Wimax: è già battaglia sulle assegnazione delle frequenze

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L’atto di intervento dei legali di Altroconsumo pone l’accento sugli intenti legati all’assegnazione delle frequenze. Secondo gli avvocati graveranno sull’aggiudicatario obblighi di copertura blandi e insufficienti non solo a consentire il superamento del problema del digital divide ma anche a contenerne le dimensioni

Non tutto è ancora perduto sul fronte del Wimax, anche se, a parere dei legali che hanno studiato il caso sui criteri di assegnazione del bando, ci sono alcune perplessità sulla legittimità della Delibera adottata dall’Autorità di regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni.

Nell’atto notificato dai legali di Altroconsumo , Carmelo Giurdanella ( www.giurdanella.it ) e Guido Scorza ( www.guidoscorza.it ) chiariscono le ragioni per le quali, se la gara per l’assegnazione delle frequenze Wimax dovesse svolgersi sulla base dei criteri individuati in detta delibera e recepiti dal Ministero delle Comunicazioni nel Bando pubblicato nelle scorse settimane, quella del Wimax potrebbe essere un’ulteriore occasione perduta per la “digitalizzazione” del Paese.

L’associazione di consumatori Altroconsumo è intervenuta nel procedimento promosso dalla MGM, una società già titolare di una licenza Wimax in Germania, nei confronti della Delibera con la quale l’Autorità Garante per le comunicazioni ha fissato criteri e parametri per la gara attraverso la quale il Ministero delle Comunicazioni dovrà procedere all’assegnazione delle frequenze Wi Max.

La tecnologia Wi Max, infatti, è ritenuta, da più parti, come la tecnologia che potrebbe risolvere il problema del digital divide che, in Italia, ha dimensioni preoccupanti: 4200 comuni italiani su 8100 non sono coperti da alcuna risorsa di connettività a banda larga e 7 milioni di cittadini – il 12% dell’intera popolazione – non dispongono, di conseguenza di alcuna infrastruttura di Rete idonea a garantirgli l’accesso alla cultura digitale, all’enorme patrimonio informativo oggi disponibile in rete ed ai servizi resi dalla Pubblica Amministrazione. Si tratta di cittadini di serie “B” ai quali viene di fatto precluso l’esercizio di fondamentali diritti civili e politici.

Alcune frequenze – si sottolinea nell’atto di intervento – avrebbero dovuto essere riservate all’utilizzo da parte delle Pubbliche amministrazioni centrali e periferiche per il superamento dei problemi di digital divide o, almeno, si sarebbero dovuti porre a carico degli aggiudicatari più stringenti obblighi di copertura del territorio e, in particolare, delle aree in condizioni di digital divide.

La semplice lettura della Delibera impugnata e del Bando successivamente pubblicato dal Ministero delle Comunicazioni rendono, per contro, evidente che sull’aggiudicatario graveranno obblighi di copertura blandi e insufficienti non solo a consentire il superamento del problema del digital divide ma anche semplicemente a contenerne le dimensioni. I documenti di gara – si evidenzia, ancora, nell’atto di intervento – rendono concreto il rischio che la più parte delle frequenze Wi Max finiranno con l’essere assegnate all’ex monopolista ed agli altri oligopolisti minori che, da anni, si dividono il mercato delle telecomunicazioni mobili e che già dispongono di tecnologie “concorrenti” del Wi Max. L’ulteriore rischio in agguato è, pertanto – spiegano i legali di Altroconsumo nell’atto di intervento – che tali soggetti, una volta aggiudicatisi le frequenze – non abbiano un concreto interesse alla rapida ed efficace diffusione sul territorio di tale tecnologia suscettibile di far loro perdere clientela in mercati quali quello dell’Umts”.

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