CFO 2.0: da uomo dei numeri a strategic business man

Aziende

Un report 2018 di Business International fotografa il ruolo dei CFO in azienda e la strategia che ruota attorno alla richiesta delle fonti di finanziamento. Balza all’occhio il ricorso a incentivi all’innovazione (piano impresa 4.0, ecc.)

CFO 2.0, il cambiamento del ruolo di queste figure, in azienda, è molto evidente e risulta dal report 2018, sul futuro dei CFO realizzato da Business International  che ha coinvolto circa 100 CFO, curato da Marco Allegrini, Professore Ordinario di Economia Aziendale all’Università di Pisa e Direttore del Master CFO organizzato dall’Università di Pisa e da Andaf.

Da uomo dei numeri (nella accezione più riduttiva e quasi spregiativa per la quale veniva etichettato bean counter) a strategic business partner. Sempre più, nella ricerca è sottolineato il coinvolgimento del CFO nel supportare il CEO e il board nella valutazione delle strategie e nel controllo dell’attuazione delle stesse. I risultati della survey confermano tutto questo nel punto in cui, tra le priorità più diffuse nell’agenda del CFO vi è il supporto al processo decisionale/strategia con utilizzo di insight, seguita dalla gestione dei rischi strategici ed operativi emergenti. Questi cambiamenti implicano anche una trasformazione delle competenze richieste al CFO; sempre più saranno richieste le capacità di “lavorare con maggiore sinergia” con gli altri C-suites, di “analizzare e convertire i dati in business insight per il CEO” e di “facilitare l’innovazione e la trasformazione del business”.

Dall’indagine emerge la priorità indicata dalle aziende del campione nei confronti delle tematiche di innovazione dei sistemi e innovazione tecnologia, così come di quelle relative all’efficienza organizzativa e alla riduzione dei costi. Si può ritenere che i vari provvedimenti legati al concetto di Industria 4.0, volti a stimolare la digitalizzazione delle imprese anche nei processi produttivi, abbia inciso su questa percezione. I temi relativi alla sostenibilità, nella netta maggioranza dei casi non sono percepiti come una priorità, presumibilmente per il presupposto che solo un’azienda organizzata e profittevole potrà poi dedicarsi anche al pieno soddisfacimento dei vari stakeholder. Oppure, un’altra interpretazione plausibile è che tali questioni non sempre interessano direttamente l’ambito di attività del CFO.

Fonte: Business International

I normali e ordinari strumenti di finanziamento che portano a un incremento dell’indebitamento finanziario netto, quindi delle coperture finanziarie per il capitale investito netto, non sono solitamente indicati tra le priorità. Così, l’emissione di titoli obbligazionari e dei cosiddetti mini bond sono segnalati da non più del 20% dei CFO. Questo dato è interpretabile alla luce della preminenza del canale bancario con strumenti di finanziamento diretti verso l’impresa.
Analogamente, anche gli strumenti o le iniziative volti al rafforzamento del patrimonio netto non riscuotono particolare interesse, come si vede dalla frequenza dell’opzione “allargamento capitale fondi di investimento/private equity” (12%) e quotazione (17%). Queste risposte sono d’altra parte coerenti con una mentalità imprenditoriale abbastanza diffusa nel nostro Paese, non sempre favorevole all’ampliamento dell’assetto proprietario con ingresso di nuovi soci, estranei all’entourage dell’imprenditore-fondatore e della sua famiglia.

È interessante notare che i CFO indicano come prioritarie, al fine del reperimento di risorse finanziarie, le azioni nella gestione operativa del business: l’ottimizzazione dei costi (il percorso più diffuso tra i rispondenti) e del capitale circolante netto operativo, tramite “nuovi accordi commerciali con fornitori e clienti” e lo “smobilizzo di crediti incagliati/NPL”.
I CFO indicano con una certa frequenza le operazioni straordinarie, come quelle di M&A e di “rinegoziazione degli accordi con istituti di credito”, dove la prima rappresenta un percorso di crescita esterna e non organica e la seconda una manovra straordinaria per ridurre il fabbisogno finanziario in prospettiva. Allo stesso tempo, gli obiettivi degli strumenti di finanziamento pongono all’ultimo posto l’indipendenza dai partner bancari, segno ancora dell’importanza degli istituti di credito nell’ambito dei finanziamenti.

Fonte: Business International

Un’altra fonte di finanziamento di natura non ricorrente, che riscuote indubbio interesse, è costituita dal ricorso a incentivi all’innovazione (piano nazionale Impresa 4.0, agevolazioni fiscali, contributi a fondo perduto es. Horizon 2020). Un altro elemento rilevante che emerge dalla survey, riguarda la piena consapevolezza dei CFO sull’impatto della nuova economia digitale sulle aziende e sulle attività da questi compiute. Emergono, infatti, le priorità della digitalizzazione dei processi amministrativi e della innovazione dei sistemi ed innovazione tecnologica.

Coerentemente con queste priorità, il CFO intende portare avanti iniziative nell’area AFC riguardanti la dematerializzazione, la supply chain finance e lo sviluppo dei sistemi di Business Intelligence e Analytics. Dal punto di vista finanziario, il CFO persegue gli obiettivi dell’ottimizzazione dei flussi finanziari e la liberazione delle liquidità tra le priorità, in linea con un approccio sempre più “cash-flow oriented” nella gestione del business. Per il reperimento di risorse finanziarie, i CFO indicano come prioritarie le azioni nella gestione operativa del business, come l’ottimizzazione dei costi, o nella gestione straordinaria (M&A).

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