Apple, buona trimestrale in un futuro incerto

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Buona la trimestrale di Apple, ma non eclatante e il futuro è più incerto di quanto non dicano i risultati. Cupertino fiorisce se riesce a stupire con il suo ecosistema ed è un mestiere sempre più difficile

I risultati di Apple fotografano bene il momento di passaggio, a nostro avviso comune anche ad altri vendor, sono risultati positivi, ma non eclatanti, e potrebbero rappresentare l’ultimo raggio di sole pieno prima dell’arrivo di una perturbazione (anche piccola che sia).

Nel secondo trimestre fiscale di Cupertino (che si conclude il 31 marzo) crescono i ricavi del 16 percento con un EPS (utili per azione) che marca +30 percento. Vale 61,1 miliardi di dollari il fatturato complessivo dell’azienda che viene celebrato da Tim Cook, Ceo di Apple, proprio a partire da iPhone X, “scelto dai clienti ogni settimana nel trimestre di marzo più di ogni altro iPhone, proprio come è stato fatto dopo il lancio di dicembre”

Il board ha approvato l’autorizzazione al riacquisto di azioni per 100 miliardi e un incremento del 16 percento del dividendo trimestrale, mentre il precedente mandato per il riacquisto di azioni del valore complessivo di 210 miliardi sarà completato entro il terzo trimestre fiscale. Perché allora un clima di parziale scetticismo?

iPhone X è l’iPhone più scelto. Perfetto. Tuttavia a distanza di pochi mesi il suo carisma come nuovo punto di riferimento in ambito smartphone è relativamente appannato. Il top di gamma di Apple, molto, molto costoso, tiene il mercato, ma si innesta in un contesto relativamente stanco e maturo. Difficile stupire e senza stupire è difficile innalzare l’asticella del prezzo e farlo digerire. E’ questo il punto per iPhone X.

Non solo, l’ecosistema Apple attuale potrebbe non essere più sufficiente a suscitare l’effetto Wow cui ci ha abituato in passato, ci sono tutti i presupposti quindi per mantenere legati a se i fedelissimi, ma è più difficile conquistare quote di mercato dove conta.

iPhone X

Facciamo un esempio molto semplice e pratico: ci sono non pochi servizi implementati dal competitor Android sugli smartphone top di gamma che offrono di più, sono meglio geolocalizzati per tutti i Paesi e sostanzialmente costano meno.

Pensiamo anche solo all’esempio delle mappe e dei servizi informativi integrati che mancano ancora oggi a Apple. E non sono pochi gli utenti Apple che preferiscono ad Apple almeno uno dei servizi di Big G, che colleziona dati meglio di quanto non faccia la Mela.  

Il ruolo guida di Apple, come riferimento assoluto della migliore esperienza possibile con i nuovi device non è oggi ancora così scontato. Potremmo prendere come esempio di quanto scriviamo anche uno degli ultimi device più innovativi: Apple Homepod vs Google HomePer il primo Bloomberg ha previsto una riduzione di ordini, e avrebbe dimostrato potenzialità inferiori alle attese, il secondo stupisce. La verità è che Google Home e la sua intelligenza sono cresciuti sulla base dei dati raccolti da un installato infinitamente superiore a quello che può vantare Apple. Questo fattore inizia ad avere decisamente un peso da considerare.

Torniamo all’iPhone: gli analisti prevedono in calo le vendite di iPhone nel trimestre fiscale che si è appena aperto (il terzo per Apple), e tuttavia le stime che gli analisti stessi forniscono parlano anche di 54 milioni di iPhone venduti nel trimestre chiuso a marzo, circa 4 milioni di più rispetto ai 50,8 milioni di un anno fa. E’ difficile parlare di “crisi” dell’iPhone con questi numeri, e tuttavia sì, è vero che sono numeri che potrebbero anche non bastare. Apple fiorisce quando riesce a stupire, ed è un mestiere sempre più difficile. 

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