Utenti P2p uno, Peppermint zero

Autorità e normativeSorveglianza

Peer to peer vs. Privacy: il tribunale respinge i ricorsi della casa
discografica contro Telecom e Wind per ottenere i nomi degli utenti, accusati di
file sharing illegale

Il caso Peppermint riceve un primo chiaro stop in tribunale a Roma. I giudici della Capitale bloccano le richieste dell’industria discografica tedesca che, ottenuti gli indirizzi Ip degli utenti accusati di violazione di copyright, voleva risalire ai nomi. Peppermint ha torto: il tribunale a Roma blocca le richieste della Peppermint di conoscere nomi e cognomi degli utenti del peer to peer. I ricorsi di Peppermint contro Telecom e Wind per conoscere i nominativi sono rigettati. Riferisce Adiconsum: “I giudici non hanno ritenuto fondate le istanze volte ad ottenere gli indirizzi fisici dei consumatori italiani che da tempo sono stati sottoposti ad una sorta di ?spionaggio telematico ? da parte della Società Logistep, associata alle ricorrenti”. L’associazione consumatori aggiunge in una nota: “Finalmente, grazie alle pressioni di Adiconsum, nonché agli interventi anche recenti del Garante della Privacy, si prospetta una maggior tutela per i consumatori italiani“.

Quasi 4000 utenti nelle scorse setrtimane hanno ricevuto raccomandate che intimavano loro di pagare un risarcimento simbolico per non finire sotto accusa da Peppermint per scambio illecito di file nel P2p e violazione del diritto d’autore. Ma i ricorsi presentati da Peppermint e Techland vengono respinti: si chiude a favore dei consumatori il primo capitolo in un caso che ha sollevato dubbi e perplessità anche sotto il profilo della privacy. Anche Adiconsum, oltre al Garante della Privacy , è scesa in campo contro Wind e a favore degli utenti accusati dalla casa discografica tedesca insieme all’elvetica Logistep.Logistep avrebbe utilizzato una forma di spionaggio telematico per risalire dagli Ip ai nomi degli utenti. Con lo stop ai ricorsi delle due ordinanze dei magistrati Paolo Costa e Antonella Izzo del Tribunale di Roma, cade nel vuoto la possibilità di farsi consegnare i nomi di utenti italiani dei sistemi di file sharing.

Autore: ITespresso
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