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Modem libero, facciamo il punto con gli esperti

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I 30 giorni della Consultazione Pubblica AGCOM per il modem libero sono terminati. Abbiamo raccolto il parere degli esperti sul problema già risolto o in via di soluzione in altri Paesi, purtroppo ancora estremamente attuale in Italia

In più occasioni su ITespresso abbiamo affrontato il tema del “modem libero“, ovvero della possibilità/diritto per tutti gli utenti di sottoscrivere un contratto per la banda larga con i diversi provider riservandosi però l’opportunità di utilizzare un modem/router di proprio gradimento, per tutti gli utilizzi possibili della banda e ovviamente anche per i servizi di telefonia IP.

Sembra un diritto scontato ma non lo è per nulla, e non poter esercitarlo sta danneggiando sensibilmente il mercato. Per questo è nata la Free Modem Alliance, un’alleanza che riunisce al suo interno AIIP, AIRES Confcommercio, Allnet, Assoprovider, Mdc, Vtke e ModemLibero.it. per la tutela della net neutrality. A Febbraio sul tema abbiamo assistito all’annuncio della Consultazione Pubblica di AgCom ed erano gli stessi giorni in cui è nata Free Modem Alliance.  Ora siamo agli sgoccioli: i 30 giorni fissati sono scaduti e si è in attesa del responso. Tutti buoni segnali e passi avanti.

Secondo l’Alliance la attuali pratiche commerciali di buona parte dei più importanti operatori telco violano il diritto degli utenti di scegliere liberamente gli apparati di collegamento ad Internet, come i modem router. La regolamentazione europea è chiarissima e sancita dal Regolamento EU 2015/2120, in altri Paesi infatti è stata già del tutto recepita. Non in Italia. Ora in questo contributo abbiamo voluto raccogliere i pareri degli esperti su questo tema e vi proponiamo quindi la nostra analisi con la guida principe proprio di Vtke, l’Associazione dei fabbricanti dei terminali di comunicazione e gli interventi di AssoProvider e ModemLibero.it.

Perché in Italia si è creata questa situazione?

Secondo Vtke, con il passaggio alle reti di nuova generazione, l’utilizzo di terminali obbligatori ha in qualche modo accentuato la pratica di alcuni operatori di rete italiani. Ciò sarebbe stato possibile anche perché molti utenti finali non sapevano e non sanno che non è così in un mercato delle telecomunicazioni liberalizzato. Inoltre, molti utenti finali erano e non sono ancora consapevoli del fatto che già nel 2016 l’Unione europea ha esplicitamente concesso loro il diritto di utilizzare le apparecchiature terminali di loro scelta.

Gli utenti finali italiani non sono comunque  gli unici a non poter esercitare il diritto di scegliere liberamente la propria apparecchiatura terminale (ad esempio il router) perché diversi operatori di rete non lo consentono. Purtroppo, il blocco degli ISP è un fenomeno piuttosto diffuso, anche se tutti gli utenti finali nell’Unione europea hanno il diritto di utilizzare le apparecchiature terminali di loro scelta (cfr. articolo 3 del regolamento (UE) n. 2015/2120).

Ora siamo in una fase decisamente interlocutoria, infatti per garantire che il diritto degli utenti finali alla libera scelta delle apparecchiature terminali sia attuato in modo coerente e rigoroso, diversi Stati membri dell’UE hanno adottato o stanno adottando misure di regolamentazione per garantire pienamente la libera scelta delle apparecchiature terminali.

Il 20 febbraio l’On. Catalano ha tenuto una conferenza stampa sul tema, ma per gli utenti la situazione in un certo senso è ancora bloccata, anche perché non è per nulla alla portata di tutti installare il proprio modem/router senza la conoscenza di alcuni parametri per una corretta configurazione.

La fotografia attuale della situazione vede quindi l’autorità di regolamentazione AGCOM aver avviato la consultazione pubblica (cui abbiamo già fatto riferimento) sulle possibili misure per la libera scelta delle apparecchiature terminali. Si tratta di un passo importante apprezzato dagli attori di mercato ma – avverte Vtke –  allo stesso tempo servono misure normative effettivamente in grado di garantire che gli utenti finali possano scegliere liberamente quale terminale utilizzare in tempi brevi.

Quali sono gli interessi degli operatori?

Sul tema è chiamata a rispondere Assoprovider che spiega: gli operatori del digitale non debbano essere considerati un  corpo unico perché su molti temi vi possono essere tra di essi interessi e comportamenti totalmente divergenti, la più evidente delle differenziazioni riguarda il potere di mercato posseduto dall’operatore e tipicamente chi ha un rilevante poter di mercato tende ad attuare politiche che limitino la libertà di mercato e quindi che limitino la libertà di migrazione dei propri utenti verso altri operatori.  Per contro la libertà di migrazione dell’utente è indispensabile per ogni operatore  di piccole dimensioni che voglia crescere. 

Noi siamo, inoltre, convinti che per gli operatori il controllo della connessione possibile attraverso un’infrastruttura in pratica uniformata fino al domicilio, rappresenta una leva di marketing importante ma dal punto di vista tecnico non è un fattore rilevante perché anche con modem/router di terze parti configurati secondo i parametri corretti l’operatore potrebbe utilizzare tranquillamente qualsiasi sistema di diagnostica. Piuttosto è vero che con una scatola “chiusa” vengono eliminati dei costi di approccio al cliente e di customer care, ma in pratica a spese del cliente stesso che è meno libero. 

VTKE – Associazione dei fabbricanti di terminali di telecomunicazione (VTKE, Verbund der Telekommunikations-Endgerätehersteller)

Vtke conferma la nostra opinione e cita gli esempi positivi degli Stati Uniti e della Germania che dimostrano come non vi sia  alcuna ragione tecnica che impedisca la libera scelta delle apparecchiature terminali.

La libera scelta delle apparecchiature terminali ripristinerà la concorrenza per il miglior dispositivo terminale presente sul mercato. Inoltre, gli utenti finali ne trarranno vantaggio potendo scegliere tra una gamma più ampia di dispositivi terminali innovativi e di alta qualità.

Gli utenti finali con un dispositivo terminale “gratuito” in questo scenario riceveranno lo stesso servizio e lo stesso sostegno degli utenti finali che utilizzano un dispositivo terminale fornito dal loro gestore di rete.

E il mercato dei modem liberi ne risente. L’analisi di Vtke è interessante al proposito: L’obbligo per gli utenti finali di utilizzare un terminale fornito dall’operatore di rete ha un impatto negativo significativo sul mercato delle apparecchiature terminali. I dati raccolti da AIRES per la prima metà del 2017 mostrano che le vendite di dispositivi terminali “gratuiti” sono diminuite di oltre il 30%. Ciò è tanto più notevole se si considera che il numero di connessioni a banda larga continua ad aumentare e che quindi sempre più persone hanno bisogno di un terminale.

Quali sono le proposte per superare l’empasse?

In generale – risponde Vtke – il diritto degli utenti finali alla libera scelta delle apparecchiature terminali dovrebbe essere applicato in modo coerente. Ciò significa che i gestori di rete devono lasciare ai loro clienti la facoltà di decidere attivamente se utilizzare un terminale acquistato autonomamente o fornito dal gestore di rete. L’uso di un terminale scelto autonomamente deve essere non discriminatorio, nel senso che gli utenti finali devono essere in grado di utilizzare tutti i servizi concordati contrattualmente con un dispositivo terminale “gratuito”.

Pertanto, per installare il loro dispositivo terminale e configurare i servizi, hanno bisogno di tutte le credenziali di accesso necessarie che devono essere fornite dal loro operatore di rete. Inoltre, i gestori di rete devono pubblicare le specifiche tecniche delle loro interfacce di accesso alla rete in modo adeguato e coscienzioso. I produttori di apparecchiature terminali hanno bisogno di queste informazioni per sviluppare e realizzare prodotti che funzionino senza problemi sulla rispettiva connessione.

Alcuni di questi obblighi esistono già nella legislazione italiana e dovrebbero essere rispettati in modo coerente (e non accade). Altre misure regolamentari (come una definizione chiara e univoca del punto terminale della rete che lo colloca nella “presa a muro”) devono essere adottate quanto prima dall’autorità competente.

Sul diritto al modem libero si doveva intervenire subito

Abbiamo avuto l’impressione, come giornalisti, che il lasso di tempo in cui si è “lasciato fare” e cioè le telco sono potute entrare nelle case degli italiani con la proposta più semplice è stato relativamente lungo, non si è letto il pericolo.

Secondo Vtke la pratica dell’ISP lock si è effettivamente  insinuata nel tempo. E questo ora rende ancora più importante l’intervento immediato dell’autorità di regolamentazione. Per questo l’associazione ha apprezzato l’iniziativa dell’AGCOM e vuole motivare l’autorità a ripristinare pienamente la libera scelta delle apparecchiature terminali in Italia.

Modemlibero.it

ModemLibero.it, da noi sollecitata a intervenire sul tema per fare qualcosa di concreto chiosa: “Sull’operato delle compagnie telefoniche sarà l’AGCOM ad intervenire e in caso sanzionare i comportamenti illeciti”. Gli autori del progetto hanno lavorato da tempo alla sensibilizzazione degli utenti finali in merito al diritto di libera scelta del terminale di accesso a internet.

Quello che ha mosso la nascita del progetto è stata, infatti, la presa di consapevolezza che la stragrande maggioranza degli utenti non fosse al corrente di un diritto che è a tutti gli effetti sancito dalla normativa e si trovasse a subire l’imposizione di un router/modem a seguito della stipula di un contratto con gli operatori telefonici. E’ per questo che ModemLibero.it ha deciso di mettere in piedi un progetto di divulgazione e informazione rivolto ai consumatori finali, sfruttando i canali di comunicazione – tradizionali e social – per diffondere informazioni sul tema.

I frutti di questo lavoro cominciano a vedersi: ogni giorno ModemLibero.it è in contatto con tantissimi utenti che scrivono via mail, facebook, o tramite il sito, per avere maggiori informazioni e linee guida su come agire. Un piccolo traguardo, per quanto si sia coscienti che la strada verso una piena conoscenza e rivendicazione del diritto alla libertà di scelta sia ancora lunga.

Poter scegliere è più semplice di quanto si pensi

Una soluzione per mettere d’accordo tutti, sarebbe anche potuta passare, secondo noi, dalla proposta diretta da parte degli operatori ai propri clienti di un nutrito elenco di modelli tra cui scegliere. Un passo certo migliore della situazione attuale in cui il modello è unico, anche se certo di compromesso e lo sottolinea anche Assoprovider che al riguardo spiega il valore degli “standard” che rappresentano la migliore delle possibilità per tutti di fare bene, anche secondo le leggi di mercato.

AssoProvider

La ragione ultima degli standard di interfacciamento (che sono definiti da organismi nazionali e sovranazionali ) è la interoperabilità tra prodotti realizzati da produttori distinti e questo  è un prerequisito indispensabile affinché esista il libero mercato e che vi sia  una maggiore scelta a disposizione del consumatore.

Se l’obiettivo di un operatore fosse  soltanto quello di  servire al meglio i propri clienti e non  quello di trovare un modo surrettizio con cui impedirne la migrazione sarebbe egli  stesso il primo ad implementare sulla propria rete interfacce in grado di supportare il più elevato numero possibile  di prodotti diversi acquisibili anche autonomamente dall’utente.

E’ sorprendente che nel 2018 vi siano operatori (tutti accomunati dall’avere un  significativo poter di mercato)  che invece di dichiarare che la propria rete può operare con tutti gli apparati aderenti ad un opportuno standard internazionale si preoccupano solo di dichiarare che la propria rete è ottimizzata per gli apparati da essi forniti.

In ogni caso al di la delle dichiarazioni degli operatori che cercano la chiusura del mercato oggi esistono diversi prodotti che possono interfacciarsi con tutti i  principali operatori a livello non solo italiano ma anche planetario.
Il vaso di Pandora delle reti TLC monopolistiche è stato rotto molti anni fa e per fortuna è un vaso difficile da richiudere almeno fino a quando esisteranno operatori  e produttori di apparati  indipendenti.

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