WCIT 2012, gli USA non firmano il trattato Internet dell’ONU

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WCIT 2012 apre a Dubai: tasse sugli over the top e fine net neutrality?

La conferenza dell’ITU, WCIT 2012 che era in corso a Dubai, è implosa. USA, Canada e Gran Bretagna si sono rifiutare di siglare il trattato Internet. Troppi rischi di censura online e per la libertà d’espressione

L’ONU ha approvato un accordo, con 77 voti contro 33,  nonostante l’opposizione di USA e Gran Bretagna, i cui delegati hanno abbandonato l’aula esprimendo timori per la regolamentazione di Internet e la censura online. La conferenza ITU si è chiusa con un’implosione. Gli USA, Canada e Gran Bretagna si sono rifiutati di firmare il trattato Internet dell’ONU alla conferenza di Dubai. Il trattato sulle comunicazioni internazionali e Tlc non verrà ratificato dagli Stati, che non riconoscono pari diritti nella governance di internet, per non cedere troppa authority sulla Rete a Paesi repressivi e che applicano sistematicamente la censura online. Non ratificheranno il trattato neanche Olanda, Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Serbia, Filippine, Costa Rica Polonia e Repubblica Ceca. Ma anche il Kenya, che si riserva una consultazione interna – come il Giappone -, non firmerà, e l’India ha segnalato il suo allineamento agli Stati Uniti d’America. L’ambasciatore alla World Conference on International Telecommunications (Wcit), Terry Kramer, a capo della delegazione USA, ha dichiarato che “Internet ha regalayo al mondo un immaginabile beneficio economico e sociale nell’arco degli ultimi 24 anni, senza regolamentazione dell’ONU“. Il precedente trattato dell’ITU risale al 1988 (PDF).

A spingere per una modifica del trattato del 1988 erano Russia, Cina, Algeria, Sudan e Arabia Saudita. Cina e Iran si sono opposti alla pura menzione di diritti umani nel trattato. Il segretario generale dell’ITU, Hamadoun Touré, aveva dichiarato a settembre che “nessuna proposta sarebbe passata senza un larghissimo consenso di tutti i Paesi coinvolti“, e l’implosione è un dato di fatto, nonostante la promessa di Touré in merito al fatto che chi avesse siglato l’accordo, avrebbe ottenuto “vantaggi nella trasparenza del roaming internazionale”.

Il nuovo patto concederebbe misure che offrirebbero ai Paesi il diritto di accesso ai servizi internazionali Tlc e la possibilità di bloccare lo spam. Gli Stati Uniti accusano il trattato ITU di essere incompatibile con il modello multi-stakeholder. Google aveva chiesto una mobilitazione pubblica per protestare contro l’ITU, ed Avaaz.org ha raccolto le firme in una petzione online per la libertà della Rete. Google ha commentato: “Ciò che risulta chiaro è che alla conferenza ITU di Dubai molti Paesi vogliono aumentare la regolamentazione su Internet e censurare la Rete“. Google sta “dalla parte dei Paesi che rifiutano di siglare il trattato, e dei milioni di voci a favore di un Open e libero web“.Anche Robert McDowell, commissario di FCC, ha espresso piena contrarietà alle istanze dell’ITU: “solo una Rete isolata dalle regolamentazioni governative (…) non mina gravemente il successo del modello multi-stakeholder  della governance di Internet“. Future and AccessNow  aveva lanciato il sito WhatIsTheITU.org (che cos’è l’ITU) per avvertire dei rischi posti alla libertà d’espressione, mentre Sir Tim Berners-Lee, padre del World Wide Web, aveva lanciato l’allarme sulla conferenza ITU. Secondo la Gran Bretagna, il nuovo accordo, che doveva rivedere il trattato del 1988 (un’era in cui i cellulari erano stati lanciati due anni prima e pesavano sette volte l’attuale iPhone 5, e Google e Facebook neanche esistevano), pone gravi problemi “a Internet e ai contenuti”.

Altri articoli del trattato passati, riguardano modifiche alla tassazione delle Tlc, dopo il passaggio dal modello monopolista (posseduto dallo Stato) ai gestori mobili privati; si parla anche di e-inclusion e accesso alle persone disabili e ai residenti nei mercati meno sviluppati, in Digital divide. Gli indirizzi Web rimangono controllati da Internet Corporation for Assigned Names Numbers (Icann) e  Internet Assigned Numbers Authority (Iana).

L’implosione della conferenza dell’ITU segue la debacle di altri precedenti incontri: nel 2005 fallì la conferenza ONU in Tunisia, perché Iran e governi africani denunciavano l’eccessiva libertà d’espressione in Internet. L’implosione della conferenza di Dubai viene vista dagli americani come una vittoria dei gruppi a favore delle libertà civili.

Il prossimo appuntamento dell’ITU è previsto in Sud Corea nel 2014.

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