Varato il Decreto Romani, ma senza obblighi per i blog

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Il Consiglio dei ministri ha dato disco verde in via definitiva al decreto legislativo sui media televisivi. Non passa l’equiparazione dei video online alla Tv tradizionale. Non mancano però i punti non chiariti: AgCom è sceriffo del Web?

Il contestato Decreto Romani passa con l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri. Il Decreto Romani, rivisto e corretto dopo le vivaci proteste, riduce l’affollamento pubblicitario sulle televisioni a pagamento (Sky), ma non equipara i video online alla Tv tradizionale (per siti e blog).

Contro la precedente versione del Decreto Romani si erano scagliati il Presidente dell’ AgCom (Corrado Calabrò), la Ue e Google .

Il ministero dello Sviluppo sottolinea che il regime dell’autorizzazione generale per i servizi a richiesta (differenti dalla televisione tradizionale, con palinsesto predefinito)“non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività”.

Infine, spiega la nota: “Sono stati reintrodotti gli obblighi di programmazione per tutti gli operatori (compresa la pay-tv), nonché le quote di programmazione e di investimento previsti per la Rai e l’accorciamento dei tempi per l’emanazione del regolamento nel cui ambito dovranno essere fissate le sottoquote in favore della cinematografia nazionale, non solo per quanto attiene agli obblighi di investimento, ma anche di programmazione”. Sono tramontate le ipotesi di responsabilità dei provider e di “censura preventiva”.

La disciplina prevista dalla direttiva esclude esplicitamente “i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, i giochi online“.

Secondo però la blogosfera più intransigente, dopo gli ultimi ritocchini, la partita rimane ancora aperta, anche se la “censura del Web” sembra scongiurata. Soprattutto alla luce della sentenza italiana su Google Video . Sul blog su Repubblica.it Vittorio Zambardino afferma di non cantare vittoria: primo, perché tutta la vicenda del Decreto Romani è stata “inquietante”; secondo perché non si legge l’esclusione delle “piattaforme di distribuzione” per chi vuole aprire un canale su YouTube.

Infine sembra che sia rimasta l’impostazione dell’AgCom nel ruolo sceriffo del Web , per far rispettare il diritto d’autore online.

Il Decreto insomma andrà letto e ben interpretato, per capirne ogni sfumatura.

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