Amazon paga 100 milioni, effetto domino sulle tasse per i giganti del Web?

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Il fisco italiano chiede il 15% sul miliardo di profitti a Google

Amazon, Facebook, Google e Apple… I giganti del Web e dell’e-commerce al tavolo delle trattative con il fisco. Alla fine esistono due pesi e due misure e i conti tornano solo per i grandi. Spremute fino all’osso le Pmi che non hanno potere “contrattuale” davanti all’Agenzia delle Entrate

La serie di fatti e accordi  che ci ritroviamo ad analizzare in queste ore riguardo la tassazione dei giganti del Web e di alcuni vendor (come Apple) è colma di paradossi e contraddizioni. A ottobre Amazon è stata condannata dalla UE a pagare dalla 250 milioni di tasse – possiamo dirlo? – “diversamente” versate, e quanto si cerca di recuperare finirà nel Paese che ha promosso proprio l’accordo che ha consentito i vantaggi fiscali (Lussembrugo).

E’ intanto di pochissimi giorni fa l’accordo tra Jeff Bezos e il nostro fisco per chiudere l’oneroso contenzioso versando 100 milioni di euro che servirebbero a chiudere definitivamente 5 anni di “evasione” o “elusione” come la si voglia chiamare (2011-2015).

In questo modo Amazon si prepara anche il terreno per sbloccare la possibilità di stringere accordi preventivi  per la tassazione dei prossimi anni. A questo caso si aggiungono quello di Google di maggio, per 306 milioni di euro, e sempre in questi giorni anche quello di Facebook, che accetta ora la tassazione italiana dei contratti pubblicitari locali. 

Apple da par suo a inizio dicembre ha già trovato il suo accordo con l’Irlanda. Con quel Paese, la Mela, oltre a fruire di un sistema di tassazione “agevolato” da una serie di benefici fiscali, era arrivata al punto di dover pagare praticamente solo millesimi percentuali sugli immensi profitti fatturati in Irlanda, con una serie di stratagemmi.
E in questo caso si è infine arrivati a stabilire che tutto il valore delle vendite contabilizzate in Irlanda sarà tassato in Irlanda.

Il Fisco indaga su Amazon
Amazon paga 100 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate, ora via libera per gli accordi preventivi dei prossimi anni

E’ evidente come emerga da diversi casi che proprio quei Paesi che hanno consentito agevolazioni fiscali significative, ora che si tratta di ricondurre le posizioni alla normalità, siano di fatto sostanzialmente gli unici Paesi ricompensati per questa loro condotta. Per una volta, possiamo dirlo, noi italiani non possiamo proprio essere accusati di avere tenuto comportamenti degni della furbizia per cui saremmo famosi nell’UE.

Ed effettivamente è abbastanza singolare anche come tutti gli accordi di pacificazione con il Fisco alla fine si risolvano per i grandi del Web sì in un esborso, ma generalmente inferiore rispetto effettivamente al dovuto. 

Se il comportamento di Amazon, Google, Apple, Facebook effettivamente si basa sulla capacità di sfruttare le migliaia di pieghe e anfratti tra i quali il codice consente di nascondersi, è incredibile come lo stesso codice si dimostri debole con i forti e prepotente con i più deboli. Provate a chiedere alle nostre Pmi quanto è possibile “concordare” con il Fisco, quando semplicemente sbagliano.

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