Amazon nel mirino: fa tanti utili, beneficia di sgravi e non paga tasse federali

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L’Institute on Taxation and Economic Policy mette sotto la lente Amazon, i suoi utili, gli sgravi e le tasse federali. A New York si parla ancora del quartier generale del colosso di Jeff Bezos

L’affare Amazon-New York si fa sempre più fitto e intricato. Non si è ancora placata la polemica sul quartier generale del colosso a New York, dove esponenti politici hanno evidenziato malcontenti e situazioni un po’ troppo a favore, che sul colosso si abbatte un’altra grana. Questa volta è l’Institute on Taxation and Economic Policy a fare i conti in tasca ad Amazon.

Negli ultimi due anni record di utili per la società ma, sul rovescio della medaglia si trova il motivetto di un vecchio ‘disco rotto’: mai pagato tasse federali e, al contrario, la società ha messo le mani su milioni di dollari di rimborso grazie a sgravi e crediti di imposta. I conti del think tank progressista, sul colosso di Jeff Bezos, arrivano spiega l’Ansa, “mentre le polemiche per la ritirata di Amazon da New York non accennano a allentarsi. Per lo studio, Amazon non ha pagato tasse federali su 11,2 miliardi di dollari di utili nel 2018, ma ha ricevuto un rimborso d’imposta da 129 milioni”.

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Dunque, a conti fatti, secondo gli esperti, sembrerebbe che Amazon abbia goduto di un’aliquota federale di circa il -1%. E lo stesso è successo nel 2017. “Amazon paga tutte le tasse richieste” afferma Amazon all’Ansa. In Usa, il 20% delle famiglie più povere pagano un’aliquota dell’1,5%. “Bezos avrebbe dovuto cercare di convincere i critici” scrive il sindaco di New York, de Blasio, tornando a esprimersi sulla decisione di Amazon di abbandonare il piano di una sede nella Grande Mela.

Secondo Silicon.it, con la nomina a membro di controllo delle autorità pubbliche del senatore Michael Gianaris, che rappresenta il quartiere di Long Island City nel Queens dove Amazon vuole costruire il suo secondo quartier generale, sembra proprio aver preso slancio l’opposizione a questa costruzione. Secondo quanto riporta Silicon.co.uk, la nomina, che deve essere approvata, conferirebbe a Gianaris il potere di veto sull’accordo, che afferma di opporsi a causa dei 3 miliardi di dollari (2,3 miliardi di sterline) di incentivi fiscali statali e municipali che sarebbero promessi ad Amazon. La società, dal canto suo, ha promesso di creare 25mila posti di lavoro ben retribuiti in 10 anni.

Ma Gianaris sostiene che altre società, come Google e Apple, hanno lanciato ambiziosi progetti di espansione a New York senza sostanziali agevolazioni fiscali, argomento recentemente distaccato dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg.

Nel frattempo, la società ha dichiarato di avere ripensamenti sull’accordo a causa della inaspettata ostilità dei residenti del Queens.

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