Data Protection Day 2019, gli utenti il primo anello debole

Autorità e normativeSorveglianza

Dall’entrata in vigore del Gdpr si contano più di 95mila ricorsi, ma il primo anello debole nelle protezione dei dati sono proprio gli utenti finali. Alcune riflessioni in occasione del Data Protection Day 2019

Il Consiglio d’Europa nel 2006 ha lanciato l’iniziativa del Data Protection Day da celebrare ogni 28 gennaio. E’ la data della famosa Convenzione 108  ora aggiornata e aperta alla firma dal 10 di ottobre 2018 come Convenzione 108+.

Oggi, nell’era del GDPR questa data assume una valenza tutta particolare perché rappresenta la prima occasione per fare il punto proprio sul Regolamento della protezione dei dati a circa otto mesi dall’entrata in vigore con tutti i suoi effetti.

Si parla di circa 95mila denunce di violazione, proprio a partire dal 25 di maggio dello scorso anno, esse daranno origine a possibili altrettanti procedimenti di cui è difficile prevedere peso ed esiti finali.

Non solo, il Gdpr e le relative sanzioni per le inadempienze del caso potrebbero rivelarsi esiziali per le nostre PMI, ma – anche alla luce delle più recenti sanzioni – non sembra in grado di imporre un cambio di rotta effettivo a chi dei nostri dati ha fatto davvero ragione di business.

Privacy e GDPR, il regolamento rappresenta un significativo passo avanti, ma non riesce ancora a garantire di per sé il corretto trattamento dei dati.

E questo senza nemmeno entrare nell’ordine delle idee per cui la stessa produzione delle informazioni, poi utilizzate liberamente dai big dell’economia dei dati, potrebbe essere occasione per pensare a una serie di regole complessive in grado di generare un regolamento che coniuga le gestione dei dati personali, con la stessa gestione dei diritti d’autore e questo perché la sfera social ha svelato la reale attiguità dei problemi. 

Se pensiamo alla nostra esperienza quotidiana, con il numero di autorizzazioni rilasciate semplicemente mettendo un segno di spunta, sui siti Web come sui moduli cartacei, difficilmente possiamo pensare che il Gdpr abbia all’atto pratico precise conseguenze per tutti.

Spesso, infatti, l’utente collega l’erogazione del servizio all’accettazione di qualsiasi condizione, e lì terminano le preoccupazioni legate all’utilizzo dei dati.

E’ vero, la prima minaccia alla nostra privacy, siamo proprio noi stessi, noncuranti di tutte le informazioni che immettiamo in rete, più o meno protette, magari da password scelte a caso, deboli, e infine quasi del tutto noncuranti anche quando effettivamente sono offerte le possibilità di modificare, seppur parzialmente le modalità con cui le società poi gestiscono i dati che ci riguardano. Si parla oggi di Privacy by Design, è ancora un modello di approdo, lontano: quando il business è rappresentato dai dati e vengono meno le possibilità di condividere le intelligenze sfruttate nella gestione degli stessi, per esempio la loro governance tramite strumenti di AI, è solo una chimera pensare con i codici di condotta di arginare pratiche già ampiamente diffuse.  

Da qui a nostro avviso la ‘debolezza’ intrinseca alla protezione dei dati.
Di questi argomenti se ne parlerà anche anche alla Conferenza Internazionale prevista a Bruxelles che avrà il merito di collegare il tema della protezione dei dati agli stessi principi democratici.    

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