Velocità, tasse, hot spot…Come dire di no all’Austria

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Gerlinde Gahleitner, direttore Italia di ABA – Invest in Austria, spiega le novità messe in atto dal governo austriaco per attrarre le imprese straniere. L’Italia è il secondo investitore. Dal 2018 la costituzione di società a socio unico solo online

In Italia opera da 35 anni, facente capo al Ministero Federale dell’Economia e con il compito di fornire ai potenziali investitori consulenza, informazioni a titolo gratuito e sostegno alle imprese interessate nella scelta della sede, nelle questioni di natura fiscale, diritto del lavoro, ricerca dei partner di collaborazione e contatti con gli enti pubblici. Si sta parlando di ABA – Invest in Austria, una realtà che dal 1982 ha già ‘aiutato’ 356 imprese italiane a insediarsi in territorio austriaco, per un investimento aggregato di 515 milioni di euro, generando 3.272 posti di lavoro.

Gerlinde Gahleitner, direttore Italia di ABA – Invest in Austria, ha sottolineato come nel 2016 siano state 95 le imprese italiane che si sono insediate in territorio austriaco, con un investimento bilanciato ed export tra i due paesi che non fa respirare aria di concorrenza. “Quest’anno la crescita del Pil è prevista intorno al 2,8%, sono diminuite la percentuale di disoccupazione che sarà al 5%, le spese in ricerca e sviluppo sono oltre il 3%, quando la comunità europea vuole raggiungere l’obiettivo del 3% entro il 2020”, sostiene.

Gerlinde Gahleitner, direttore Italia di ABA - Invest in Austria
Gerlinde Gahleitner, direttore Italia di ABA – Invest in Austria

Il direttore spiega come il governo austriaco volesse la costituzione di un’agenzia che si occupasse degli insediamenti internazionali. “Nel 1995, l’Austria entra nella Comunità Europa e, pian piano, diventa forte come hub, specie verso l’est. Con  la Slovenia, la Croazia abbiamo ottimi rapporti ma l’investitore più importante è la Germania, verso la quale vogliono arrivare le imprese dell’est Europa, ma l’Italia è il secondo più importante investitore. Nel 2000 il governo austriaco ha messo in campo una riforma della tassazione: l’Ires austriaca è diminuita dal 34 al 25% e, dal 1 gennaio 2018, sarà possibile costituire una società simile a una Srl, ma a socio unico, solo online. Questo significa più velocità e costi inferiori”.

Aba e l’Austria in generale, non vogliono sradicare le aziende dal loro territorio d’origine, Gahleitner precisa che non si tratta di delocalizzazione, ma porta alla ribalta quello che ‘di buono’ uno stato fa per attrarre investimenti. Quindi spazio alla digitalizzazione, alla consulenza rapida, al primo contatto con la lingua madre degli imprenditori e, talvolta, qualche richiesta bizzarra o qualche aneddoto inaspettato.

Austria, centro di ricerca
Austria, centro di ricerca

Chiedendo al direttore se ricorda un episodio bizzarro, Gahleitner sorride e ricorda il caso di un imprenditore che chiese ad ABA di realizzargli un business plan, oppure, desta stupore, ma non più di tanto, che la Cina stia sbarcando in terra austriaca, iniziando l’insediamento solo tre anni fa, comprando insediamenti, così come anche la Russia. “Dal 2010 l’Austria ha puntato sull’innovazione prendendosi l’impegno di diventare innovation leader e, il governo, ha puntato molto sull’innovazione attraverso fondi e incentivi per ricerca e sviluppo che sono un mix tra contributi a fondo perduto e credito agevolato. Allo stesso tempo, il governo sta puntando molto sul mondo delle startup, per diventare una sorta di incubatore, in particolare, il ministro dell’economia si è occupato di questo aspetto facendo nascere iniziative”.

Aba nasce come consulente “forniamo i dati di mercato, informazioni in italiano e in parte gratuiti, molti contatti e informazioni su incentivi, facciamo da tramite tra l’imprenditore e le persone di riferimento, aiutiamo sulla ricerca della location, sulla ricerca del personale, diamo informazioni e cerchiamo di risolvere i problemi amministrativi. In Italia lavoriamo con l’ambasciata, con le camere di commercio e con Confindustria”.

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