Wi-Fi, è l’ora del raccolto

NetworkProvider e servizi Internet

Secondo le rilevazioni effettuate dalla School of Managementdel Politecnico di Milano nell’ultimo anno vi è stata una buona implementazione di reti wireless

La ricerca del Polimi, che ha riguardato adozione e utilizzo delle reti Wi-Fi in ambito sia privato sia pubblico, disegna un quadro a tinte contrastanti. L’uso in ambito pubblico, dei cosiddetti hot-spot, è infatti ridotto. Sono solo 800 quelli attivi nel nostro Paese. Le applicazioni sono per il momento soluzioni di “mobile office”, ovvero di connettività dati. Completamente diverso invece lo scenario aziendale. L’implementazione di infrastrutture di rete senza fili per applicazioni di mobile office è marginale, mentre ruolo preponderante hanno le applicazioni verticali. Le reti Wi-Fi sono molto diffuse in sanità e istruzione; qualcosa si trova nel manifatturiero, ma soprattutto vengono utilizzate per la logistica: gestione magazzino, ricezione merci. Spesso hanno sostituito infrastrutture proprietarie nell’uso di terminali o palmari industriali (per la lettura dei codici a barre con trasmissione wireless al sistema centrale). Qualcosa si trova anche nel retail, ovvero grandi magazzini quali Metro e Auchan. Nella sanità vengono usate per un più completo accesso alle cartelle cliniche. Il medico, durante la visita, si sposta per i reparti con un notebook. In esercizi commerciali, per esempio la ristorazione, il Wi-Fi sostituisce altre reti tradizionali narrowband principalmente per applicazioni infrastrutturali, il che consente al bar o ristorante di estendere la propria offerta in modo semplice per fornire accesso al pubblico. Un caso è stato rilevato anche nei trasporti: un’azienda municipalizzata ha messo access point nella rimessa degli automezzi, per leggere le statistiche, più altri in certe fermate strategiche per verificare gli orari di passaggio. In una scuola di Milano, invece, l’introduzione del Wi-Fi ha cambiato alcuni aspetti organizzativi, per esempio per la registrazione delle presenze o dei voti. Infine, nei musei vengono utilizzati palmari per la visita guidata, con informazioni in streaming via rete wireless. Automatizzare l’esistente Nella maggior parte di queste applicazioni verticali l’impatto sui processi è limitato. Le WLan sono usate infatti per automatizzare elementi organizzativi già esistenti. Questo è probabilmente un altro elemento che ne facilita il ritorno degli investimenti, e che si va ad aggiungere al relativo basso costo dell’hardware e dell’implementazione stessa. Andando a insistere su aree organizzative ben note, è chiaro che è più facile misurarne e compararne i costi e anche i miglioramenti di produttività che ne derivano. Visto che inoltre i costi, anche in valore assoluto, non sono particolarmente alti, il payback time è ritenuto ragionevole. Nella sessantina di casi studiati, dunque, i commenti sono in generale positivi, e in alcuni casi inoltre è già prevista l’estensione dell’installato. Gli aspetti tecnici affrontati sono stati numerosi, e da segnalare troviamo sicurezza e consumo di banda. Forse proprio per il motivo della diffusa conoscenza della “debolezza” delle reti wireless, la sicurezza è stata affrontata abbastanza bene. Oltre all’adozione degli standard industriali di base, spesso è stato rilevato l’utilizzo di metodi complementari e sovrapposti, in modo da raggiungere un maggior livello di protezione grazie alla ridondanza delle tecnologie. La banda non è un limite Il consumo di banda rilevato è, nella maggior parte dei casi, molto basso. In generale, per l’uso generalizzato di Internet la banda non è percepita come un limite, il che pone un quesito ai produttori che spingono verso standard più evoluti – e costosi – come quelli che permettono di raggiungere i 54Mbps (802.11a su 5GHz e 802.11g su 2,4GHz), anziché i più tradizionali 11mbps assicurati dall’802.11b. Il Pubblico Se in ambito aziendale questa tecnologia è stata osservata, capita, e adottata con il più classico e ragionevole senso pratico delle aziende italiane, ben più controversa è la situazione in ambito pubblico. Oltre a poter disporre di pochi hot-spot, in Italia soffriamo una concentrazione territoriale che non aiuta le prospettive di una vera mobilità. In Lombardia troviamo infatti circa il 25% di tutti gli hot-spot italiani (195) e altri 109 sono nel solo Lazio. Non solo: importante è anche infatti valutare la qualità della location degli hot-spot stessi. Se infatti il 46% dei punti di accesso sono presenti presso hotel e centri congressi, e solo il 5% in stazioni, porti e aeroporti, sono proprio questi ultimi a generare il 32% del traffico. Gli alberghi valgono per il 34%, e tutte le altre tipologie di punti di accesso pesano per il rimanente terzo del traffico. Nonostante questo, però, è chiaro che questo mercato, nelle aree pubbliche, non si svilupperà finché gli operatori non avranno fatto lo sforzo di aumentare la copertura di rete. Altrettanto dicasi per le tariffe, ancora piuttosto alte come tipicamente capita nelle fasi iniziali dell’introduzione di un nuovo servizio. Eccesso di ottimismo Andrea Rangone del Politecnico di Milano, che ha condotto la ricerca, non si sbilancia a trarre dalla ricerca dei risultati definitivi. “Ha poco senso, afferma, perché si tratta di un mercato ancora neonato”. Fa notare che, ancora una volta, si è peccato di un eccesso di ottimismo (“come non si vedeva dai tempi della New Economy”, addirittura), e che invece “i tempi di diffusione di una nuova tecnologia non sono comprimibili. Tra tecnologia e mercato, continua Rangone, “c’è sempre una relazione che non può essere modificata, qualunque sia lo sforzo esterno”, per esempio tramite attività promozionali. In effetti, bisogna obiettare che la spinta pubblicitaria in questo settore non è stata particolarmente sensibile. C’è stata soprattutto una forte attenzione dei media, impegnati a valutare se, o meglio come e quanto, questa tecnologia avesse un impatto sulle abitudini dei propri lettori. Gli operatori invece non hanno fatto grandi promozioni di servizi specifici. Al contrario di quanto è accaduto per le reti mobili, che hanno visto fiorire diverse offerte di connettività dati mediante Pc Card e reti Gprs, Edge o Umts. Ma le offerte di accesso Wi-Fi, a parte il bundle con altre offerte di connettività, non sono particolarmente visibili. Per dirla tutta, neanche sui siti dei fornitori di questo servizio sono facilmente accessibili le informazioni su tariffe, modalità di accesso e, soprattutto, le località coperte. Insomma, il boccino è ancora nel campo degli operatori, che devono decidere come giocarlo. Da parte dell’utenza, visti i numeri, sembra chiaro che l’interesse c’è. Possiamo quindi aspettarci uno sviluppo nel corso dell’anno, visto che le dichiarazioni portano a una stima di 2.600 hot-spot per fine 2004.

Autore: ITespresso
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