WikiLeaks: Il Decreto Romani voleva censurare Internet

MarketingNetwork
WikiLeaks: La CIA spiava smartphone e smart tv

Lo scorso inverno, fra gennaio e febbraio, la prima versione del Decreto Romani cercò davvero di mettere il bavaglio al Web. Lo rivela un cablogramma su WikiLeaks dell’Ambasciatore Usa

Non sono fantasie di noi giornalisti online, ma lo scorso inverno, fra gennaio e febbraio, la prima versione del Decreto Romani cercò davvero di mettere il bavaglio al Web. Lo rivela un dispaccio dell’ambasciatore Usa a Roma su WikiLeaks. Perfortuna a bloccare le più controverse derive del Decreto, furono le proteste della Rete, della blogosfera e l’AgCom guidata da Corrado Calabrò. L’AgCom si rifiutò di indossare il cappello da cyber-sceriffo e cercò di porre paletti per la libertà della Rete, anche se rimangono ancora alcuni punti oscuri.

Secondo l’ambasciatore americano a Roma, David Thorne, il governo Berlusconi ha messo il tetto alla pubblicità a Sky e cercato di censurare la Rete. ”Questa legge rappresenterebbe un precedente per nazioni come la Cina che copierebbero o citerebbero questa giustificazione per il giro di vite sulla libertà di parola”, si legge nel documento.

Il Decreto di recepimento della Direttiva 2007/65/CE, grazie alle proteste, non riuscì ad imbavagliare i blog e YouTube. Ma rimangono alcuni punti oscuri: che ruolo avrà davvero l’AgCom è ancora tutto da definire; sulle WebTv, Live streaming e IpTv è andata meglio del previsto. La regolamentazione delle Web Tv è meno rigida rispetto alle ipotesi iniziali: non c’è bisogno di alcuna autorizzazione. Il contestato provvedimento sulla tutela del copyright è invece saltato al 17 dicembre.

WikiLeaks
WikiLeaks
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore