Copia privata: attenzione alle ricadute di un ‘cartello’ fatto per legge

Autorità e normativeNormativa
Corte di Giustizia UE: la copia privata non va confusa con l'Equo compenso

Presso il Comitato Consultivo per il Diritto d’Autore, ente tecnico del Mibac, si tiene una audizione sullo schema di dm sul compenso per copia privata. Rossi: improponibile l’obbligo di esporre gli importi del compenso per copia privata in tutte le fasi della commercializzazione

Si sta tenendo presso il Comitato Consultivo per il Diritto d’Autore, ente tecnico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac), una audizione in merito allo schema di decreto ministeriale, che è stato sottoposto alle associazioni di categoria e riguarda il compenso per copia privata, redatto in seguito alle decisioni del Consiglio di Stato in una sentenza del 2017.
Secondo l’Agenzia giornalistica AgCultLa riscrittura della norma si era resa necessaria dopo la sentenza del Consiglio di Stato dell’ottobre 2017 che, recependo le indicazioni della Corte di Giustizia, aveva annullato l’art. 4 dell’Allegato tecnico del decreto ministeriale 30 dicembre 2009 di determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi, contemplato anche nel successivo decreto 20 giugno 2014, rimettendo al Mibac il compito di disciplinare nuovamente la materia”.

Secondo una prima analisi del provvedimento, abbiamo contattato Davide Rossi, esponente di spicco di Aires e di Optime, che è presente alla discussione. Dopo una prima lettura del provvedimento, Rossi, che ha premesso soddisfazione a che “il Governo ascolti le categorie interessate prima di emettere un provvedimento che le riguarda”, ha espresso qualche perplessità su alcune delle soluzioni proposte. “In particolare – afferma – mi sembra del tutto improponibile l’obbligo di esporre gli importi del compenso per copia privata in tutte le fasi della commercializzazione. Questo – continua – avrebbe l’unico effetto di far ricadere sui consumatori un onere che trova giustificazione solo nella misura in cui viene pagato dai produttori e importatori dei beni soggetti a questo onere (telefonini, chiavette, hard disk, ecc.)”.

Davide Rossi

In sostanza, secondo Rossi, inserire questo onere in decreto vuol dire farlo pagare al consumatore. E, ancora peggio, questo decreto potrebbe diventare ‘un cartello fatto per legge’ che “obblighi i soggetti a porre in essere un comportamento che, se lo facessero di per sè, sarebbero sanzionabili da una logica anticoncorrenziale”.

Sugli sviluppi dell’incontro vi aggiorneremo appena ci sono elementi.

Per capire cosa sia la copia privata ci siamo rifatti ad AgCult: “La Copia Privata è il compenso che si applica sui supporti vergini, apparecchi di registrazione e memorie in cambio della possibilità di effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d’autore. In questo modo ognuno può effettuare una copia con grande risparmio rispetto all’acquisto di un altro originale oltre a quello di cui si è già in possesso.
Prima dell’introduzione della copia privata, non era possibile registrare copie di opere tutelate. In Italia, come nella maggior parte dell’Unione europea è stata concessa questa possibilità, a fronte di un pagamento forfetario per compensare gli autori e tutta la filiera dell’industria culturale della riduzione dei loro proventi dovuta alle riproduzioni private di opere protette dal diritto d’autore realizzate con idonei dispositivi o apparecchi. L’entità del compenso tiene conto del fatto che sui supporti si possa registrare anche materiale non protetto dal diritto d’autore. SIAE riscuote questo compenso e lo ripartisce ad autori, produttori e artisti interpreti”.

Read also :
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore