Gay (Anitec-Assinform): Perchè l’innovazione non è in cima ai pensieri del Governo?

Autorità e normative
Assinform: Cloud e IoT trainano il mercato digitale italiano, ma non compensano i ritardi

Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, intervenuto a Roma alla presentazione dello studio ‘Il Digitale in Italia’ ha espresso preoccupazioni e auspici affinché la macchina Italia, già avviata, prosegua verso una crescita ancora maggiore

Serve stabilità politica per spostare verso il basso lo spread, sostiene Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. C’è chi è d’accordo, c’è chi non lo è, sostenendo che si tratti solo di formule speculative fini a se stesse, ma di fatto oggi, imprese e privati si sono messi alla finestra. Tuttavia, seppure indirettamente, lo spettro di un passato, nemmeno troppo lontano, in cui le imprese avevano dato i primi segnali di plauso a iniziative di governo c’erano stati. Si pensi a come venne accolto, trasversalmente, il piano Calenda su Industria 4.0. Secondo Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, intervenuto a Roma alla presentazione dello studio Il Digitale in Italia, realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con NetConsulting cube, “Oggi non c’è da mettere in moto una macchina ferma, ma di dare più velocità a una macchina già in movimento. Non solo è ripresa la domanda di digitale, ma ne è migliorata la qualità, grazie al peso crescente delle componenti più evolute.  IoT, Cybersecurity, Cloud, Big Data, Servizi Web e Mobile Business, sono cresciuti nel loro complesso del 16,7% nel 2017 e promettono, a condizioni costanti di crescere del 16,5% medio annuo sino al 2020, trainando l’intero mercato, a partire dal software e dai servizi generati in Italia, a tutto vantaggio dell’innovazione di prodotti, servizi e processi”, ha detto Gay.

Marco Gay

Quindi cosa non gira ancora nel nostro Paese, se i presupposti di una crescita ci sono? L’incertezza sul futuro dei programmi di incentivo al digitale e il fatto che i programmi di innovazione non siano in cima alla lista dei pensieri del Governo. Sempre Gay, infatti, ha dichiarato:“Siamo preoccupati e delusi. Sorge il dubbio che l’innovazione non sia in cima alle priorità del Governo: dimezzati gli incentivi di Impresa 4.0 e quelli in ricerca e sviluppo, cancellato il superammortamento, scomparsa istruzione e formazione digitale dalle priorità pubbliche. Con Confindustria digitale avevamo proposto misure per la crescita digitale come l’iperdeducibilità della spesa per software, sistemi e servizi IT in cloud; l’innalzamento della defiscalizzazione del capitale di rischio in startup, pmi innovative e open innovation; la semplificazione in chiave digitale della PA. Non sembra esservi traccia di queste misure”.

Parole forti, ma importanti, anche da parte di istituzioni che hanno sempre monitorato l’andamento delle imprese italiane e messo l’accento sulla loro quarta rivoluzione industriale, come volàno alla crescita. Il ‘digitale’ o meglio, l’innovazione digitale, è la nuova benzina che fa muovere le imprese. Dietro concetti come IoT, Blockchain, Intelligenza artificiale, machine learning, si nasconde, nemmeno troppo, un percorso di intersecazione tra digitale e industria, digitale e finanza, digitale e agricoltura, digitale e istruzione, che non può essere interrotto.

Le competenze per realizzare la digitalizzazione

Industria 4.0

Nel 2017, il mercato italiano Industria 4.0 ha sfiorato i 2,2 miliardi di euro, in crescita del 19,3%. La crescita maggiore si è registrata per i sistemi industriali connessi e intelligenti (+20,7%) – Additive Manufacturing, stampanti 3D e Advanced Manufacturing (sistemi industriali già connessi e sistemi robotici/o automatizzati) – seguiti dai prodotti e servizi ICT (+18,1%) con Industrial Internet, Cloud, Cybersecurity, Big Data e Analytics, sistemi e servizi per integrazione orizzontale e verticale, software di simulazione in 3D e la realtà aumentata e virtuale. Per il futuro è attesa una forte crescita dell’AI e della componente cobot.
Il Piano Impresa 4.0 se continuato, potrebbe stimolare oltre 10 miliardi di euro di maggiori investimenti privati (non tutti riconducibili a tecnologie digitali), un aumento di 11 miliardi nella spesa in ricerca e innovazione; e avere un impatto significativo sulle competenze, con 200 mila studenti e 3 mila manager formati sulle tecnologie 4.0 in capo a due anni. Gli investimenti in tecnologie 4.0 sfioreranno i 3,7 miliardi di euro nel 2020 per un Tasso medio annuo di crescita composto (Tcma) 2017-2020 del 19,2%. Il Tcma sarà ancora più alto (19,6%) per i sistemi industriali e leggermente più basso (18,9%) per i sistemi ICT, con un picco di crescita nel 2018 del 22,3% per i primi e del 21% per i secondi.

Il Piano Industria 4.0 e la nuova digitalizzazione delle filiere industriali

A parità di condizioni di investimento rispetto alle attuali, tutti i settori, tranne la PA Centrale e Locale, continuerebbero a investire nel digitale, con punte del 6,5% nelle Utility e attorno al 6% nelle filiere che integrano Industria, Distribuzione e Servizi, mentre Banche, Assicurazioni/Finanza e Trasporti, progredirebbero del 5%, la Sanità del 3,1% e i settori delle Telecomunicazioni e dei media del 2,2%. Per l’industria, in particolare, gli investimenti in tecnologie 4.0 dopo aver sfiorato 2,2 miliardi di euro nel 2017 crescerebbero a 3,7 miliardi nel 2020 a un tasso medio annuo 2017-2020 del 19,2%, più alto (19,6%) per i sistemi industriali e leggermente più basso (18,9%) per i sistemi Ict, con un picco di crescita nel 2018 del 22,3% per i primi e del 21% per i secondi.

Banda ultralarga – copertura unità immobiliari a macchia di leopardo

Banda larga…Sulla copertura ancora di strada da fare ce n’è

A fine 2018 si dovrebbe raggiungere il 71% delle unità immobiliari raggiunte da banda ultralarga ma in aprile erano il 52,4%, ma con un differenziale territoriale notevole: Nord ovest, Nord est, centro, in linea, Sud, con eccezione di Puglia, ancora sottotono.
Per dare pari opportunità alle diverse aree del Paese – sostiene lo studio – il sostegno pubblico agli investimenti infrastrutturali nelle aree non ancora in linea, dovrebbe includere stimoli alla domanda di servizi a valore aggiunto su connettività ultra veloce. In questo ambito rientrano ora il Piano Impresa 4.0, il progetto Italia WiFi e le sperimentazioni dei servizi in 5G. Il decollo del 5G è previsto attorno al 2022, con una copertura significativa a partire dal 2023”.

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