GDPR, una sola autorità potrà citare in giudizio i furbetti

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Mentre prima dell’entrata in vigore del GDPR, un’azienda poteva essere citata in giudizio più volte dalle autorità di diversi Stati dell’Unione, scongiurando tempi burocratici e di giudizio lunghi o imbattersi in regolamenti più o meno ostici, oggi un’unica autorità assumerà questo incarico

Con l’entrata in vigore del GDPR molte aziende o enti si devono domandare quale autorità potrà seguire la guida di casi, come per esempio la violazione dei dati e le questioni collegate. Mentre prima dell’entrata in vigore del GDPR, un’azienda poteva essere citata in giudizio più volte dalle autorità di diversi Stati dell’Unione, scongiurando tempi burocratici e di giudizio lunghi o imbattersi in regolamenti più o meno ostici, oggi un’unica autorità assumerà questo incarico. Quindi?

Avvocati in grande spolvero, come per esempio il commissario per la protezione dei dati irlandesi, Helen Dixon, secondo quanto riporta il Financial Times, avrebbe deciso di assumere circa una quarantina di persone al suo team già composto di un centinaio di dipendenti.

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E si parla prevalentemente di avvocati civilisti, penalisti, personale con esperienza investigativa. Perché tutto questo? Forse perché a Dublino albergano in Europa la maggior parte dei colossi che in questo momento stanno riempiendo le pagine di giornali, tv e siti web: Facebook, Twitter, Dropbox, LinkedIn e Airbnb. Tornando al GDPR, questo regolamento proibisce alle aziende di scegliere il proprio ente di regolamentazione competente, e criteri ad hoc dovranno stabilire chi ha autorità sui casi specifici. Facebook sarebbe sottoposta alla responsabilità dell’autorità per la protezione dei dati irlandese, poiché la sua amministrazione centrale è in Irlanda, i suoi termini di servizio sono legati alla sua sede irlandese e ha un dipartimento che si occupa di protezione dei dati e privacy a Dublino.

privacy e GDPR

“Per aziende come Google, che offrono servizi tramite le loro sedi in tutto il mondo – scrive Internazionale che riprende il Financial Times – la regolamentazione dipenderà da dove saranno intentate le cause. Questo renderà meno chiaro quale ente avrà autorità sull’uso dei dati e la gestione della privacy da parte dell’azienda. Esistono altre zone grigie. Le aziende tecnologiche che si occupano di pubblicità e che raccolgono dati da siti web terzi devono ottenere l’assenso degli utenti. Google ha cercato di affrontare la questione definendosi “un controllore” dei dati ai sensi del GDPR quando gestisce informazioni di terze parti. Ma a questa definizione si sono opposti gli editori che dovranno ottenere il consenso per condividere informazioni con Google, creando preoccupazione tra i loro utenti. I sostenitori del diritto alla privacy hanno denunciato le imperfezioni del regolamento europeo. Ma dopo che il mondo ha cominciato a preoccuparsi della protezione dei dati, i funzionari di Bruxelles sperano che il GDPR segni un nuovo inizio nel modo in cui le informazioni personali sono trattate”.

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