Apple bene, l’iPhone no. E Tim Cook lo riconosce

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Apple fa registrare un buon primo trimestre fiscale, ma non per iPhone. Tim Cook analizza le cause e riconosce il fattore prezzo come fattore critico, ma il primo imputato sarebbe il mercato dei cambi

Solo un giorno fa abbiamo riportato i dati di Canalys per il mercato degli smartphone, non certo premianti per Apple. La Mela, per la prima volta da tanti anni prevede di riuscire comunque a festeggiare i risultati del primo trimestre del 2019 ma per la prima volta ed in modo netto non potrà farlo proprio a causa di iPhone. 

I ricavi grazie ad iPhone sono in calo a doppia cifra (il 15 percento), mentre crescono quelli sui servizi (del 19 percento) in attesa poi dell’esordio della piattaforma ‘in stile Netflix’ ma con la Mela morsicata. Da iPhone nel trimestre sono arrivati 10 miliardi di dollari in meno (da 61 del primo trimestre 2018 a 51 mld dell’attuale).

Invece è cresciuto il mercato degli indossabili del 33 percento e anche quello di iPad del 17 percento. Non ha aiutato il dollaro forte che ha reso i prodotti di Apple ancora più cari in alcune aree (di sicuro la Cina), ma un calo delle vendite di iPhone così importante non è possibile attribuirlo solo ai fattori economici esogeni, così come non è possibile farlo nemmeno riversando sulle regolamentazioni più stringenti nei diversi Paesi, quando iPhone è offerto tramite i carrier, perché quelle regole valgono per tutti i brand.

E’ vero che Apple ne beneficia in modo particolare, ma il motivo, quello vero, per cui iPhone ha un grande successo anche tramite gli operatori è esclusivamente la possibilità di diluire il costo di un oggetto che è caro come l’oro pagato sull’unghia. Zdnet riporta infatti alcuni spunti relativi a una chiacchierata tra l’analista Steve Milunovich e Tim Cook, Ceo di Apple. 

Tim Cook (Apple): Non c'è ragione del panico a Wall Street
Tim Cook, CEO di Apple

Cook spiega le scelte di prezzo per iPhone dell’azienda, con iPhone XR posizionato dove lo erano iPhone 8 e 8 Plus all’esordio. E iPhone Xs con un prezzo iniziale identico a quello di iPhone X un anno prima. Xs Max invece fissato a 100 dollari in più rispetto a Xs.

La piccola differenza sarebbe stata amplificata dalle differenze dei cambi, specialmente di quelli dei mercati emergenti. Per Cook quindi i nuovi iPhone non avrebbero venduto meno perché intrinsecamente meno innovativi al punto da spingere comunque al ‘folle’ acquisto, ma per una serie di ragioni tra cui le economie di cambio sono le più importanti.

Di sicuro c’è che mentre Samsung, per facilitare la digestione del prezzo degli smartphone e fidelizzare i clienti da tempo ha sviluppato iniziative come Smart Rent (“noleggio” a lungo termine dello smarpthone con possibilità di riscatto o rinnovo), Apple è rimasta decisamente più rigida nei suoi ‘listini’, per nulla sensibile al concetto che  la cifra da sborsare in Europa e in Italia in particolare per iPhone sia risultata inaccettabile. E’ probabile che nei mercati dove si è ritrovata più svantaggiata l’azienda di Tim Cook corra ai ripari proprio in questo senso.    

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