Yahoo: tecno colosso, ma pigmeo morale

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La doppia morale di Yahoo sui dissidenti in Cina non piace al Congresso Usa

Sono pesanti le accuse che accompagnano Yahoo nella sua avventura cinese , definito al Congresso Usa “gigante hi-tech, ma pigmeo morale”. Apparentemente forte del successo della quotazione di Alibaba in Borsa, che ha raddoppiato al debutto, Yahoo si è presentato al Congresso Usa, dove invece degli applausi, ha ricevuto uno schiaffo sonoro. Il Ceo e co-fondatore di Yahoo! Jerry Yang ha difeso la trasparenza delle politiche adottate da Yahoo in Cina.

Ma il Congresso ha accusato il motore di ricerca di censura e di aver offerto a iuto al governo cinese per rintracciare il giornalista Shi Tao finito in carcere a causa del contenuto di una email.

La collaborazione di Yahoo con il governo di Pechino non è stata perdonata a Yahoo, a cui è stato chiesto di fornire le motivazioni con cui Pechino richiese informazioni riservate sull’account di posta elettronica di Shi Tao.

Il co-fondatore di Yahoo! Jerry Yang, nominato Ceo di recente, dopo le scuse ufficiali di Yahoo, ha detto di volere voltare pagina, adottando un codice comune con le altre Web company da adottare nei paesi dove vige la censura.

Inoltre Jerry Yang ha postio l’accento su privacy, trasparenza, fiducia e libertà di espressione. Ma forse tante belle parole non sono bastate al Congresso Usa per “perdonare” Yahoo nella sua doppia morale: una condotta che fa male ai dissidenti di molti paesi non democratici.

Amnesty da tempo accusa non solo Yahoo , ma anche Microsoft, Google, Cisco per la loro condotta troppo piegata alle giurisdizioni locali nei paesi dove la cyber repressione regna sovrana.

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