Violazione della privacy? Il Ceo finisce in carcere

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L’arresto del Ceo o di un membro del CdA è ritenuta la pena più adeguata nei casi di violazione delle norme che tutelano la privacy dei propri clienti. A rivelarlo una ricerca di Websense presentata a Londra durante il congresso e-Crime

Il campione degli intervistati, composto da 107 professionisti della sicurezza informatica ha risposto in modo piuttosto perentorio: le aziende che non sono in grado di tutelare la riservatezza dei dati dei clienti devono essere pesantemente multate (79%) ed un risarcimento dovrebbe essere dovuto alle vittime della violazione (59%).

Non sono concessi sconti, inoltre, ai rappresentanti delle aziende, ceo e consiglio di amministrazione: per il 25 % degli intervistati il carcere sarebbe la giusta condanna per reati relativi alla violazione della privacy dei clienti.

La presenza di un ente di controllo che svolga anche funzioni di stimolo alla collaborazione tra Paesi per la lotta contro la criminalità informatica è richiesta quasi all’unanimità (96%). Tra le ragioni che porterebbero le aziende a non adottare misure adeguate per prevenire fughe di informazioni riservate le più gettonate sono i costi (45%) e una scarsa considerazione, in termini di priorità aziendali, del rischio di violazioni delle norme.

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