Commercio elettronico, la direttiva del 2000 è da aggiornare

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Nell’ambito di un convegno tenutosi presso la Camera dei Deputati è emersa la necessità di attualizzare la direttiva n.31 del 2000, quella che regola il commercio elettronico

La direttiva europea sul commercio elettronico, varata nel 2000 dal parlamento e dal consiglio europeo, va modificata. Da più parti, da più eventi si alza la voce circa una revisione di questa direttiva alla luce del profondo cambiamento che il commercio elettronico ha avuto in questi anni. Sono passi ormai 18 anni dal 2000 ed esperti del settore si sono fatti carico di ri-sottolineare questa esigenza. Sia che si parli di vendita di beni materiali sia di immateriali, il concetto non cambia, ma cambia nella sostanza l’incontro della domanda e dell’offerta e soprattutto degli attori. Sono nate piattaforme come Subito.it che prevedono interazioni tra aziende e privati, ma anche tra privati e privati oppure c’è differenza sul fatto che si possa prenotare un albergo online dall’acquisto on line di un bene fisico che viene recapitato a casa dell’acquirente.

da sinistra: Marcello Sorgi, Fabrizio Carotti, Carlo Solimene, dirigente Polizia postale

Insomma, il mondo degli acquisti in rete ha avuto notevoli evoluzioni e per questo, proprio di questi giorni un incontro alla Camera dei Deputati sull’uso responsabile della rete e tutela dei diritti dal quale è emerso ancora come “si pretenda di gestire qualcosa di nuovo con uno strumento vecchio, la direttiva 31 del 2000”.

Così ha detto Davide Rossi, direttore generale Aires, a margine di questo incontro. Rossi è promotore di molte iniziative sia a favore di un commercio elettronico fiscalmente corretto, sia di regole che stabiliscano il corretto sviluppo di una trattativa. “Leggendo oggi la direttiva – spiega – ci si rende conto che si commetterebbe un errore se si pensasse di uniformare le varie realtà imprenditoriali presenti oggi sul mercato coni modelli di commercio differenti sotto l’unico cappello delle ‘piattaforme’ – spiega Rossi – Facebook, Amazon eBay sono nate negli ultimi anni e sarebbe sbagliato uniformarne la definizione.

Davide Rossi, direttore generale Aires e presidente di Optime

Quindi, a mio avviso, bisognerebbe segmentare la definizione, anche in ragione della nascita delle piattaforme che vendono beni materiali o immateriali. Si pensi – continua Rossia quanto è differente prenotare, per esempio, un albergo online rispetto all’acquisto online e alla spedizione a casa di un bene materiale: sono entrambi acquisti online ma non possono essere messi, normativamente, sullo stesso piano. E ancora, si pensi alle piattaforme che mettono in relazione due privati, oppure un privato e un’azienda…La responsabilità, in entrambi i casi va regolamentata”, spiega Rossi.

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