Facebook sposta gli utenti negli USA, per evitare il GDPR

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Mark Zuckerberg svuota il data center irlandese lasciandovi solo gli account dei residenti europei. In questo modo sotto il controllo del GDPR resteranno solo 370 milioni di utenti

Mark Zuckerberg ne sa una più del diavolo, e l’ultima mossa pensata per sottrarre il tesoretto di dati degli utenti dal GDPR è degna del migliore giocatore di scacchi.
Da un lato il fondatore multimiliardario di Facebook si mostra rispettoso e disponibile con le commissioni di inchiesta (negli Usa) – qui in Europa vedremo – dall’altro ha già pensato a come fare in modo di lasciare in pasto ai rigidi regolamenti europei solo una minima parte del patrimonio di informazioni di Facebook.

Poteri e benefici del cloud computing permetteranno quindi a Zuckerberg di spostare 1,5 miliardi di utenti fino ad ora gestiti nella sede irlandese di Dublino in California. E’ questa la cifra degli utenti sparsi nel mondo (dal Sud Africa all’estremo Oriente) che possono essere trasferiti dai data center irlandesi a quelli Californiani.

La mossa permetterebbe a Zuckerberg di dover tenere sotto l’egida del GDPR solamente 370 milioni di utenti, quelli europei. Possiamo ben comprendere che di aver manifestato rispetto per l’iniziativa GDPR europea che è già in vigore, e matura le sanzioni dal 25 di maggio, a Zuckerberg non costi poi molto.

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I dati degli utenti non UE verranno spostati dal data center Irlandese in California, in questo modo sfuggiranno al controllo del GDPR oltre 1,5 miliardi di account di utenti extra europei

Gli update alla sicurezza di cui si è parlato molto in questi giorni iniziano ad arrivare, anche il nostro account è stato sollecitato a rivisitarli nel week end, ma certo è evidente la volontà del CEO di non volersi lasciare imbrigliare dalle pastoie regolamentative della Vecchia Europa.

Così della sede irlandese, che ovviamente non verrà affatto smantellata,  rimarranno tutti i benefici fiscali, ma non le noie della privacy per le quali la sede competente sarà spostata in California.

L’attenzione per evitare di rimanere con in tasca tantissimi dati effettivamente inutilizzabili da un lato documenta come il GDPR sia considerato dai grandi social un ostacolo effettivo al mercato selvaggio delle informazioni, dall’altro potrebbe nel tempo portare ad una valutazione delle info tutelate dai regolamenti europei come meno redditizie e quindi nel tempo significare anche minori investimenti.

Una preoccupazione che solo apparentemente dovrebbe lasciare indifferenti. A rigore tutti preferiamo una privacy migliore, nella pratica non è così scontato che la cosa piaccia a chi di pubblicità e profilazione vive.   

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