Viaggiare, comunicare, fotografare

Management
Viaggiare nell'era Mobile

Vi siete mai chiesti come nasce un reportage fotografico di viaggio? Che doti sono necessarie per realizzarlo? Quali attrezzature si usano? Ve lo spiega un professionista del settore.

Poche cose riescono a essere più noiose che essere costretti a vedere le foto delle vacanze di amici e parenti. A tutti noi è certamente capitato almeno una volta di dover assistere a tristi proiezioni di foto ricordo scattate durante le ferie, nelle quali troneggiano corpi abbronzati con la pancia tirata in dentro, con alle spalle paesaggi anonimi. Ma come si fa invece a scattare delle belle fotografie, che raccontino un viaggio? Produrre un reportage fotografico in grado di testimoniare avvenimenti, raccontare esistenze, trasmettere emozioni? Viviamo in un’epoca dominata dalle immagini, e quindi fare fotografie di qualità è sempre più importante, oltre che gratificante, per se stessi e per chi le guarda. Le vacanze si avvicinano, cerchiamo quindi di capire come nasce un lavoro fotografico di qualità legato ad un viaggio.

Prima di tutto è molto difficile fare delle belle foto in un luogo poco caratteristico, privo di personalità. Qui entra in gioco la differenza fra viaggiatore e turista, che sembra sottile ma in realtà è enorme. Solitamente il turista fa vacanze di tipo stanziale, rimane un certo periodo fermo a riposare in un posto, non viaggia, non si muove, non vuole scoprire nulla di nuovo. Anzi, solitamente le cose troppo nuove e diverse lo spaventano, quindi cerca un albergo, o un villaggio, che gli fornisca uno standard di servizi di tipo occidentale, per sentirsi a casa, al sicuro. È molto improbabile che il turista possa quindi fare delle fotografie interessanti, in grado di catturare l’attenzione di chi le guarda. Una volta varcata la soglia dell’albergo, il turista vede più o meno sempre le stesse cose, in qualunque continente esso si trovi, e questo lo conforta. Il viaggiatore, al contrario, è mosso dalla voglia di immergersi in un mondo a lui sconosciuto, per scoprire cose che non conosce, culture, religioni, popoli diversi. Egli è mosso dal desiderio di evasione, dalla voglia di avventura, dalla passione per l’insolito e dal piacere di raccontare. Il grande statista tedesco Konrad Adenauer scriveva: “Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”. Quindi direi che il primo suggerimento è quello di fare un bel viaggio, alla scoperta di Paesi lontani, caratteristici, in grado di offrire scorci interessanti da immortalare con la macchina fotografica. Per fare ciò bisogna studiare, informarsi, organizzarsi. A questo punto per fare belle fotografie diventano decisive le caratteristiche personali di ciascuno di noi. Possedere alcune qualità aiuta certamente l’aspirante fotografo a ottenere un buon risultato. Direi che le più importanti sono: curiosità, intuizione creativa, fantasia, memoria visiva, elasticità mentale, capacità comunicativa, disciplina e forza di volontà. La curiosità è una molla fondamentale. Le foto più belle nascono sempre dal fatto che si è girato un angolo in più degli altri, si è entrati in un portone dove gli altri non si sono spinti, si è saliti su una collina, o su una torre, o su un palazzo, dove gli altri non hanno avuto la voglia di arrampicarsi. Intuizione e creatività sono le attitudini del fotografo per antonomasia. Quando si esce dal proprio ambiente si deve essere più attenti al mondo circostante, e questo atteggiamento aiuta a cogliere gli aspetti più curiosi e interessanti. L’intuizione arriva grazie a uno spirito attento e ricettivo, e rappresenta la capacità di comunicare in modo nuovo. Se poi si è anche in grado di lasciarsi un po’ andare alla parte irrazionale che sta dentro di noi, l’intuizione diventa creativa, dando certamente risultati inediti e sorprendenti. La fantasia permette di interpretare la realtà e rappresentarne i contenuti in modo del tutto personale. Significa sapersi astrarre dalla realtà e comunicare con simboli: un sorriso, una lacrima, una smorfia, una strada allagata, panni stesi ad asciugare, una tavola apparecchiata. La memoria visiva è invece uno strumento importantissimo che funge da archivio dal quale attingere immagini stereotipate. Una fonte inesauribile di ispirazione per un fotografo, che dunque deve essere un ottimo osservatore e catalogatore di riferimenti e spunti presi da altre foto, quadri, film, disegni, opere d’arte. La fantasia e la memoria visiva, però, difficilmente danno buoni risultati, se ad esse non è affiancata l’elasticità mentale, che permette una continua ricerca di soluzioni nuove.

La capacità di saper comunicare è fondamentale per amalgamarsi fra la gente del posto senza risultare invasivi, riuscendo a vivere in prima persona situazioni che possono fornire molti spunti per splendide fotografie. Questa capacità deriva dall’intelligenza con cui ci si comporta, dalla propria sensibilità e dalla voglia di entrare veramente in contatto con popolazioni e culture differenti. Naturalmente la conoscenza delle lingue aiuta molto, come risulta utile anche indossare abiti caratteristici del posto dove si viaggia, ma direi che non sono queste le cose più importanti. È peggio essere vestiti come le persone del posto e muoversi in modo goffo e irriverente che non indossare gli abiti occidentali e dimostrare rispetto e reale interesse per la civiltà del Paese dove si sta viaggiando. Infine, la disciplina e la forza di volontà. Avere disciplina significa per esempio alzarsi all’alba per cogliere la luce mi- gliore, attendere il crepuscolo per immortalare i tramonti più suggestivi, rimanere appostati a lungo in un anfratto per sorprendere un animale restio a farsi fotografare. Ma significa anche saper essere rispettosi delle abitudini, della riservatezza e delle superstizioni altrui. La disciplina, poi, è ancora più efficace se accompagnata dalla forza di volontà. Un viaggiatore con la passione della fotografia deve comunque fare i conti con il suo pesante zaino fotografico da portare sempre con se, sopportando spesso ritardi, tempo cattivo, voli cancellati, treni o autobus mai arrivati, burocrati ottusi e ostili, alberghi inospitali e cibo “difficile da ingerire”.

Abbiamo dunque parlato delle caratteristiche personali necessarie per diventare bravi fotografi di viaggio, ma ovviamente non bastano. Prendiamo ora in considerazione l’attrezzatura necessaria, le competenze tecniche e le regole che stanno alla base di un corretto modo di fotografare. Suggerisco di avere una buona macchina reflex dotata di autofocus. Il vantaggio della reflex è che possiamo cambiare gli obiettivi a seconda delle diverse esigenze di scatto. L’autofocus poi è un’invenzione tecnologica veramente utile, che ci sgrava dall’onere di mettere a fuoco un soggetto. L’autofocus è più veloce e preciso del nostro occhio, e ci permette di trascurare il problema della messa a fuoco, per concentrarci invece su altri aspetti dello scatto dove la nostra sensibilità e la nostra capacità creativa possono dare il vero valore aggiunto ad una fotografia. A questo punto dobbiamo scegliere gli obiettivi da portare con noi. Ritengo molto utile avere almeno due zoom: un grandangolo (17-35) e un teleobiettivo non troppo “spinto” (70-200). In questo modo possiamo essere certi di avere la giusta attrezzatura per qualunque esigenza di scatto si possa presentare, almeno nel 99% dei casi: un paesaggio, il volto di una persona, una piazza con un mercato, un palazzo o un monumento, un animale, uno strano particolare. Se poi vogliamo rendere la nostra attrezzatura ancora più completa, senza aumentare in modo insostenibile il peso da portarci dietro, possiamo aggiungere un duplicatore di focale (2X) in grado di raddoppiare la lunghezza di focale del nostro teleobiettivo (che diventa 140- 400) e, volendo, anche un secondo corpo macchina. Così possiamo tenere sempre montato su un corpo macchina il 17-35, e sull’altro il 70-200, in modo da essere sempre veloci e pronti ad uno scatto immediato, per cogliere le situazioni più strane e particolari, gli attimi più intensi ed espressivi. Per chi invece vuole cominciare con un solo corpo macchina ed un solo obiettivo, suggerisco di abbinare al corpo macchina uno zoom 28-105, molto versatile e pratico. Com- pletano l’attrezzatura le batterie, un piccolo cavalletto pieghevole, un flash e, volendo, un telecomando per gli scatti con i tempi di posa molto lunghi. Ricordate che se la vostra reflex è digitale, dovrete porre maggiore attenzione alla questione delle batterie ? queste macchine consumano parecchio e devono poter essere ricaricate con frequenza pressoché giornaliera. Inoltre, cambiare obiettivo sulla digitale comporta sempre il rischio di far arrivare polvere sul sensore ? un componente molto delicato ? per cui chi ha un corpo di questo tipo sarà meglio che lo usi con uno zoom da cambiare il meno possibile. A questo punto dobbiamo solo comprare le pellicole (o le memorie) e partire. È importante scegliere la sensibilità delle pellicole in base alle caratteristiche di luminosità dei luoghi dove dobbiamo recarci. Le 100 ASA vanno bene per situazioni di scatto all’aperto, in condizione di luce abbondante. Le 200 ASA sono pellicole versatili, ottime sia all’aperto che in ambienti chiusi, anche in condizioni di luce non sempre ottimali. Se si prevede di dover scattare anche in condizioni di luce scarsa, è utile portare con se anche delle pellicole 400 ASA. Inutile dire che migliore è la luminosità degli obiettivi, e meno pressante è il vincolo di avere una pellicola molto sensibile per poter scattare in condizioni di scarsa luce. Ma qui il discorso si complica, e soprattutto entra in gioco un discorso legato alla propria capacità di spesa. Purtroppo, infatti, obiettivi molto luminosi (f.2.8) sono anche molto costosi. Infine desidero sottolineare che chi possiede due corpi macchina può godere anche del grande vantaggio di montare due pellicole di diversa sensibilità nei due corpi, riuscendo ad essere sempre pronto a scattare foto di ottima qualità, in qualunque condizione di luce. Già, la luce, la componente fondamentale per la giusta riuscita di una fotografia. Se non si sa usare la luce, si può avere anche la migliore attrezzatura del mondo, ma non si farà mai una bella fotografia. Non ho certo la pretesa di spiegare in modo esauriente le regole della fotografia in questo breve articolo, ma è naturale che, come in tutte le cose, per ottenere dei buoni risultati si deve possedere la tecnica di base. Che in questo caso significa avere ben chiari i Cortile tipico dei una casa nubiana (Sudan) meccanismi legati alla scelta della coppia di valori da impostare: il tempo di scatto e il diaframma. Ovvero la velocità e l’ampiezza con cui si decide di far aprire e chiudere l’otturatore. Queste scelte sono legate a esigenze di profondità di campo o di velocità di un soggetto in movimento. Una volta studiata la tecnica di base, compreso il modo corretto di usare la luce, nostra grande alleata o nemica, e acquistata l’attrezzatura, siamo pronti per partire alla volta di un Paese lontano, per catturare e fermare per sempre con la nostra sensibilità ed il nostro estro creativo attimi ed emozioni. Buon viaggio e buone foto a tutti.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore