software antivirus, il 23% ha condotto una verifica delle policy di sicurezza delle proprie banche, il 21% ha cambiato il luogo dove archiviava le informazioni personali, il 19% ha compiuto una verifica delle policy di sicurezza del proprio Internet Service Provider e il 17% ha installato o aggiornato i sistemi di sicurezza della propria abitazione (gli intervistati avevano la possibilità di fornire risposte multiple). Dalla ricerca è inoltre emerso che, nonostante il furto di identità sia stato indicato come uno dei problemi più sentiti, circa il 42% degli intervistati ha dichiarato di non aver modificato le proprie abitudini di acquisto. Fra coloro che invece hanno introdotto delle modifiche nel loro comportamento come risultato di un aumento delle preoccupazioni in materia di sicurezza in generale, il 35% dichiara di essere più cauto nel fornire dati personali via Internet, il 27% ha ridotto i viaggi in aereo, il 19% non usa più la carta di credito per gli acquisti online e il 18% ha ridotto gli acquisti via Internet. Gli intervistati hanno anche fornito una graduatoria di quelli che considerano come i dati personali più sensibili. Ai primi posti, il Social Security Number (il codice identificativo per la previdenza sociale negli Stati Uniti) e il numero di carta di credito e di conto corrente, seguiti dal numero del cellulare e del telefono di casa e dall’indirizzo email. Relativamente alla sola sicurezza informatica, gli intervistati hanno indicato i virus informatici e il furto di identità come gli attacchi più temuti (il 29% li ha indicati entrambi), seguiti dagli attacchi denial-of-service (15%) e dal cyberterrorismo (11%). “Da questa indagine emerge chiaramente che il furto di identità è particolarmente sentito fra i consumatori. Pertanto, riteniamo che sia responsabilità di tutti garantire la protezione da questa minaccia», ha commentato John Worrall, responsabile marketing mondiale di RSA Security. “Se, da un lato i consumatori hanno il dovere fare tutto quanto in loro potere per proteggere la loro identità, dall’altro le organizzazioni che archiviano e gestiscono le informazioni sensibili sui consumatori devono fare tutto il possibile per proteggerle”.

Autore: ITespresso
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