Basilea 2: la solita storia all’italiana

Aziende

Le banche sono pronte, le associazioni di categoria anche. E le imprese? A giudicare dai pareri raccolti da CRN si direbbe un timido "ni". E la storia "dell’ultimo minuto" si ripete. Il 1° gennaio 2007 non è lontano e, paradossalmente, le aziende più preparate sembrano essere quelle più piccol

Un quadro che sembra non fare una piega nell’ambito delle imprese artigiane di piccolo-medie dimensioni, analizzate nell’indagine Fedart Fidi. Ma cosa c’è che non va nel segmento delle aziende che ruotano attorno al segmento dell’informatica? CRN lo ha chiesto ai principali esponenti del settore. “Molte aziende del nostro settore risultano sottocapitalizzate per l’attività che svolgono. Non è un giudizio il mio – dice Matteo Restelli, Direttore Commerciale Gruppo Esprinet – lo dicono i bilanci. Molti imprenditori ex tecnici o ex commerciali, hanno troppo spesso dato poca importanza alla gestione finanziaria dell’azienda. Vista l’estrazione, e quanto i clienti chiedevano, era, o soluzione tecnica o soluzione commerciale, l’obiettivo da perseguire. Già oggi forse e certamente domani, gli istituti di credito e i fornitori chiederanno molte informazioni e le valuteranno per decidere se e quanto credito assegnarci. In altre parole, è finita l’epoca delle offerte con la dicitura “condizioni di pagamento: da definire”. Tutti coloro che dovranno decidere se concederci credito, ci valuteranno: sull’indebitamento, sulla struttura patrimoniale, sulla qualità dei ricavi (non solo sulla quantità), sulla qualità/ tempestività delle informazioni, sul settore di appartenenza, sul rischio paese. Se questi sono gli ambiti di valutazione, dobbiamo tenerne conto in tutto quello che facciamo. Dobbiamo provare a farci pagare con regolarità, a chiarire bene le scadenze e da che cosa dipendono (dalla consegna, dall’installazione o dal funzionamento di un progetto?). Possiamo anche decidere che i nostri clienti proprio non sono disponibili a pagare prima. Allora non ci resta che aumentare i mezzi finanziari della nostra azienda e a prestarli dobbiamo essere noi. Oppure limitare la quantità di business. Dobbiamo metterci d’impegno in maniera seria, così come lo facciamo per le questioni commerciali o tecniche, a usare gli strumenti finanziari (peraltro ci aiuterebbe anche a vedere come il sistema valuta i nostri potenziali clienti). Esprinet ha iniziato dal 2001 con un politica di riduzione dell’indebitamento e i risultati si vedono nei bilanci. Lo scorso anno abbiamo ridotto i termini di pagamento, perché dovevamo migliorare la nostra situazione finanziaria, ma anche per cominciare a far sì che i rivenditori si rendessero conto in maniera tangibile che la situazione stava cambiando. Concludendo con una nota di ottimismo: se da un lato ci sono un sacco di preoccupazioni, debbo con piacere sfatare questo mito negativo del rivenditore incapace e insensibile a ogni sollecitazione. Esistono molti rivenditori seri, che guadagnano, che pagano alle scadenze, che da anni hanno comportamenti professionali e che certamente potranno fare emergere la differenza tra il loro modo di lavorare e gli improvvisatori. Noi certamente il credito lo stiamo dando a chi dimostra serietà. Con un sistema così veloce il fermarsi per insoluti fa perdere un sacco di opportunità e preclude nuove opportunità di business”. Aziende attente ai dettami della normativa già da un paio d’anni stanno mettendo mano ai bilanci stando attente a non scontrarsi contro il famoso rating delle banche. “Le banche ci hanno messo in guardia sugli indici patrimoniali: come ruotano i crediti, come si debba trovare un equilibrio finanziario tra quelli che sono gli investimenti e i finanziamenti a medio lungo termine rispetto a quelli che sono i finanziamenti da richiedere per investimenti a breve termine”, ha sottolineato Gianni Moriani, Presidente di Computer Var. “Finalmente le aziende italiane devono entrare in un ambito europeo spogliandosi dell’abito di nazione del terzo mondo. Gli standard di Basilea 2 – sottolinea Edoardo Bolzani, Presidente Rds – sono attivi da parecchi anni e ora ci vengono imposti. È inutile nascondersi dietro una foglia di fico: le aziende italiane dovranno migliorare il rating! Punto! Penso al rating come a un fattore imprescindibile dall’azienda, quasi come un elemento che entrerà d’obbligo nel biglietto da visita. Dal canto loro, le banche italiane hanno un problema di sofferenza terribile e devono sistemarlo, pretendendo dalle aziende una situazione tale da abbassare questa situazione di sofferenza che ci contraddistingue negativamente verso le altre banche europee”, conclude Bolzani. “Uno dei pilastri dell’accordo internazionale prevede che le banche segmentino il loro portafoglio clienti in base al profilo di rischio, utilizzando modelli sofisticati di rating interno. Ciò determina un cambiamento sostanziale nei rapporti tra banca e impresa dal momento che a parità di rischio le imprese che sapranno fornire informazioni esaustive sull’andamento di gestione potranno acquisire un vantaggio competitivo sulla concorrenza. Gli elementi che contribuiscono alla determinazione del rating – spiega Luca Chiarito, Direttore Global Financing Ibm Italia – costituiscono per le imprese una variabile strategica per analizzare la bontà e l’efficienza delle proprie scelte finanziarie, il rating stesso un elemento fondamentale per l’accesso al credito ed il finanziamento della crescita aziendale. Per questo motivo è prevedibile uno spostamento del focus manageriale sulla finanza d’impresa. Ecco quindi che le aree di attenzione che le imprese dovranno considerare per superare l’esame del rating sono rappresentate dalla struttura patrimoniale, dalla situazione finanziaria (in particolare il cash flow e la struttura dell’indebitamento) e infine dalla redditività dell’azienda. Per mantenere alto il proprio rating alle imprese è richiesto non solo di saper effettuare una corretta pianificazione finanziaria ma anche di saper condurre tempestivamente le opportune scelte finanziarie: per scegliere, per esempio, come acquisire un bene occorrerà considerare non solo gli evidenti vantaggi fiscali ma anche i relativi impatti patrimoniali dell’opzione di leasing rispetto all’acquisto. Qualunque scelta organizzativa, operativa e di investimento – precisa Chiarito – dovrà essere presa in un’ottica di capacità prospettica dell’azienda di creare valore e di mantenere un determinato equilibrio patrimoniale e finanziario. La finanza d’impresa assumerà pertanto un ruolo importante, decisivo quando siano in gioco anche le opportunità di crescita esterne e per permettere alla domanda di finanziamenti di incontrare una offerta che certamente esiste ma ora si è posta regole di ingaggio precise e innovative rispetto al passato”. “Noi possiamo intervenire sugli aspetti operativi: la Banca d’Italia deve farsi garante in prima istanza di una capacità di esposizione verso il mercato e verso i clienti. Devono essere in grado di fornire dei criteri di internal rating di autovalutazione e affermare il grado di sicurezza che possono offrire al mercato. Leggere in modo intelligente la normativa – dice Daniela Fabi, Industry Marketing Manager Finance di Microsoft Italia – significa rispondere meglio ai clienti sia in termini di opportunità di costi per la banca sia su capacità di evoluzione dei sistemi su basi e architetture capaci i valorizzare investimenti già fatti. Le grandi imprese e banche hanno capacità di investimento e risposta alla normativa che le tutela in termini di tempo e qualità, ne soffriranno un po’ le piccole e medie imprese, però in questo le banche si stanno attrezzando come canale di offerta di servizi e consulenza per le Pmi. Microsoft sta mettendo a punto dei sistemi che consentano alla banca di offrire strumenti integrati che coinvolgano le Pmi, gli studi di commercialisti per elaborare i bilanci conformi alla normativa e per accedere a linee di credito. Si crea un ecostiema in cui le parti più deboli sono tutelate e inserite in un circolo che crea cultura”, conclude Fabi.

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