Fuchsia sarà molto più di un semplice successore di Android

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Fuchsia sostituirà Android da qui a cinque anni. Il cambiamento più rilevante sarà lo spostamento dal sistema di interazione touch a quello basato sul riconoscimento vocale

Android ha dato moltissimo a Google. Ha permesso  la vittoria pressoché completa nel mercato smartphone, perché è il sistema operativo non solo più utilizzato, ma con un market share oggi di dominio assoluto (85 percento contro circa il 15 percento di Apple). Google, mentre imperversa la polemica per la multa UE per abuso di posizione dominante, sta però già lavorando al Progetto Fuchsia. Nel team ci sono circa cento ingegneri, non pochi padri anche di Android, come per esempio Matias Duarte. 

Fuchsia nascerà per superare i limiti di Android, per offrire un unica esperienza di visualizzazione su dispositivi di diagonale diversa, maggiore sicurezza (si parla di chiavi utente crittografate, e protezione della privacy più granulare), grazie anche ad aggiornamenti più frequenti, e soprattutto nuova esperienza nell’interazione vocale.

L’architettura del nuovo OS vedrà anche l’utilizzo di un nuovo kernel, Zircon, che dovrebbe rappresentare il superamento delle limitazioni Java attuali, e finanche dei kernel Linux con cui il debito su Android era sostanzioso, per quanto riguarda l’interfaccia utente e le app il kit di sviluppo principe è invece Flutter che permette di scrivere anche per Android e iOS.  

Non è una novità di questi giorni, il progetto Fuchsia, online c’è codice già dal 2016 (su ITespresso ne abbiamo parlato anche nel corso dell’anno successivo), ma la sfida ora è del tutto avvincente perché Google con il nuovo OS vuole offrire un unico sistema per qualsiasi tipo di device offerto: dagli altoparlanti, ai dispositivi Chrome OS, agli smartphone.

Obiettivo? Un’unica piattaforma anche per in ambito smart home, per una maggiore omogeneità non solo di esperienza e funzionamento, ma anche di raccolta dei dati, da qualsiasi device Google si decida di adottare in casa propria.

E’ in questo che Google, al momento, non teme confronti. Nell’aver raggiunto una pervasività globale (non c’è praticamente quasi alcun ritardo nel rilascio delle soluzioni a livello globale, a differenza di quanto invece riesce a fare Apple e anche Samsung, ancora alle prese con le localizzazioni di Bixby).

Fuchsia – Il logo con cui al momento è identificato il nuovo OS di Google

Un lavoro comunque delicato, perché Fuchsia necessariamente impatta anche sulle timeline dei vendor partner, ed è vitale mantenere  l’allineamento per non perdere proprio il dominio sul device che promette di più anche per i prossimi anni, lo smartphone.

Un lavoro ancora più delicato proprio per le controversie con l’UE e il tema della privacy, mentre in questo ambito il concorrente diretto, iOS ha molto meno da temere, così come ha meno da temere riguardo una possibile frammentazione e eventuali disallineamenti.

Semplicemente quest’ultima non è una possibilità in casa Apple, perché tutti sono invitati ad aggiornare appena possono, in tempi rapidi, e quando non è più possibile farlo, questa stessa cosa viene interpretata quasi come la scadenza naturale che indica il momento di un nuovo acquisto.     

Qual è in ogni caso il cambiamento radicale che porterà Fuchsia? E’ lo spostamento del baricentro da un’esperienza touch ad un’esperienza vocale, non è poco. 

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