4 settembre, vent’anni fa nasceva Google

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Google acquisisce Apigee

Il 4 settembre del 1998 è andato online il motore di ricerca oggi più utilizzato che ha contribuito a fare di Google (Alphabet) un colosso da 110 miliardi di dollari

Lo ricordo ancora come fosse ieri. All’epoca, nel 1998, si lavorava su Internet con le linee ISDN e si navigava con Netscape, sfruttando Altavista e Yahoo! che era semplicemente una directory di ricerca.

In quei giorni (il 4 settembre 1998 è infatti il giorno in cui viene fondata Google a Menlo Park), invece, ci radunammo tutti (eravamo solo in tre a Web Marketing Tools) attorno al computer e Alberto Bregani mi disse: “Mario, è incredibile, prova a fare una ricerca qualsiasi con questo nuovo motore!”.

I risultati furono già a prima vista esaltanti e da allora – difficile poter sostenere il contrario – quasi tutti preferimmo utilizzare il nuovo motore di ricerca, frutto del lavoro di Larry Page e Sergey Brin tra il 95 e il 98, vent’anni fa.

L’origine del nome Google oramai la conoscono tutti: il Googol indica un numero con cento zeri, ed è stato assegnato da un matematico. Google ha continuato a macinare fatturati ma così come Amazon, partita con il business della vendita online dei libri, si è trasformata nel colosso cloud che è oggi, Google – partita proprio offrendo semplicemente il motore di ricerca – oggi gestisce la metà del mercato pubblicitario online, è protagonista assoluta nelle soluzioni legate all’AI, governa con il proprio sistema operativo mobile Android praticamente i 3/4 del mercato degli smartphone.

Concorre e sfida Microsoft nell’offerta cloud per l’ufficio con G Suite. Ad allargare anche solo un poco lo sguardo e osservare l’azienda nel complesso, che si chiama Alphabet, ben si comprende come sembra quasi che parte della spinta propulsiva di innovazione che ha caratterizzato i secondi anni Novanta e i primi Anni Duemila è ancora ben concentrata nella testa dei due fondatori. 

110 miliardi di fatturato e oltre 60mila dipendenti con l’ascesa di Google rimarchiamo comunque anche la fine dell’innocenza della Rete.

In fondo Big G, con o senza volerlo, è a tutti gli effetti un importante monopolio in grado di ‘assecondare’ i desiderata, rispondere come un oracolo, ma anche limitare le prospettive quando i risultati delle interrogazioni, come vuole l’algoritmo, si ‘attestano’ su quanto si sa già o si è già consultato. Il mondo rifugiandosi su Google, non sembra, ma resta sconosciuto.   

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