WiFi4EU, bastano 120 milioni di euro per finanziare il WiFi pubblico?

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L’Unione Europea vuole che il WiFi gratuito sia disponibile in in edifici pubblici, aree pubbliche, parchi, piazze, musei, biblioteche e centri sanitari dei comuni di tutta Europa

L’obiettivo della Commissione Europea è portare WiFi libero nei comuni di tutta l’Unione Europea ed è ufficiale ora il programma di sovvenzioni per circa 120 milioni di euro. I contributi dovrebbero coprire fino al 100 percento dei costi delle infrastrutture necessarie proprio per offrire a tutti i cittadini una base di connettività gratuita e di qualità in edifici pubblici, aree pubbliche, parchi, piazze, musei, biblioteche e centri sanitari in cui già non sia disponibile. Uno sforzo indubbiamente titanico in rapporto al quale le sovvenzioni stanziate ci sembrano del tutto irrisorie. 

La Scheda informativa WiFi4Eu
La Scheda informativa WiFi4Eu

Il piano infatti distribuisce i 120 milioni di Euro da quest’anno al 2019 con un massimale di 20mila Euro per ogni comune e una prima tranche di 20 milioni, allo stesso tempo i dettagli sul budget arriveranno più avanti.
I soldi servirebbero per coprire completamente i costi dell’infrastruttura e dell’installazione (tramite l’erogazione di voucher), mentre poi l’abbonamento mensile all’operatore e la manutenzione dell’impianto resterebbero a carico degli enti pubblici. Sono circa 8000 solo i comuni italiani, e il piano dovrebbe coinvolgere fino a 8mila comunità per 50 milioni di collegamenti giornalieri.

Le comunità locali devono impegnarsi a fornire Internet ad altissima velocità per minimo tre anni e a non concorrere con un’offerta analoga già esistente privata o pubblica che sia, per fare in modo di coprire il maggior numero di comunità senza sovrapposizioni e non vi siano distorsioni o che la proposta non funga da deterrente per gli investimenti privati. Siamo ancora più chiari: con il sistema in vigore i Comuni o i consorzi di Comuni che intendono offrire una connessione Wi-Fi possono farlo dove NON esiste un analogo servizio pubblico o privato.

Tra i candidati italiani pronti a scendere in campo dal punto di vista infrastrutturale c’è anche Cambium Networks che ha approntato la pagina di registrazione per i comuni e i consorzi che volessero beneficiare del contributo. Non è l’unico e lo abbiamo citato per aver richiamato l’attenzione sul tema, il problema però che si pone è ben diverso. Laddove esista già una copertura pubblica va benissimo che non ce ne sia un’altra, ma laddove ce ne sia una privata, che senso ha non offrire comunque i sovvenzionamenti affinché ce ne sia una pubblica?

L’idea è buona, ma comunque pone in cima alle priorità quella di “non pestare i calli” all’iniziativa privata e non l’inclusione tout court e la disponibilità di connessione gratuita in aree pubbliche. Il valore dei finanziamenti, la modalità, la chiamata in causa dei Comuni sulla spesa dell’abbonamento (l’UE sembra non conoscere le acque in cui navigano i nostri), sembrano tutti insieme elementi in grado di creare le premesse affinché anche questa, almeno per come in Italia interpretiamo le possibilità offerte dall’UE, rappresenti l’ennesima soluzione spot a macchia di leopardo e di scarsa efficacia. Non vediamo l’ora di essere del tutto smentiti. 

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