Commissione Ue: Stop ai documenti di identità senza dati biometrici

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Una delle proposte della Commissione Europea di questi giorni dovrebbe portare a una riduzione della diffusione di documenti falsi e quindi puntare a una normazione della sicurezza a carattere internazionale

Stop ai documenti di identità senza dati biometrici (impronte digitali e immagini del volto). E’ questa una delle proposte della Commissione Europea diffusa in questi giorni che dovrebbe portare a una riduzione della diffusione di documenti falsi e quindi puntare a una normazione della sicurezza a carattere internazionale.

Queste norme Ue, secondo quanto riferisce Radiocor, dovrebbero essere in linea con quelle di sicurezza minima internazionale, portando a una riduzione del numero di cittadini europei che a oggi posseggono carte a lettura non automatizzata. Secondo stime, sarebbero infatti 80 milioni gli europei in questione. In sintesi, la Commissione ha affermato che le “carte d’identità dei cittadini Ue (di età superiore a 12 anni) e le carte di soggiorno dei loro familiari cittadini di paesi terzi comprenderanno dati biometrici, ossia impronte digitali e immagini del volto, che saranno conservati in un chip inserito nel documento”.

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La Commissione Europea vuole dati biometrici nei documenti di identità

Proseguendo con questa lettura, la Commissione auspica l’eliminazione rapida ma graduale delle carte d’identità non conformi, alla data di scadenza o almeno entro cinque anni, e delle carte meno sicure (quelle che non si prestano alla lettura automatizzata) entro due anni. Secondo Radiocor, il regolamento proposto non introduce carte d’identità obbligatorie, ma si limita ad aggiornare gli elementi di sicurezza di quelle esistenti, lasciando interamente ai singoli Stati membri il compito di disciplinare altri elementi relativi agli aspetti formali delle carte d’identità nazionali.

Quanto all’attività antiterrorismo, la Commissione propone con una direttiva che le autorità nazionali e gli uffici per il recupero dei beni possano accedere direttamente, caso per caso, alle informazioni sui conti bancari contenute in registri centralizzati nazionali. Obiettivo: scoprire in quali banche sono conservati i conti di una persona sospetta.

Grazie a salvaguardie in materia di protezione dei dati, le autorità di contrasto potranno consultare solo informazioni limitate sull’identità del titolare del conto bancario e solo in casi specifici di terrorismo o di forme gravi di criminalità. Inoltre si prevede una cooperazione più stretta tra le autorità di contrasto nazionali e le unità di informazione finanziaria (Uif) e tra gli Stati membri; fra l’altro, le autorità di contrasto potranno chiedere informazioni o analisi finanziarie, compresi dati su operazioni finanziarie, alle Uif e queste ultime potranno chiedere alle rispettive autorità nazionali competenti informazioni in materia di contrasto alla criminalità.

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