ebay passa all’azione e denuncia Amazon per sottrazione (illecita) di rivenditori

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eBay deposita presso il tribunale di Santa Clara la denuncia contro Amazon accusata di aver cercato di sottrarre illecitamente rivenditori alla piattaforma del colosso delle aste online

eBay perde la pazienza e deposita, presso il tribunale di Santa Clara in California, la denuncia contro Amazon, accusata di aver cercato di sottrarre illecitamente rivenditori alla piattaforma eBay utilizzando un proprio sistema di messaggistica. eBay, a inizio mese, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Radiocor, avrebbe già inviato una lettera ad Amazon, intimandogli di interrompere questa presunta pratica.

Ma, a quanto pare, così non è andato, se la società di aste online si è vista ‘costretta’ a bussare alle porte del tribunale. Secondo eBay, questa pratica continuava da circa due anni e, in modo certosino, il colosso guidato da Jeff Bezos avrebbe messo a punto un vero e proprio piano per intrufolarsi e “sfruttare il sistema interno di email dei membri di eBay”. Sempre secondo l’agenzia di stampa, stando al sito di aste online, ad essersi macchiati di queste pratiche sono stati i rappresentanti commerciali di Amazon in Usa, Regno Unito, Francia, Spagna, Italia, Australia e Singapore. 

Amazon sotto la lente e nel mirino di un sistema che da un lato sembra un asso pigliatutto, dall’altro fa storcere il naso ai concorrenti e principali rivali. E’ di qualche tempo fa, un’interessante disamina di Davide Rossi, direttore generale e consigliere Aires, che descriveva così il modello competitivo di Amazon. “il modello Amazon è competitivo solo se monopolista perché se si è un pure player il modello Amazon non è sostenibile, sia a livello ecologico, sia tecnologico sia a livello di costi. Non è pensabile che un pure player possa permettersi le consegne a domicilio del cliente per singoli colli, quando anche per Amazon diventa sconveniente a livello economico ed ecologico. Non è accettabile – affermava Rossi  – che ci sia un operatore che abbia un modello di sviluppo che funzioni nella misura in cui diventi monopolista”. Rossi fa anche un discorso di delocalizzazione e regolamentazione fiscale. “Servono regole uguali per tutti – sottolinea – deve prevalere il senso che spostare la sede amministrativo/fiscale all’estero non sia più conveniente perché ci sono norme che rischiano di essere vincolanti per chi decide di restare in Italia e non per chi risiede all’estero”.

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La logistica di Amazon

Rossi rilevava un altro fenomeno legato alla ‘fine’ dei negozi tradizionali e lo spostamento dei lavoratori in realtà come Amazon. In particolare, spiegava come “Se da un lato, queste realtà, come anche Google, Facebook, erano viste come una manna per l’Italia, oggi ci si rende conto che il clima non è poi così roseo: se da un lato sono state perse risorse pubblicitarie tra Tv e giornali, dall’altro, sul fronte del commercio, per cento dipendenti persi nei negozi tradizionali, che comunque con fatica hanno tenuto, dieci sono finiti alla corte di Amazon come magazzinieri”. Ecco quindi che si apre un nuovo capitolo, quello dei salari. Siamo in America, fonte è The Economist, nelle grandi e piccole città degli Stati Uniti in cui Amazon apre centri di distribuzione la diminuzione dei salari è un fenomeno comune. Secondo quanto riporta la rivista Internazionale, “le cifre del governo dimostrano che questo calo è in media del 3%. In tutti i posti in cui l’azienda è presente, i suoi dipendenti guadagnano il 10% in meno dei colleghi impiegati altrove

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