Universal Music Group affronta la crisi del mercato musicale

NetworkProvider e servizi Internet

Una scelta contestata: ridurre i prezzi dei CD.

La più grande etichetta discografica del mondo ha annunciato, mercoledì scorso, che ridurrà drasticamente i prezzi dei CD nel tentativo di rianimare le stagnanti vendite di musica, diminuite globalmente del 31% negli ultimi tre anni La compagnia ha dichiarato che abbasserà i prezzi di vendita consigliati dei propri CD tra i 6 e i 12,98 dollari. Si augura che i rivenditori accolgano il suo suggerimento portando il prezzo di un CD intorno ai 10 dollari o meno. L’abbassamento dei prezzi dovrebbe avere effetto a partire dal 1 ottobre. «Ci aspettiamo che questa decisione rinvigorisca il mercato della musica nell’America del nord» spiega Doug Morris, presidente e CEO di UMG. Non è chiaro come i rivenditori e le altre compagnie discografiche possano rispondere a questa iniziativa, in un momento in cui le vendite di musica stanno aumentando su internet, grazie a iniziative come quella di Apple che vende i brani a 99 centesimi l’uno. Attualmente, il prezzo di UMG per un intero album su CD è di 12,02 dollari, con un prezzo di vendita suggerito di 18,98 dollari. Con il ribasso previsto, il prezzo di fabbricazione diverrebbe pari a 9,09 dollari. Secondo Josh Bernoff, analista di Forrester Research, la decisione di tagliare i prezzi sottolinea quanto malamente sia stata colpita l’industria discografica. «È molto significativo» commenta. «Equivale a confessare ci rinunciamo». I profitti provenienti dalle vendite di album sono scesi dai 14,6 miliardi di dollari nel 1999 ai 12,6 miliardi nel 2002, secondo i dati della Recording Industry Association of America, che rappresenta le più importanti compagnie discografiche. La RIAA attribuisce il crollo delle vendite ai fenomeni di swapping attraverso le reti peer-to-peer. Ma alcuni critici sostengono invece che le compagnie discografiche abbiano ignorato, per più di dieci anni, l’effetto dei prezzi elevatissimi dei CD, affermando anche che la qualità artistica della musica si è deteriorata. In uno studio condotto quest’anno da Odyssey, il 53% dei consumatori statunitensi dai sedici anni in su ha dichiarato di non acquistare più né cassette né CD perché divenuti troppo cari.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore