Yoroi: la protezione dentro casa supera quella sul posto di lavoro

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Oltre il 50% degli italiani si sente più sicuro quando naviga da casa rispetto al lavoro. Ecco l’indagine sulla percezione della vulnerabilità digitale in Italia condotta su cittadini, microimprese e Pmi da Euromedia Research e commissionata da Yoroi

Il 50% degli italiani si sente più sicuro navigando da casa piuttosto che sul posto di lavoro; le mura domestiche sono considerate una protezione che va oltre i singoli strumenti di tutela dei device o dei pc. Questo dato conferma come il nostro modello di approccio alla protezione digitale sia erroneamente legato a quello di sicurezza fisica: ci si sente al sicuro tra le pareti domestiche quasi come se chiudere a chiave la serratura di casa possa automaticamente chiudere fuori dalla porta gli hacker.

Questo dato deve far riflettere, non tanto e non solo il dipartimento It delle aziende, quanto piuttosto andare a solleticare l’attenzione del board delle società, quindi gli alti vertici. Ma, per questo motivo, si devono studiare nuovi linguaggi, modalità di comunicazione divulgativa per la sicurezza.

Queste considerazione, oltre al fatto che almeno il 40% degli intervistati crede di non essere mai stato attaccato, sono emerse durante la presentazione dell’indagine sulla percezione e sulla consapevolezza della vulnerabilità digitale in Italia condotta su cittadini, microimprese e Pmi da Euromedia Research e commissionata da Yoroi, società italiana attiva nei servizi di cybersecurity, parte del gruppo MAM. I risultati sono stati presentati durante l’evento DEFENCE BELONGS TO HUMANS – LA MIGLIOR DIFESA È LA CONOSCENZA, organizzato da Yoroi in collaborazione con Dedagroup.

David Bevilacqua, Yoroi
David Bevilacqua, Yoroi

David Bevilacqua, ceo di Yoroi, ha sottolineato questi dati sulla sicurezza e dato qualche dettaglio di scenario particolare. Un aspetto curioso riguarda i produttori di Iot e la necessità di essere sempre in prima fila rispetto alla concorrenza con le novità. Secondo Bevilacqua, tutto questo va a scapito dei test sui prodotti e sul loro grado di sicurezza, rendendoli altamente insicuri e vulnerabili. In generale, per oltre l’86% degli italiani Internet ha migliorato il mondo del lavoro e di questo ne sono convinti anche imprese e liberi professionisti. Tuttavia, oltre il 90%  degli intervistati si collega a Internet con una media di sei ore al giorno, “sembra quasi una formula di intrattenimento – spiega il ceo di Yoroi – ma la realtà è diversa perché siamo collegati anche quando non sembra perché oramai viviamo onlife. La nostra vita si è ibridizzata: non siamo totalmente analogici ma nemmeno totalmente digitalizzati. Il nostro mondo non lo comprendiamo perché non lo conosciamo correttamente e ognuno di noi tende a esportare nel mondo digitale le proprie esperienze dal mondo fisico. E infatti – spiega – solo il 6% degli intervistati dice di usare diverse password per diversi siti e il 5% afferma di cambiarle regolarmente”, spiega Bevilacqua.

Lo studio Yoroi, condotto da Euromedia Research e descritto da Alessandra Ghisleri, ha fotografato anche la situazione delle Pmi italiane in tema sicurezza digitale. Il 44% di queste ha dichiarato di aver rilevato attacchi informatici nel corso dell’ultimo anno (il 20% ha subito alcuni attacchi, il 12% ha rilevato attacchi multipli e il 12% un solo attacco).

Alessandra Ghisleri
Alessandra Ghisleri

Per gli intervistati che hanno dichiarato di aver subito un attacco (44%), la perdita economica è stato giudicata considerevole per il 34% degli intervistati, molto elevata per il 4% e non preoccupante per il 6%. Se esplodiamo a 100 l’universo degli attacchi individuati, il 50% di coloro che hanno subito un attacco ritiene possa essere stato perpetrato da hacker generici, mentre per il 36,4% presumibilmente l’attacco è stato causato da dipendenti o ex dipendenti (rispettivamente 22,7% e 13,7%). In generale, il 60% degli intervistati non ritiene che l’azienda per cui lavora prenda in giusta considerazione la sicurezza informatica. Alla domanda “Come si protegge la sua azienda dai crimini informatici”, il 40% delle aziende ha dichiarato di avere soluzioni di protezione perimetrale (Firewall, Antispam, Antiphishing), il 30% soluzioni di intrusion prevention (IPS/IDS), il 16% protezione specifica dal malware. La protezione perimetrale, dunque, continua ad essere la principale preoccupazione delle aziende, nonostante il continuo proliferare di oggetti e persone connesse alla rete e il continuo aumento di  servizi cloud  indichino che viviamo in un mondo difficilmente circoscrivibile. Aiutare i dipendenti ad acquisire una maggiore consapevolezza – anche attraverso corsi di formazione specifici sulla sicurezza digitale – non sembra essere una preoccupazione delle aziende. Nel 78% dei casi, nessun dipendente (42%) o solo alcuni dipendenti (36%) hanno partecipato ad un corso per acquisire le basi di un comportamento consapevole che non esponga l’azienda ad inutili rischi.

 

“I risultati dell’indagine condotta presso le Pmi, confermano che nelle nostre imprese c’è timore ma non consapevolezza, perché manca ancora la percezione dei rischi e delle vulnerabilità”, ha detto Bevilacqua. “Viviamo quotidianamente immersi nel mondo digitale, che si interseca con quello reale. Dobbiamo acquisire nuovi modelli comportamentali che tengano conto dei pericoli provenienti dal cyberspazio e ci permettano di evitarli o di minimizzarli. La conoscenza di questi pericoli è il primo passo per salvaguardare i nostri dati e quelli delle aziende per cui lavoriamo”.

David Bevilacqua, Yoroi
David Bevilacqua, Yoroi

Se per oltre il 60% dei cittadini il concetto di sicurezza informatica è legato ad un generico senso di protezione, nel mondo del lavoro acquisisce un significato più preciso. Per oltre la metà (52%) di liberi professionisti e piccoli imprenditori è infatti associato ad una soluzione informatica che protegga dati e informazioni. Per la maggior parte di questi (28%) è l’antivirus, per il 10% la protezione dei dati, per l’8% è la sicurezza del PC, per il 6% si tratta di una soluzione firewall.

La consapevolezza di poter essere oggetto di attacco informatico è alta (90% degli intervistati) e il timore principale è legato al furto di dati (48%), seguito dalla perdita dei dati (10%) e virus (8%).
Mentre l’80% dei professionisti intervistati dichiara di utilizzare sistemi di prevenzione, i più «temerari» (che non utilizzano alcun sistema di prevenzione per possibili attacchi) sembrano essere i titolari (18,9%), under 30 anni (31,3%) residenti in Centro Italia (40%).

In caso di un serio disastro informatico, il 64% dei liberi professionisti ritiene di disporre di procedure adeguate da utilizzare per il ripristino delle attività, mentre il 26% non saprebbe come comportarsi. Il 6% ritiene eventi del genere praticamente impossibili nel proprio studio.

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