WEF 2017: La tecnologia tiene banco a Davos

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WEF 2017: La tecnologia tiene banco a Davos

La robotica, le vetture a guida autonoma, la stampa 3D e l’intelligenza artificiale (AI) pongono una sfida a imprese e dipendenti. La posta in gioco è alta, ma la forza lavoro fortemente motivata e disposta a reinventarsi. L’IT al WEF 2017 di Davos

Al WEF 2017 di Davos, pone interrogativi il crescente successo di roboticaself-driving car, stampa 3D  ed intelligenza artificiale (AI) non solo nell’Industria 4.0, ma in sempre più ampi settori dell’economia. Entro il 2055 la metà dei lavoratori potrà essere sostituito da macchine, secondo uno studio di McKinsey Global Institute. Dal rapporto “The future of jobs” redatto dalWorld economic forum (Wef), emerge che 5 milioni di posti di lavoro andranno in fumo nel mondo entro il prossimo quadriennnio: sette milioni di lavoratori licenziati e due milioni di nuovi lavori creati. L’Italia registrerà saldo zero (duecentomila posti persi ed altrettanti creati).

WEF 2017: La tecnologia tiene banco a Davos
WEF 2017: La tecnologia tiene banco a Davos

Il report, intitolato “A future that works: automation, employment and productivity“, condotto in oltre 50 paesi, non contiene toni allarmisti, innanzitutto: l’automazione del lavoro potrà dare un impulso favorevole all’economia favorendone una significativa crescita: McKinsey misura infatti l’incremento della produttività, destinata a passare dallo 0,8% all’1,4%. La crescita della produttività sarà ottenuta, sostituendo, entro il 2055, 1,1 miliardi di lavoratori con robot e AI generando un risparmio, in termini salariale, di 12.000 miliardi di dollari.

Solo negli Stati Uniti, i self-driving-truck manderanno in pensione 1,7 milioni di camionisti. Sempre negli USA, nell’arco di un quinquennio, la richiesta di esperti di data analytics è salita del 372%. Adidas utilizzerà il 3D Printing per produrre le celebri scarpe da ginnastica. “Posti di lavoro saranno persi, il lavoro evolverà e questa rivoluzione colpirà tutti senza distinzione d’età e classi sociali“, ha sentenziato Meg Whitman, chief executive di HPE. Satya Nadella, Ceo di Microsoft, consiglia di trovare “carriere alternative” nel corso della vita.

Già nel 2013, l’Università di Oxford prevedeva che metà dei lavori fossero a rischio, invece Forrester Research nel 2015 stimava una perdita di posti di lavoro di solo il 7% dal 2025, ma alcuni lavori saranno rimpiazzati da nuovi, ma dal 2019 un quarto del lavoratori saranno sostituiti da software, robot fisici o da automazione self-service. E un giorno l’artificial intelligence (AI) potrebbe sloggiare i manager ai piani alti.

A questo proposito, sempre a Davos, Accenture ha presentato uno studio che spiega come cambierà la forza lavoro nei prossimi anni: l’AI sarà sempre più umana, ma le persone dovranno acquisire più competenze digitali (e-skills).

Nella ricerca, intitolata “Harnessing: Revolution: Creating the Future Workforce”, Accenture Strategy spiega che la rivoluzione degli skill partirà dai Ceo: dovranno essere i manager ai vertici delle aziende ad offrire “ancora più centralità alla propria forza lavoro, accompagnandola verso le nuove frontiere professionali dell’era digitale“. Lo sviluppo di competenze – come capacità di leadership, pensiero critico e creatività o ancora intelligenza emotiva – possono limitare in maniera significativa il taglio dei posti di lavoro legati alla crescente automazione.

Ma lo scenario, pur ponendo interrogativi a cui dare risposte, non è negativo: l’87% delle persone sono ottimiste in merito all’impatto delle tecnologie digitali sulla propria vita professionale e stima che parte del proprio lavoro sia automatizzato entro 5 anni. Inoltre, l’80% è sicuro che godrà di maggiori opportunità ed incontrerà meno difficoltà grazie all’automazione delle tecnologie. L’84%, addirittura, esprime entusiasmo nei confronti dei cambiamenti che si verificheranno nel proprio lavoro e più di un terzo è convinto che Intelligenza Artificiale (AI), Robot e Analytics daranno una mano ad essere più efficienti (74%), a imparare nuove competenze (73%) e ad ottimizzare la qualità del lavoro (66%).

Le leadership aziendali devono dunque intraprendere un’azione di “re-skilling” per riqualificare rapidamente processi e modi di lavorare mediante le tecnologie digitali, ma hanno a disposizione una “forza lavoro fortemente motivata e disposta a reinventarsi”. L’85% dei dipendenti è pronto ad investire una parte del proprio tempo libero, nei prossimi sei mesi, per imparare nuovi skill.

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