Vincono i consumatori, addio al no resale in Giappone

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La Corte Suprema del Giappone ha accolto listanza presentata dalla CESA nipponica (Consumer Electronic Software Association) legalizzando cosi di fatto la vendita di materiale videoludico di seconda mano.

Roma – In questi giorni la potente associazione internazionale per i diritti del consumatore sta cercando di sferrare il colpo di grazia al sistema nel tentativo di imporre la rimozione dei famigerati bollini no resale dal software nuovo disponibile in tutti i negozi. La diatriba legale ebbe inizio nel 1998, quando i publishers del Sol Levante decisero di comune accordo di apporre sulle copie dei videogiochi in vendita una clausola (c.d. clausola no resale) che ne vietava unulteriore sorte commerciale dopo lacquisto da parte del primo adopter (acquirente); il resaling infatti offre vantaggi diretti per tutte le parti coinvolte nella compravendita tranne che, naturalmente, per il produttore (o almeno questo quello che affermano le aziende coinvolte). Il meccanismo commerciale in questione non comporta necessariamente, come sarebbe naturale pensare quando si parla di usato , un negozio esclusivo tra due privati, anzi, quasi sempre e la figura del terzo che funge da intermediario ad avere un ruolo fondamentale (ruolo solitamente ricoperto da rivenditori professionisti). I benefici di cui si diceva sono facilmente elencabili chi ha comprato il prodotto per primo ne usufruisce, poi lo restituisce al rivenditore il quale, dopo aver valutato il materiale reso, ne restituisce il valore allo stesso acquirente con un altro prodotto di pari prezzo. Siamo dunque di fronte a due transazioni con un singolo spostamento pecuniario favorito lacquirente primo, che senza mettere mano al portafogli ottiene un altro prodotto, favorito , specularmente, lintermediario, che vende due giochi invece di uno e favorito , in ultima analisi, il secondo acquirente che puo trovare in alternativa alle ultime uscite un buon parco software di seconda mano. A questo punto bisognerebbe chiedersi come impedire lo svolgimento di un simile mercato in un Paese come il Giappone, dove gli introiti provenienti da PlayStation Co. raggiungono cifre da record? E necessario, a tal fine, considerare alcune variabili fondamentali. Backup, modchip, ripping tutti termini che ai piu diranno poco o nulla ma che ormai ogni giorno su Internet vediamo ripetuti in siti piu o meno leciti. Tre termini in lingua inglese che, tradotti in unidioma piu chiaro, vogliono dire una cosa sola pirateria. Ed e proprio la pirateria informatica che di fronte ad un provvedimento simile (ci riferiamo sempre allatto clamoroso degli editori giapponesi) trova uno dei terreni piu fertili che abbia mai avuto a disposizione quale occasione piughiotta per espandere oltre ogni speranza gli orizzonti dei propri canali di distribuzione quando lunico materiale disponibile, quello originale, costa al pubblico dieci volte di piu? A questo punto pero e il caso di precisare la realta del Giappone in questo senso non e cosi facilmente immaginabile. LItalia e insieme ad Honk Kong – dato questo a dir poco vergognoso – una delle maggiori centrali di produzione mondiale di software che va contro le piu banali norme internazionali sul copyright detto in parole povere, lo Stivale e uno dei primi Paesi al Mondo nella falsificazione di videogiochi. Il Sol Levante, in linea con gli Stati Uniti, ha avuto nella sua lunga storia tecnologica una blanda presenza del fenomeno e non ce da stupirsi nel pensare che i furbi editori abbiano fatto leva proprio su questo; ergo, sapendo benissimo che le perdite sarebbero state minime, le case di produzione hanno profittato della situazione e hanno imposto una condizione che qui da noi avrebbe fatto gridare al miracolo i falsari. La cultura giapponese specialmente in termini di tecnologia ed ultime uscite non soffrirebbe lassenza di materiale di seconda mano come possiamo immaginare. La societa nipponica infatti e assetata di novita, sempre pronta a rincorrere il prodotto piu fresco possibile e non risulta difficile pensare che la totale mancanza di materiale vecchio piu che alleggerire le tasche non abbia suscitato grandi impressioni sul giapponese medio. Lintervento della Cesa e stato comunque fondamentale e molti esperti del settore non hanno esitato a definire storica la sentenza della Corte Suprema. Al di la della creazione di un precedente giurisprudenziale (cosa di per se gia importantissima) va detto che, oltre a contrastare nettamente la diffusione della pirateria, il mercato dellusato ed in particolare il resaling, specialmente se si parla di unutenza avanzata quale il videogiocatore e, rappresenta un mezzo importantissimo per la circolazione di valori non indifferenti. Tutto cio presumibilmente a scapito di chi il software lo pubblica, che su eventuali transazioni post-vendita non guadagna nulla se non in immagine del proprio prodotto. [STUDIOCELENTANO.IT ].

Autore: ITespresso
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