Le vacanze online di Booking ed Expedia nel mirino dell’Antitrust

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Le vacanze online di Booking ed Expedia nel mirino dell'Antitrust
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L’Antitrust ha acceso i fari sulle clausole previste da Booking ed Expedia che “vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altri canali online. L’Antitrust ha sanzionato tre società di banche dati per pratiche commerciali scorrette a danno di micro imprese

Un’istruttoria è stata aperta dall’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (Agcm) “per verificare se le agenzie turistiche online, Booking ed Expedia, limitino, attraverso gli accordi con le strutture alberghiere, la concorrenza sul prezzo e sulle condizioni di prenotazione tra i diversi canali di vendita, ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare sul mercato offerte più convenienti”. Le vacanze online di Booking ed Expedia sono nel mirino dell’Antitrust, che ha aperto un’indagine in seguito alla segnalazione di Federalberghi, del gruppo Antitrust del Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di finanza e Aica.

Sotto la lente sono finite le clausole previste da Booking ed Expedia che metterebbero paletti alle strutture ricettive: “Oggetto di analisi dell’Antitrust le clausole previste da Booking ed Expedia che vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altre agenzie di prenotazione online, e in generale, tramite qualsiasi altro canale di prenotazione (siti web degli alberghi compresi)“, spiega un comunicato dell’authority.

Le vacanze online di Booking ed Expedia nel mirino dell'Antitrust
Le vacanze online di Booking ed Expedia nel mirino dell’Antitrust

Infine l’Antitrust ha sanzionato tre società di banche dati per pratiche commerciali scorrette a danno di micro imprese. Sono state sanzionate le società Dad e Cbr (rispettivamente 500mila e 50mila euro) e la società Kuadra (100mila euro). “Sanzioni di oltre 600mila euro a tre aziende che utilizzavano i dati aziendali delle microimprese italiane e, tramite l’invio di bollettini di pagamento precompilati o l’iscrizione in database telematici funzionali all’invio di comunicazioni commerciali, determinavano la sottoscrizione inconsapevole di un abbonamento ad un servizio di annunci pubblicitari a pagamento. Le ha decise l’Antitrust al termine di due distinti procedimenti in materia di pratiche commerciali scorrette” precisa una nota.

DAD è accusata di aver inserito sul proprio database onlineRegistro Italiano in Internet” i dati aziendali delle imprese italiane, incluse le microimprese, in maniera unilaterale e non richiesta; in seguito ha inviato alle imprese “una proposta di abbonamento ad un servizio di annunci pubblicitari a pagamento, con modalità in grado di condizionare indebitamente le scelte economiche delle imprese stesse. Una volta compilato e re-inviato il modulo ricevuto, le aziende subiscono una lunga catena di solleciti di pagamento, dai toni via via più pressanti e ultimativi. Tra l’altro, la fattura di pagamento relativa alla prima annualità dell’abbonamento viene inviata da DAD solo quando è trascorso il periodo concesso alle microimprese per esercitare il diritto di recesso. Nella seconda fase si attiva invece la società CBR che provvede a formulare per conto di DAD proposte transattive cd. “a saldo e a stralcio”, con toni perentori e minacciosi. Le cifre richieste aumentano di sollecito in sollecito, intensificando così la pressione sulle microimprese interessate“.

La pratica commerciale messa in atto dalla società Kuadra (sanzionata con 100mila euro), pur basandosi su un simile meccanismo di raccolta dei dati aziendali delle microimprese al fine di sollecitare un abbonamento ai propri servizi, si è orientata alle imprese di nuova costituzione.

Autore: ITespresso
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