Geoblocking, l’Europa è senza frontiere nel nome dell’e-commerce

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Commissione Europea

Con l’applicazione del Regolamento 2018/302 del 28 febbraio 2018, la Commissione Europea abbatte gli ostacoli del geoblocking ed impedisce applicazione di regole diverse per chi acquista. Non mancano però le eccezioni

Le restrizioni geografiche, quando si fa shopping online, hanno sempre dato fastidio. Lo sappiamo bene: si trova l’oggetto del desiderio e si scopre di non poterlo acquistare perché è in vendita in un Paese dal quale il sito Web cui ci rivolgiamo impedisce la possibilità di completare l’ordine.

Dal 3 di dicembre però (da ieri per chi scrive) trova applicazione il regolamento 2018/302 del 28 febbraio 2018, entrato in vigore il 22 marzo 2018, regolamento che ha praticamente messo fine al cosidetto “geoblocking”. 

Il regolamento che ne sancisce l’illegalità fa parte di una serie di nuove regole sull’e-commerce pensate proprio per incrementare le vendite online transfrontaliere, ma sempre comunque all’interno dell’UE. Dal 3 dicembre quindi non è più possibile impedire gli acquisti dai siti Web esteri (sempre se UE), impedire la consegna oltre confine, fornire prezzi e/o condizioni diverse a seconda della nazionalità, della residenza e della localizzazione del cliente.

Intendiamoci, come spiega il Regolamento, si vorrebbe con l’applicazione dello stesso chiarire le circostanze nelle quali un trattamento diverso  non sia in alcun modo giustificabile, offrendo chiarezza e certezza del diritto a tutti coloro che partecipano alle transazioni transfrontaliere e garantendo che le regole di non discriminazione siano efficacemente applicate e fatte rispettare in tutto il mercato interno.

La rimozione dei blocchi geografici ingiustificati e di altre forme di discriminazione basate sulla nazionalità, sul luogo di residenza o sul luogo di stabilimento dei clienti potrebbe promuovere la crescita e ampliare la scelta dei consumatori in tutto il mercato interno. In ogni caso il Regolamento riconosce anche i diversi motivi per cui le società, in particolare le microimprese e le piccole e medie imprese (PMI), applicano diverse condizioni generali di accesso.

E così recita: “In molti casi la divergenza dei sistemi giuridici, l’incertezza del diritto, i relativi rischi per quanto concerne le leggi applicabili in materia di protezione dei consumatori, le leggi in materia di ambiente o di etichettatura, la tassazione e i regimi fiscali, i costi di consegna o i requisiti linguistici contribuiscono ad aumentare la reticenza dei professionisti a stabilire rapporti commerciali con i clienti di altri Stati membri. In altri casi i professionisti segmentano artificialmente il mercato interno lungo le frontiere interne e ostacolano la libera circolazione delle merci e dei servizi, limitando così i diritti dei clienti e impedendo loro di beneficiare di una scelta più ampia e di condizioni ottimali. Queste pratiche discriminatorie sono un fattore importante, che contribuisce ai livelli relativamente bassi di transazioni transfrontaliere all’interno dell’Unione, anche nel settore del commercio elettronico, il che impedisce di sviluppare appieno il potenziale di crescita del mercato interno”. 

Metà degli europei usa l'e-commerce
La Commissione Europea vuole l’applicazione delle medesime regole agli acquirenti online, indipendentemente dal Paese da cui proviene il consumatore (all’interno dell’UE)

Il Regolamento esemplifica quindi specifici casi ingiustificati di discriminazione. Per esempio  è prevista la possibilità di vendere beni senza offrire la consegna fisica, per cui un cliente di un Paese che desidera acquistare un oggetto e trova l’offerta migliore in un altro Paese potrà ordinare il prodotto e ritirarlo presso la sede remota del commerciante o organizzare personalmente la consegna al proprio domicilio.

Per i servizi Web la situazione sarà ancora più semplice per cui per esempio i servizi di hosting potranno essere acquistati anche da altre aziende UE di un Paese che non è il proprio, senza sovrapprezzi, così pure quando si acquisterà un biglietto di ingresso a una manifestazione in un Paese estero, se sono previsti sconti per determinate categorie di persone, gli stessi sconti dovranno essere applicati per le medesime categorie anche se l’acquirente è straniero. 

Non sarà inoltre più possibile reindirizzare su un sito di un Paese diverso dal sito del Paese richiesto senza il consenso dell’utente, così come non saranno possibili prezzi e comportamenti diversi a seconda del canale di pagamento scelto. 

Da qui a due anni è prevista la prima valutazione della Commissione Europea in relazione all’entrata in vigore delle nuove norme, in questa valutazione troverà spazio anche la possibile applicazione delle nuove norme a determinati servizi forniti via elettronica come per esempio l’offerta di contenuti protetti dal diritto d’autore (musica, ebook, software e giochi). Non è comunque obbligatorio per i negozianti online vendere in tutti i Paesi. Se lo fanno 

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