Google Android, le multe della politica che apre gli occhi tardi

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La Commissione europea, presieduta da Junker, ha messo a punto la squadra dei Commissari. Obiettivo: il mercato unico digitale

Attese per mercoledì prossimo (il ritardo è dovuto al vertice Nato a Bruxelles) le decisioni della Commissione UE sulla multa a Google per Android

Google (Alphabet) e Facebook sono nell’occhio del ciclone in questi giorni. Alphabet è in attesa che arrivi una maximulta per Google Android. Una sanzione che potrebbe arrivare a 10 miliardi di euro, da sommare a quella già ricevuta da 2,4 miliardi l’anno scorso. E’ possibile inoltre che la Commissione Europea imponga delle modifiche ai contratti che Google stringe con le aziende che adottano il suo sistema operativo.

Bisogna chiarire alcune cose. Il sistema operativo Android è fornito gratuitamente alle aziende che possono personalizzarlo secondo le linee guida. Chi vende smartphone in questi anni è riuscito a fare business sostanzialmente senza dover investire (salvo qualche raro caso). L’accusa è che Alphabet con Google Android possa aver ostacolato i concorrenti nell’attività legata alla pubblicità mobile con condizioni contrattuali illegali sui dispositivi.

La Commissione potrebbe pretendere la modifica di alcune note contrattuali per eliminare restrizioni imposte ai vendor di includere necessariamente il software di Google, tra cui Chrome e Google Search in tutti quei casi in cui i vendor includono il Play Store di Google (che chiaramente gli utenti vogliono). Inoltre la Commissione vorrebbe agire sul divieto ai produttori di vendere telefoni ufficiali Android quando vendono anche dispositivi con versioni customizzate del sistema operativo.

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A sua volta Google sottolinea come la coesione della piattaforma sia un elemento imprescindibile per assicurare la buona esperienza sul device.

Sono gli stessi argomenti che utilizzava anche Microsoft quando l’UE si interessò agli abusi nell’imposizione del browser Internet Explorer, solo che Microsoft il suo sistema operativo lo vendeva ai produttori.  

Nella vicenda resta indicativo il fatto che l’UE si attivi con ritardi imbarazzanti rispetto alla situazione di fatto consolidata – possiamo dirlo? – da circa dieci anni.

E’ una prova dell’inadeguatezza della politica comunitaria attuale rispetto ai tempi in cui il mercato sta evolvendo, inadeguatezza che richiede un evidente cambio di passo. Anche riguardo la vicenda Facebook abbiamo già scritto, come se la Commissione si fosse destata all’improvviso da un lungo sonno su cosa sta accadendo da anni sul Web.

I provvedimenti sembra non arriveranno prima di martedì per l’arrivo del Presidente USA e il vertice NATO a Bruxelles. 

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