FinTech, le Banche (italiane) dormono, i colossi del Web no

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I fornitori di servizi finanziari devono ripensare e trasformare il modo in cui il settore opera e fornisce valore. I tempi si stringono, e i colossi del Web come Google e Amazon, oltre ad essere fornitori di soluzioni (in cloud) stanno affilando le armi

E’ la parola del momento, quella in grado di scuotere anche i più pigri dirigenti degli istituti finanziari: con il termine FinTech si indica la fornitura di servizi e prodotti finanziari erogati attraverso le tecnologie più innovative messe a disposizione dell’ICT. Chi pensava che cloud computing, analytics, IoT, big data e blockchain fossero argomenti che non riguardavano le banche ora non dorme più sonni tranquilli.

Lo conferma anche la Banca d’Italia che in una recente ricerca ultimata alla fine dell’anno scorso spiegava: “Fintech investe il mercato del credito, dei servizi di pagamento e delle tecnologie a supporto dei servizi bancari e finanziari; modifica la struttura dei mercati finanziari per l’ingresso di start-up tecnologiche, dei “giganti” della tecnologia informatica e dei social media e richiede una risposta strategica da parte delle imprese già presenti”. Ma aggiungeva anche: “Nonostante la dichiarata attenzione e il numero non trascurabile di iniziative censite (283), la limitata portata degli investimenti programmati (135 milioni di euro) testimonia la rilevanza ancora comparativamente modesta del settore in Italia.I maggiori vincoli allo sviluppo di Fintech, secondo le istituzioni intervistate, sono riconducibili alla significativa onerosità degli investimenti a cui corrispondono profitti attesi ritenuti al momento incerti in ragione sia del potenziale sviluppo del mercato, la cui domanda non è considerata ancora sufficientemente matura, sia dell’incertezza sull’evoluzione futura del quadro regolamentare”.

Insomma, la migliore conferma che i nostri istituti di credito hanno capito ancora poco o nulla della portata disruptive di quello che accadrà a breve. 
Dietro l’angolo Google, Amazon, Facebook ed Apple stanno affilando le armi. E non siamo convinti che possano reggere a lungo le considerazioni di chi sostiene che è andata loro bene perché fino ad oggi i colossi non si sono assunti rischi ma hanno semplicemente agito come intermediari.

Il dubbio che non andrà così arriva da una semplice constatazione. I colossi del Web entreranno, e in parte sono già, in questo mercato, sulla scorta di un patrimonio di dati in fase di costruzione, che le Banche non hanno ancora imparato minimamente ad utilizzare.

Intesa SanPaolo, per esempio, che possiamo considerare ben strutturata, e con i servizi al cliente finale relativamente in linea con le aspettative – comunque un modello di riferimento –  mostra pur con le sue eccellenze il difetto tipico dei pachidermi che reagiscono al cambiamento e non riesce ad innestare innovazione nei prodotti finali in tempi accettabili.

Intanto arrivano anche in Italia servizi super smart come quelli di Revolut, tra le prime realtà Fintech in break even a Londra. La gente insomma è diventata decisamente più smart di quanto abbiano saputo fare le banche, che in alcuni casi allineano solo ora i servizi in filiale a quelli disponibili con l’home banking che pure era stato uno dei primi cavalli di battaglia con cui dagli anni 2000 si riusciva a immaginare come sarebbe stato il futuro.

Ora sembra tardi, per le banche nostrane, mentre realtà come Google, Facebook, Apple, e Amazon hanno dato un’accelerata nei sistemi di pagamento (si pensi anche solo alla possibilità di digitalizzare sugli smartphone le carte di credito), e si preparano ad offrire servizi a basso rischio che di sicuro sapranno fare leva sulla mole di dati in loro possesso di natura diversa da quella in possesso degli istituti tradizionali ma resa comunque proficua e dinamica mentre sui Big Data dei correntisti le Banche hanno dormito sonni pesanti. 

Scott Mulins -
Scott Mullins – Head of Worldwide Financial Services Business Development in Amazon Web Services

Un esempio di come si stanno muovendo i Big lo offre Amazon, di cui riportiamo la riflessione sulle sfide aperte dal cloud nel settore FinTech di Scott Mullins, Head of Worldwide Financial Services Business Development in Amazon Web Services. Spiega Mullins come le parole “veloce”, “conveniente” e “senza seccature” raramente vengano associate a prodotti finanziari.

Tuttavia, tendenze più ampie stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende offrono nuove esperienze e si impegnano con i clienti in tutto il settore. Gli attuali differenziatori di business sono possibili grazie ai progressi della tecnologia fornita dal cloud (pensiamo ai chatbot).

E riducendo gli ostacoli all’innovazione, quali i costi, il time-to-market e la sicurezza, il cloud consentirà  ai fornitori di servizi finanziari di ripensare e trasformare il modo in cui il settore opera e fornisce valore. Prosegue Mullins: “L’attuale passaggio al cloud come “new normal” per la diffusione delle tecnologie per le applicazioni finanziarie sta creando condizioni di parità per le organizzazioni di tutte le dimensioni che si stanno affrettando a cogliere le sfide e le opportunità che esistono oggi sul mercato”.

Mullins individua quindi tre sfide principali aperte dal cloud in questo ambito Fintech e in perfetta collisione con la nostra riflessione iniziale. La prima è sui processi. Essere un’azienda di grandi dimensioni può rappresentare un vantaggio, ad esempio permette l’accesso a numerosi dati relativi ai clienti, ma può anche contribuire a rendere un’organizzazione meno agile dei nuovi operatori attivi nel mercato. Spiega Mullins: “Le banche, gli assicuratori e i gestori patrimoniali consolidati devono bilanciare le grandi dimensioni con la capacità di reagire agilmente ai cambiamenti del mercato e di rispondere rapidamente alla richiesta dei clienti di servizi più veloci, semplici e con migliore qualità. Le infrastrutture e i processi IT legacy complessi tendono a isolare i dati nei silos, portando le organizzazioni a perdere opportunità di capitalizzare sui processi decisionali basati sui dati per il trading, la gestione del rischio, la sorveglianza delle frodi e persino potenziali fusioni e acquisizioni”. 

Il cloud è abilitante nell’innestare velocità di reazione in ogni realtà, bisogna però sfruttare tutte le possibilità di analisi in tempo reale che offre per la segmentazione dei clienti, lo studio dei prezzi, lo sviluppo dei prodotti e il cross-selling, utilizzando sistemi di analisi, visualizzazione, memorizzazione e altri tool di gestione (si pensi all’esperienza di una realtà come Starling Bank (su cloud Amazon).  

RobinHood – Come investire annullando il costo delle transazioni

La seconda sfida riguarda le esigenze di scalabilità e sicurezza in ambito FinTech. L’EY FinTech Adoption Index dice che l’anno scorso già il 33 percento dei consumatori ha utilizzato almeno un servizio fornito da realtà FinTech ma indica anche come queste realtà lavorino alacremente per incrementare la propria quota di mercato e fornire servizi a valore aggiunto in tempi rapidi a un numero maggiore di utenti. Un esempio è Robinhood.

E’ una startup la cui unicità è data dalla possibilità di effettuare transazioni a costo zero, la disponibilità di una app per il mobile trading che garantisce un’esperienza d’uso molto semplice e la possibilità di aprire un conto di intermediazione in meno di quattro minuti. L’azienda ha registrato una crescita di clienti costante e ha recentemente annunciato di aver raggiunto tre milioni di conti registrati, di aver gestito 100 miliardi di dollari in transazioni e di aver fatto risparmiare agli investitori 1 miliardo di dollari in tasse di transazione – il tutto con solo 100 dipendenti.  

E siamo all’ultima sfida, secondo Mullins: garantire con facilità il rispetto di requisiti complessi e la conformità normativa. Conclude Mullins:“Il cloud fornisce la risposta a molti problemi normativi sia per le organizzazioni finanziarie affermate che per le start-up FinTech, in quanto tutti richiedono le più solide capacità di sicurezza e conformità per soddisfare gli obblighi normativi, proteggersi dalle minacce e infondere fiducia nelle parti interessate. Le autorità di regolamentazione necessitano inoltre di una tecnologia sicura, agile ed efficiente per migliorare la propria sorveglianza e il proprio sostegno al sistema finanziario. Per rispondere alle dinamiche di mercato in rapida evoluzione, la Financial Industry Regulatory Authority (FINRA) ha deciso di trasferire oltre il 90% dei propri volumi di dati nel cloud per catturare, memorizzare e analizzare un flusso quotidiano di 37 miliardi di record”.

Quasi naturale che la prospettiva di AWS, cloud pubblico sempre e comunque, sia di offrire una prospettiva per cui non solo il cloud è la normalità, ma addirittura possa esserlo il cloud pubblico. Le ampie certificazioni e accreditamenti di sicurezza, la crittografia dei dati e la forte sicurezza fisica contribuiscono a rendere l’infrastruttura IT più sicura, mentre l’automazione riduce le possibilità di errore umano e fa risparmiare tempo e capitale. Non sarà così ma certo i progetti FinTech potrebbero partire in modo più veloce anche così. 

Le nostre Banche dovrebbero darsi una bella scossa, perché sappiamo bene che Amazon nel DNA ha sempre avuto di testare sulla propria pelle le soluzioni cloud proposte, per poi fare il mercato. Potrebbe accadere così anche in ambito FinTech. Con tutti quelli che arrivano secondi, che in verità arrivano ultimi.

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