Gartner, non ci sono Smart City senza CIO e cittadini smart

Autorità e normativeGovernance
Gartner: Le Smart City useranno 1.6 miliardi di IoT nel 2016

Alla base dei progetti di maggior successo per le Smart City c’è un approccio dal basso verso il basso, basato sulla comunità, dove i cittadini sono parte integrante della progettazione delle città intelligenti

Il coinvolgimento dei cittadini è fondamentale per il successo delle Smart City. Sembra un’ovvietà eppure il primo frutto delle riflessioni degli analisti a Gartner Symposium di Dubai è proprio questo.

L’intuizione è ovviamente più articolata: si vuole sottolineare come le iniziative “smart” non possano riguardare semplicemente modelli ottimizzati di traffico, la gestione dei parcheggi, i sistemi di illuminazione intelligente, piuttosto l’unica strada virtuosa da seguire si sta rivelando quella di “un approccio dal basso verso il basso, basato sulla comunità, dove i cittadini sono parte integrante della progettazione e dello sviluppo di città intelligenti, e non un approccio politico di tipo top-down con chi è alla guida delle città che si concentra esclusivamente sulle piattaforme tecnologiche”.

Bettina Tratz-Ryan RVP di  Gartner

Sono le parole utilizzate da Bettina Tratz-Ryan RVP di  Gartner. La prima riflessione, forse un po’ scontata è “magari gli amministratori fossero effettivamente concentrati sulle piattaforme tecnologiche”, la sostanza invece è che le Smart City possono avere possibilità di successo solo se effettivamente generano un miglioramento dei servizi quotidiani, ben oltre la semplice sperimentazione a macchia di leopardo, miglioramento che deve essere percepibile nell’esperienza. Il cambio di passo, oltre l’adozione di tecnologie legate ad AI e machine learning è insomma l’effettivo miglioramento dei servizi.

Non solo, non si riuscirà a far decollare nessuna Smart City se manca il dialogo cittadino-amministrazione indispensabile anche per dare priorità all’evoluzione “smart”.  Gartner ovviamente parte da considerazioni di livello “ideale”.

Sottolinea come già oggi l’apprendimento automatico e i chatbot vengano utilizzati per coinvolgere cittadini in questo dialogo (cosa che rimarca ulteriormente il ritardo delle nostre realtà). Le città che stanno valutando le opportunità offerte da tecnologie potenzialmente dirompenti come l’AI per l’assistenza agli anziani, la guida autonoma, i robot di consegna ci sono già, anche se non sono sostanzialmente le nostre.

Non solo, iniziano a fiorire casi d’uso emergenti per blockchain per le transazioni e per la tenuta dei registri. Rimarca Traz-Ryan: “Dato che le analisi e le informazioni sui dati acquisiscono sempre più valore grazie all’approfondita analisi e all’apprendimento, gli algoritmi di dati diventeranno l’elemento essenziale per creare servizi incentrati sugli utenti”. 

Resta una domanda importante e cioè chi dovrebbe innestare questa dinamica virtuosa. Secondo Gartner spetterebbe ai CIO: “I cambiamenti nella mentalità dei cittadini iniziano dalle amministrazioni che cambiano la propria mentalità”. Tanto semplice come risposta quanto difficilmente cavalcabile. In Italia il piano di Agenda Digitale sostanzialmente afferma che la politica potrebbe trovare le soluzioni ai problemi delle persone nel digitale

Per i CIO (quanti sono in grado nelle nostre amministrazioni?) significherebbe: (a) Identificare le priorità, a partire dalla comprensione dei problemi che hanno un effettivo impatto diretto sui cittadini e applicare le tecnologie per risolvere questi problemi. Per esempio si potrebbe iniziare con allineare i dati e le informazioni raccolte attraverso l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per soddisfare le esigenze specifiche di cittadini e aziende.

(b) Significherebbe anche essere consapevoli. Consapevoli del divario digitale (con una popolazione sempre più anziana, e una popolazione giovane che manifesta un approccio alle cose anche più smart di quello dei CIO) per prestare uguale attenzione ai problemi dei cittadini con meno competenze IT.

(c) Significherebbe lavorare alla trasparenza dei dati: i CIO dovrebbero lavorare solo su open data che garantiscano l’accesso a tutte le parti interessate in una città.
(d) Un ultimo passaggio è ancora più interessante. Significherebbe approdare all’utilizzo di metriche certe e KPI per spiegare i benefici legati alle Smart City e attrarre così nuovi “sponsor”. Obiettivo ambizioso, che non trova pronte le nostre amministrazioni.  L’esperta di Gartner chiosa: “La chiave del successo dei CIO è proprio  la costruzione di obiettivi mediante lo sviluppo di indicatori di prestazioni (KPI) che rilevino le priorità e misurino il successo e l’impatto”.

Sembra un percorso difficile, e sostanzialmente ancora lontano da noi,  ma assolutamente benefico e dinamico per smuovere gli scenari. 

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