Veritas, dallo storage all’utility computing

Management

Veritas Software è una delle poche aziendeche hanno continuato a crescere e a generare profitti anche durante la recessione economica.

Sempre attenta al mercato e al rapporto tra Information technology e business, Veritas Software ha presentato tre ricerche realizzate dalla società Dynamic Markets, volte ad analizzare la validità delle strategie di utility computing, come i manager It italiani non siano ancora in grado di prevedere il degrado delle prestazioni dei sistemi e come un numero sempre maggiore di aziende italiane applichino il chargeback dipartimentale per distribuire i costi legati all’Information Technology.

Utility computing Il modello dell’utility computing è centrale per le strategie di Veritas. Marco Riboldi, country manager Italia e Iberia della società sostiene che “il software è il motore del processo che porta all’utility computing, quindi all’automazione della gestione e ottimizzazione di storage area network, di applicazioni e della potenza di calcolo. Software che deve essere in grado di lavorare con componenti hardware di diversi fornitori e con diverse piattaforme, proprio come fanno le nostre soluzioni”. La ricerca condotta da Dynamic Markets ha messo in luce come un numero sempre maggiore di imprese italiane impieghi al suo interno accordi di Service level agreement (Sla), che mettono in relazione le attività dei dipartimenti It con quelle delle diverse linee di business, che concorrono al successo dell’azienda. Oltre la metà delle imprese italiane, il 53%, ha già introdotto azioni basate su Sla con l’obiettivo di ridurre i costi e migliorare l’efficienza del rapporto tra il sistema informativo e le effettive esigenze di business. Nel 37% dei casi gli Sla fanno riferimento ai livelli di disponibilità del sistema, nel 21% alle prestazioni in termini di elaborazione e solo nel 3% coinvolgono anche la previsione dei rischi e dei tempi necessari a risolvere eventuali problemi di malfunzionamento. Questo modello basato su Sla ha benefici non solo in termini di costi, ma anche dal punto di vista di un maggiore coinvolgimento dei responsabili di tutte le divisioni dell’impresa nei confronti dei sistemi informativi. La maggiore trasparenza derivante da questa tipologia di organizzazione permette ai singoli manager di mettere a fuoco tutti i vantaggi, reali e possibili, che l’Information Technology può portare al loro lavoro, accrescendo quindi il livello di collaborazione con i responsabili del sistema informativo e migliorando, di conseguenza, l’efficienza dei servizi erogati. Questa consapevolezza non è purtroppo ancora sufficientemente diffusa, la ricerca infatti ha rilevato che nel 35% dei casi i responsabili delle diverse linee di business non sono coinvolti nella definizione dei parametri alla base degli Sla. Infine è emerso che vi sono anche alcune aziende che pur avendo implementato il modello dello Sla interno non hanno previsto conseguenze nel caso i termini del contratto non vengano rispettati. Veritas punta decisamente sul modello dell’utility computing. La società ha messo a punto soluzioni capaci di operare con le più diffuse piattaforme (Linux, Windows, Hp-Ux, Aix, Solaris) e collabora con una serie di partner per definire standard sui quali costruire le funzionalità in un contesto di utility computing. In quest’ottica Veritas ha acquistato due società: Precise, nel luglio del 2003 per circa 490 milioni di dollari, e Jareva nel dicembre 2002 per circa 200 milioni di dollari, che hanno messo a punto, rispettivamente, una tecnologia per la gestione delle prestazioni delle applicazioni in un contesto end-to-end, e per l’allocazione delle risorse computazionali.

Autore: ITespresso
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