Verso la ripresa le nuove tendenze dell’ITC

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Il segmento consumer farà da traino al mercato Ict, o meglio della Digital Technology. I notebook saranno vincenti sia in ambito business sia in quello home

Un mercato che è cambiato, che ha visto sempre più la convergenza tra prodotti tradizionalmente classificati come Information & communication technology e componenti provenienti da segmenti attigui, soprattutto dal settore dell’elettronica di consumo, accanto a un mutamento dei modelli di acquisto dei clienti finali, sia rientranti nell’utenza business sia in quella consumer. Questo è il quadro 2005 del mercato Ict registrato da Sirmi: una realtà che, secondo la società di analisi è ormai improprio indicare come Ict, ma è più corretto definire come mercato della Digital Technology, fusione di più ambiti in cui sono compresi ogni tipo di prodotto e tecnologia digitale e qualsiasi servizio correlato, escludendo solo il settore dei media e del broadcasting, anch’esso, però, in convergenza verso uno scenario unico; un mercato in cui alle tradizionali voci It e telecomunicazioni, dunque, sono state affiancate le aree office ed entertainment, che in Italia ha avuto nel 2004 un valore di oltre 67,24 miliardi di euro e che, secondo stime Sirmi, avrebbe superato i 70,39 miliardi entro la fine dell’anno da poco concluso, per arrivare a un valore superiore ai 73,39 miliardi di euro al termine del 2006.

“Ormai diventa sempre più strategico considerare il mercato non solo e non tanto come Ict, ma come Digital Technology”, ribadisce a CRN Enrico Acquati, Direttore Consulenza e Ricerca di Sirmi. “Si tratta di una realtà che comprende tutti i prodotti consumer come macchine fotografiche, videocamere, localizzatori. Nel 2006 si ripeterà l’andamento che ha caratterizzato il 2005. Continuerà a crescere il mercato consumer, in termini di Information technology, prodotti digital device (come macchine fotografiche o lettori Mp3), mentre il mondo business proseguirà con un andamento piatto”. Non si arresterà la vendita dei Pc studiati per gli utenti home, che ha tassi di crescita più elevati rispetto a quella dei Pc professionali. Anche i Pc portatili per utenza consumer proseguiranno nella propria salita. “Stanno crescendo del 15-16% all’anno come valore del venduto”, segnala Acquati. Nell’area delle telecomunicazioni orientata a questo segmento di acquirenti aumenterà la vendita dei prodotti per trasmissioni di fascia bassa. Si tratta di switch Wireless per il collegamento a Internet, di piccoli router con access point Wireless, prodotti sempre più acquistati dagli utenti domestici. Continuerà anche la vendita dei prodotti più tipicamente consumer, quali videogiochi, periferiche multimediali, masterizzatori, WebCam, lettori Mp3. “I tassi di crescita nel 2005 di questi prodotti sono stati superiori al 10%, ci si aspetta che lo saranno anche nell’anno in corso”, afferma Acquati. Anche per Guido Pagnini, It Research Director di Idc Italia, secondo cui nel 2006 il mercato Ict non crescerà in modo superiore al 2005, nell’anno da poco iniziato sarà il consumer a trainare le vendite di alcune componenti hardware molto più del segmento business. “Stiamo andando sempre più verso una convergenza tra entertainment, informatica e telecomunicazioni”, puntualizza Pagnini, concordando con la visione evidenziata da Sirmi. Smartphone, Mp3, videogiochi, media center sono parole sempre più di interesse per il consumer e le catene di vendita focalizzate su questo segmento di mercato che avranno sempre più crescita rispetto ai punti vendita indirizzati all’area business.

“L’It, complessivamente, aumenterà dell’1-2%, non di più”, spiega Pagnini, tracciando un quadro generale del mercato. “Saliranno maggiormente hardware e software, di meno i servizi. In ambito hardware saranno soprattutto i notebook a ottenere successo. Aumenterà la vendita di stampanti multifunzione e di server di fascia bassa. Non ci sarà crescita nel segmento business di fascia alta del mercato in ambito mainframe, enterprise server e in area storage. Proseguirà la diminuzione nella vendita di Pc desktop, che stanno cedendo sempre più posto ai notebook”. Nell’area dei software applicativi la crescita si verificherà soprattutto per linee di nicchia; ci sarà sempre più interesse per il software per la Business Intelligence o legato all’Rfid e per quello relativo alla gestione aziendale. Nell’ambito dei sistemi operativi la crescita sarà allineata con i bassi volumi dell’hardware. Soprattutto, secondo Idc, saranno in calo i servizi, a causa della riduzione degli investimenti delle grandi imprese in attività progettuali. “Il problema in ambito business sta nel trovare servizi innovativi, più che prodotti innovativi”, sostiene Pagnini. “Si tratta di passare da una vendita di prodotti e soluzioni software a un’offerta legata a servizi chiavi in mano, a modi più flessibili di utilizzo di servizi come la gestione e l’uso da remoto di applicazioni”.

Per Ennio Lucarelli, Presidente AITech-Assinform, dopo un 2005 con un mercato It in andamento negativo, anche se in attenuazione rispetto al 2004, il 2006 potrà essere caratterizzato dalla ripresa. “Tra i motivi alla base di questa tendenza – dice Lucarelli – nel segmento hardware, oltre ai processi di aggiornamento tecnologico, di razionalizzazione e consolidamento da parte delle grandi aziende, si devono sottolineare le innovazioni tecnologiche che saranno presto introdotte sul mercato: batterie a combustibile, schermi sottili, dispositivi per l’archiviazione dei dati (storage) a memorizzazione tridimensionale, Pc che supportano sempre più la gestione di contenuti multimediali, stampanti per le immagini da tv digitale terrestre”. “Anche il comparto software – prosegue Lucarelli – è caratterizzato da traiettorie di sviluppo piuttosto positive supportate, in prima battuta, dall’uscita sul mercato di una serie di nuove versioni e nuovi prodotti che interesserà tutti i vari comparti, compresi i sistemi operativi, la cui dinamica è positivamente influenzata anche dal buon andamento delle vendite di Pc. Vincente sarà anche l’andamento del segmento middleware, grazie in particolare alle componenti di sicurezza, network & system management, application server (piattaforme per lo sviluppo) e database. Questo a riprova del crescente bisogno delle aziende di garantire integrazione, sicurezza e performance del proprio patrimonio tecnologico e applicativo. Inoltre, le dinamiche e le pressioni competitive cui sono sottoposte le aziende italiane, unitamente ai grandi temi della globalizzazione e della delocalizzazione produttiva, del crescente bisogno di realizzare partnership, alleanze e acquisizioni e di aumentare l’efficacia e l’orientamento al cliente, sollecitano e rafforzano il bisogno di integrazione dell’azienda estesa (Erp – Crm – Scm), anche attraverso l’uso di innovazioni tecnologiche, come le soluzioni Rfid”. Tra i segmenti business in cui si potranno avere segnali di ripresa, Lucarelli individua alcuni settori economici: le banche, che rappresentano l’utenza più attenta alle tematiche It, che dopo i forti tagli apportati ai budget negli anni precedenti riprendono anche se cautamente a investire; la sanità, sempre più orientata all’uso dell’innovazione a supporto sia del cliente/paziente sia della razionalizzazione dei costi e le aziende del settore telecomunicazioni, oggi molto attente a rispondere con l’It alle importanti sfide di business. “Queste sfide di business per le aziende utenti – precisa il Presidente AITech-Assinform – determinano nei fornitori il bisogno di sviluppare soluzioni verticali, in grado di rispondere alle esigenze di queste tipologie di imprese. Perché queste opportunità possano essere adeguatamente perseguite, conclude Lucarelli – occorre che in Italia venga adottato un concreto piano di politica industriale per l’It, che faccia delle liberalizzazioni nei servizi It, del rilancio del sistema universitario con particolare riguardo allo sviluppo del software e dell’elettronica specialistica, della crescita e dell’internazionalizzazione delle Pmi del settore elementi portanti della nuova crescita dell’informatica italiana”.

“Per le società di piccole e medie dimensioni potranno esserci spazi di investimenti maggiori, ma il momento congiunturale non è favorevole”, dichiara Pagnini. “Le Pmi sono ancora molto arretrate”, fa eco Acquati. “Sono legate a un modello di utilizzo della tecnologia molto limitato. Non siamo più fermi al tempo in cui l’aspetto fondamentale era la gestione di paghe e stipendi, sono stati compiuti passi in avanti, ma spesso il modello d’uso della tecnologia è ancora legato solo alla contabilità generale”.”Esistono, anche tra le Pmi, casi di aziende particolarmente avanzate, ma in media il livello d’uso della tecnologia è molto basso”, aggiunge Acquati. “Il livello culturale, per quanto riguarda la tecnologia presente nelle imprese, non è ancora molto elevato, manca una vera e propria cultura della tecnologia e di quello che con le tecnologia si può fare. Questa situazione risente anche della presenza di un comparto dell’offerta delle tecnologie che non brilla per capacità propositiva. Spesso le terze parti non sono in grado di portare i loro clienti verso soluzioni innovative, anche perché il problema del livello culturale all’uso delle tecnologie non riguarda solo le aziende clienti, ma anche le imprese medio-piccole fornitrici di tecnologie che fanno a propria volta poca cultura nell’innovazione”.

Competenze di processo e di produzione, capacità di fare ‘cross selling’ sviluppando la capacità di intercettare nuove tecnologie; creazione di alleanze specifiche per target e soluzioni; sviluppo di un modello legato alle competenze consulenziali; abilità nel supportare progetti internazionali sono, secondo Lucarelli, le caratteristiche che vendor, distributori e system integrator devono possedere per approcciare al meglio la clientela business. Ma per un 2006 vincente dovrà cambiare anche il ruolo del rivenditore focalizzato al consumer e all’utenza Pmi. “Il rivenditore deve evolvere nel proprio ruolo, per adeguarsi alle esigenze del mercato”, afferma Acquati.”Il mercato consumer non è saturo, ma una parte del mercato consumer oggi non sa ancora cosa è la tecnologia e cosa farsene”. Il sistema di distribuzione deve attrezzarsi perché anche questi potenziali utenti possano capire meglio la tecnologia e comprendere che la tecnologia è in grado di migliorare le loro attività.” In materia di entertainment e di digital home spesso c’è ancora molta confusione, la tecnologia a volte mette a disposizione mezzi che la gente comune non è ancora preparata a usare”, commenta Acquati. Per questo è importante che i rivenditori puntino sulla formazione per avere le giuste competenze per informare e consigliare al meglio i potenziali acquirenti. Importante, inoltre, che i vendor puntino su prodotti Ict semplici da usare, davvero alla portata di tutti. Secondi Pagnini, l’utente consumer, soprattutto quello più attento alle tecnologie, per i propri acquisti punterà sempre più su Internet e Gdo, cercando soprattutto informazioni e assortimento.”Il piccolo rivenditore, per sopravvivere, dovrà ritagliarsi uno spazio e puntare su competenze superiori”, conclude Pagnini. “Dovrà avere sempre più un ruolo consulenziale. Alle Pmi dovrà non solo proporre prodotti, ma soluzioni e servizi modificando il proprio approccio di vendita, potrebbe per esempio aiutare le Pmi a capire che l’Ict è un utile strumento per una maggiore internazionalizzazione e apertura ai mercati esteri”.

Autore: ITespresso
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