Copyright, riforma bocciata, se ne parla a settembre

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Direttiva Copyright affossata con 318 voti contrari e 278 favorevoli. Il testo sarà rivisto a settembre, gli editori parlano di vittoria dei giganti del Web. Non è così. Il tema del diritto d’autore nel mercato unico digitale resta un problema complesso che il testo non avrebbe risolto

L’assemblea del Parlamento Europeo riunita a Strasburgo ha votato contro quello che sarebbe dovuto essere l’avvio dei negoziati tra Parlamento, Commissione UE e Consiglio per la Direttiva sul Copyright nel mercato digitale unico. 

A settembre il testo tornerà in aula per essere riesaminato e votato, ma al momento si parla di un vero e proprio “affossamento”. E ora la sensazione è quella di essere tornati al punto di partenza. 
Singolare però che l’assemblea, in un certo senso rispecchiando il dibattito all’interno dell’unione, si sia sostanzialmente divisa in due con i no prevalenti (318, contro i 278 favorevoli).

Hanno prevalso i timori di coloro che pensano che come formulato, il testo avrebbe messo in serio pericolo la libertà di espressione e di link. In questi giorni, abbiamo visto come anche in Italia le forme di protesta siano state tra le più svariate con Wikipedia Italia che ha sostanzialmente oscurato le informazioni per allarmare il pubblico su quanto si sarebbe votato a Strasburgo, per renderle ora invece, a Direttiva bocciata, di nuovo navigabili. 

Relatore del testo discusso e bocciato oggi a Strasburgo
Relatore del testo discusso e bocciato oggi a Strasburgo

Dopo il voto il relatore Axel Voss ha commentato: “Mi dispiace che la maggioranza dei deputati non abbia sostenuto la posizione che io e la commissione giuridica abbiamo preparato. Ma ciò fa parte del processo democratico. Torneremo sul tema a settembre con un ulteriore valutazione per cercare di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, aggiornando nel contempo le norme sul diritto d’autore per il moderno ambiente digitale”. 

Tra i commenti di questi giorni anche la valutazione di alcuni quotidiani per cui il testo era da vedersi come una legge a favore degli editori che avrebbe danneggiato l’editoria. Resta il problema: con autori ed editori che hanno perso sostanzialmente una serie di diritti e un’altra serie di possibilità di valorizzare il business su cui comunque sono impegnate importanti risorse. 

Il testo, nella sua forma di Direttiva, NON approvato era composto complessivamente da 24 articoli, che si sarebbe poi dovuto declinare attraverso leggi nazionali. Tra gli articoli più interessanti quello dell’articolo 3 per cui la tecnologia che oggi viene utilizzata per analizzare e catalogare grandi quantità di immagini e informazioni sarebbe stata limitata nell’utilizzo per soli scopi di ricerca e scientifici e ancora l’articolo 13, quello relativo ai filtri automatici che avrebbero dovuto controllare i contenuti caricati da chiunque per impedirne la pubblicazione nel caso in cui si fosse ravvisata una violazione del diritto d’autore.

Pur inizialmente fraintesa sembra sia stata fortemente avversata anche l’idea della link tax, non sarebbe stato un balzello ma semplicemente un contributo dovuto agli editori per poter sfruttare, in seguito alla pubblicazione da parte di chi produce l’informazione, link e snippet. La link tax avrebbe rappresentato una vera e propria forma di compenso per chi indicizza le notizie che non ha creato e così facendo intercetta pubblico. 

Il voto contrario di oggi è la conferma che la soluzione a un problema reale, ma davvero complesso, come quello del Copyright sul Web, non si è ancora trovata e che le ricette spicciole non potrebbero mai funzionare. Internet semplicemente è nata senza regolamentazione.

Forse quello del diritto di autore e del copyright è uno degli ultimi problemi che assillava la mente dei fondatori (contrari infatti alla Direttiva). Tra i commenti più duri, quelli del Presidente dell’Associazione degli Editori Europei, secondo cui a vincere sono ancora una volta solo i giganti del Web. Pensiamo che anche questa sia una valutazione semplicistica di un problema che il testo comunque non sarebbe riuscito a normare correttamente.

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