Gilardi (G2-Startups): grazie a Kotler, mai abbassare le antenne di fronte all’innovazione

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Ritratti 4.0 – Roberta Gilardi, ceo e partner di G2-Startups, si racconta e si mette in gioco con il nuovo hub di innovazione di Milano. Una passione per la composizione di brani, ha fatto la DJ Producer, oggi questa è l’attrezzatura più tecnologica che ha in casa

Un corso di musica elettronica e computer music a metà anni ottanta le hanno aperto la visione sulle tecnologie e oggi, Roberta Gilardi, ceo e Partner di G2-Startups, è a capo di una struttura inaugurata proprio lo scorso ottobre durante l’inaugurazione ha potuto incontrare Philip Kotler sua fonte di ispirazione. “Mai mi sarei aspettata di incontrarlo, dialogare con lui, passare del tempo, confrontarmi e avere suoi apprezzamenti sinceri su come G2 sta lavorando sul tema innovazione”, ha detto Gilardi raccontandosi ed esprimendo alcune sue considerazioni personali sui temi ‘tecnologici’ più gettonati del momento.

Chi è…Roberta Gilardi?

Una ragazza di mezza età (ho 52 anni e non ho problemi a dirlo), appassionata di tecnologia e business, che ha fatto del tema innovazione un elemento centrale della propria vita professionale.  Una persona “timida” che ama però stare “on stage” e dialogare con il pubblico; una formatrice; una donna che crede nel potenziale delle donne; una pittrice e una musicista che – purtroppo – per motivi di tempo relega ad hobby saltuario un certo talento in entrambi i filoni.

Qual è stato il suo percorso di studi?

Multidisciplinare, fortemente improntato al business; ho un diploma universitario in lingue, ma in realtà ho iniziato molto presto a vivere il mondo tecnologico dall’interno, lavorando sul campo dalla metà degli anni ottanta in avanti; ho poi completato l’esperienza con momenti di formazione mirata nel campo delle tecnologie, della comunicazione e soprattutto del marketing strategico con un master conseguito in SDA Bocconi.

Cosa ne pensa del rapporto IoT e sicurezza?

È un tema caldo e anche una sfida: l’IOT cresce esponenzialmente, i “device” pervadono e pervaderanno sempre più il nostro quotidiano sia nel B2B sia nel B2C, con ovvie problematiche di sicurezza e di approccio alla sicurezza che oggi probabilmente non riusciamo a prevedere completamente; per questo motivo la sicurezza è un altro settore in cui la sfida tecnologica è molto alta e continua.

Roberta Gilardi con Philip Kotler e il fratello Massimiliano

Se le dico cloud, cosa le viene in mente?

Opportunità, modelli di business innovativi, ancora tanto da fare, un ambito in cui le innovazioni possono essere molto interessanti, non solo per la componente tecnologica IT ma per come cambiano i modelli di business che insistono sulla tecnologia, abilitati dalla medesima.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?

Le applicazioni sono molte; dire se il mercato delle imprese è pronto a capirne appieno il valore e ad “attrezzarsi” per affrontare il tema è prematuro; vedo ancora molto da fare sul fronte della comprensione dei processi e degli elementi che possono essere supportati dall’AI; è un tema ampio con tante declinazioni specifiche e ancora tutte da esplorare nel mondo industriale.

Società di credito: più amiche o nemiche del mondo It?

Amiche… se faranno evolvere i propri modelli di business per affrontare insieme alle imprese il cambiamento ad esempio della trasformazione digitale.

Cosa chiederebbe a una società di credito?

Essere un partner reale e concreto del business.

Roberta Gilardi

Crede che il rapporto con queste società limiti lo sviluppo del suo business?

Può facilitarlo appunto se i modelli proposti evolvono.

Cosa frena le aziende nell’adozione di strategie e strumenti digitali?

La scarsa cultura ancora di tante imprese e un certo “svilimento” delle competenze e investimenti necessari che spesso viene fatto; il digitale come l’IT è un investimento, non un “costo” e andrebbe affrontato come tale e come opportunità per sviluppare non solo progetti “operativi” di comunicazione digitale, quanto nuovi modelli di organizzazione e di business che la digital transformation consente di abilitare.

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?

Un primo approccio sostanziale e importante, peccato per l’applicazione e la vision normativa che ha privilegiato sostanzialmente il recupero di investimenti con i vari super e iper ammortamenti, in “macchinari” e ora nella nuova versione almeno un po’ nelle competenze; sono però stati trascurati gli aspetti di reale trasformazione che l’approccio 4.0 può abilitare: nuovi modelli di business e di innovazione di impresa nel suo complesso e non solo efficientamento dei processi o nuovi macchinari; credo che per molte imprese non sia stata capita, se non come una ennesima Sabatini di qualche tipo.

I robot ci ruberanno il lavoro?

Sicuramente andranno via via a sostituire una serie di lavori che peraltro oggi non rendono giustizia alla mente umana, poi aiuteranno gli esseri umani a far meglio lavori complessi, infine ci saranno nuovi lavori. Le tecnologie hanno da sempre “sostituito” qualche elemento umano, sin dalla prima rivoluzione industriale. Il problema è che oggi la tecnologia ha una curva di sviluppo più veloce di quanto la società nel suo complesso (e i governi nel loro ruolo) sia in grado di cogliere e adattarsi. C’è sicuramente un rischio di un bivio netto tra una parte del mondo avanzata ed elitaria che va verso la singolarità e una parte che sarà composta da nuove categorie di “schiavi”; ma forse no. Se vi sarà una attenzione alla crescita delle persone, alla centralità dell’elemento umano e ad uno sviluppo che coinvolga in modo più equo certi strati di umanità, allora potrebbero esserci grandi benefici per tutti. Vedremo, sono in gioco non solo aspetti tecnologici, ma sociali, politici, economici, di accentramento di risorse finanziarie, di “accesso” a risorse e strumenti. È un tema ampio e complesso.

Roberta Gilardi

Che idea ha dello smart working?

È un argomento imprescindibile con cui misurarsi rispetto al tema “lavoro”, grazie al fattore abilitante dato dalle tecnologie. La tecnologia però da sola non è risolutiva, vanno ripensati i modelli organizzativi e come le persone lavorano nel contesto aziendale; al momento vedo più che altro progetti in cui le persone una volta alla settimana o poche volte al mese lavorano da casa, senza un approccio organizzativo che punti ove possibile a gestire le attività per obiettivi, a creare e favorire processi collaborativi e una nuova interazione tra i soggetti che miri a creare valore reale. Ci sono poi aspetti normativi che sono arretrati e che andranno riesaminati dal legislatore.

Se le dico Bitcoin cosa mi risponde?

Maneggiare con estrema attenzione…tecnologie straordinarie però.

Come deve comunicare oggi un’azienda nell’era dei social network?

In modo concreto, reale, puntando al sodo, creando una solida reputazione e mettendo al centro contenuti effettivi; le tecnicalità che fanno crescere indiscriminatamente il consenso e i “like” se non hanno poi dietro un contesto di sostanza crollano al primo soffio di vento.

Quali sono i suoi hobby?

Principalmente musica e pittura, purtroppo non riesco a dedicare il tempo che vorrei a entrambe. Nel 2012 ho fatto una mostra che ha avuto anche un buon riscontro di mercato. Nella mia vita c’è la musica, anche se più che altro tra le mura di casa: sono una DJ producer, nel lontano 1986 sono stata fortunata allieva di un corso di computer music e musica elettronica, opportunità irripetibile che nei due anni di insegnamento mi ha fatto appunto scoprire le tecnologie digitali nascenti nel settore, oggi evolute e diffuse ma a quei tempi appannaggio di pochi. Un paio di anni fa ho fatto anche un corso come DJ e mi diletto a comporre brani.

Qual è il pregio che ammira di più nelle persone e quale è il difetto che proprio non le va giù?

L’onestà intellettuale in primis, la curiosità, l’intelligenza, la capacità di rivedersi e cambiare, di mettersi in gioco, di riconoscere meriti e impegno e di chiedere scusa e mettersi in discussione; non sopporto per persone piene di sé, la disonestà in generale, l’ipocrisia.

Roberta Gilardi

Direbbe grazie a…e perché?

A me stessa principalmente perché in fondo nessuno mi ha regalato nulla professionalmente; in questo grazie coinvolgerei tutte le persone che hanno contribuito, perché da soli non si va davvero da nessuna parte; grazie alle esperienze umane che per me sono di “successo” nel bene e nel male, sempre.

A chi chiederebbe scusa e perché?

Chiedo sempre scusa laddove necessario, non ho problemi a riconoscere errori o comportamenti che possono aver ferito qualcuno; cerco di evitarlo ma a volte se accade faccio ammenda; forse chiederei scusa ai miei genitori per non essere riuscita a viverli come avrei voluto e quando potevano essere “vissuti”. Mai rimandare, ogni giorno è importante e va vissuto appieno.

Che tipo di adolescente era?

Indomabile, curiosa della vita e del mondo; molto assertiva, un po’ scapestrata, un bel grattacapo.

Come si è avvicinata al mondo dell’Ict?

Quasi per caso, avvicinamento innescato da un corso (citato prima) di musica elettronica e computer music a metà anni ottanta che mi ha aperto la visione sulle tecnologie.

A cosa deve il successo nel suo lavoro?

Questa domanda presuppone che io mi ritenga di “successo” e presuppone interpretare il successo in qualche parametro, o economico e/o di visibilità e ruolo. Avere un certo proprio “brand” personale è per me un successo, tuttavia per me il successo è ogni soddisfazione anche piccola, nella adesione da parte di persone che collaborano via via con me e con la mia azienda perché attratte da una visione e da un modo di lavorare e collaborare. Il successo è un cliente soddisfatto piccolo o grande che sia. Successo per me è anche l’opportunità di essermi potuta confrontare con “mostri sacri” che mi hanno ispirata e guidata, come Philip Kotler che è stato ospite all’inaugurazione del nostro nuovo “hub” di innovazione di Milano lo scorso 4 ottobre, e che era da sempre per me fonte di ispirazione; mai mi sarei aspettata di incontrarlo, dialogare con lui, passare del tempo, confrontarmi e avere suoi apprezzamenti sinceri su come G2 sta lavorando sul tema innovazione.

Qual è l’oggetto più tecnologicamente avanzato che ha in casa sua?

La mia attrezzatura da DJ Producer, forse anche la TV ; nella mia casa ci sono strati tecnologici che si integrano, si amalgamano nel tempo; oppure finiscono su scaffali e diventano oggetti “vintage” ; di tecnologia non si butta via nulla.

Quanto tempo passa davanti alle mail sul cellulare, la mattina appena sveglio o la sera prima di coricarsi?

Molto tempo di mail e messaggi sin da prima mattina; la sera preferisco staccare, salvo urgenze su cui sono sempre pronta a rispondere.

Se fosse un piatto che piatto sarebbe?

Più che un piatto sarei un lungo giro di antipasti mare e monti. Sfaccettati, fatti di contrasti che poi stanno bene insieme.

Se fosse un quadro?

Non un dipinto preciso, non saprei, ma sicuramente una corrente artistica, POP-Art;

Se fosse un film?

Anche qui … un po’ American Beauty e un po’ Star Wars.

Se fosse una stagione?

Primavera, perenne.

Se fosse una tecnologia?

Difficile davvero…. machine learning …mi piace apprendere continuamente…

Se non facesse il lavoro che fa, che lavoro farebbe?

La DJ producer! O forse se avessi ascoltato la famiglia ora sarei un medico odontoiatra, ho fatto un anno di medicina, ero convinta che avrei portato avanti lo studio di mio padre… poi ho lasciato medicina, sacrificata sull’altare delle tecnologie e del marketing.

Se avesse una bacchetta magica…

Con le bacchette magiche si fanno tante cose, quindi a rischio di sembrare banale, mi piacerebbe un mondo un po’ più equo e senza violenza e avidità, in cui le persone abbiano tutte la possibilità di crescere, essere amate, sviluppare i propri talenti, non essere sfruttate.

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