Google Android, quando l’Antitrust europeo lo pagano i consumatori

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Le nuove regole dell’Antitrust UE per Android alla fine potrebbero essere pagate dai consumatori, ecco perché

La Commissione Europea ha sanzionato mesi fa Google con una multa di svariati miliardi. La motivazione alla base del provvedimento è l’abuso di posizione dominante per cui Google impone ai produttori di smartphone l’utilizzo delle proprie app, quando essi scelgono di utilizzare il sistema operativo Android, per l’utilizzo gratuito di quest’ultimo.

Questo connubio, app più sistema operativo, avrebbe rappresentato per Mountain View il sistema ideale di raccolta informazioni e dati (e relativi introiti pubblicitari), e soprattutto, solo con l’installazione browser Chrome come software di navigazione predefinito, e Google come motore di ricerca – oltre che del sistema operativo – Android sarebbe potuto essere adottato gratuitamente dai vendor perché Google avrebbe guadagnato in questo caso dai ritorni pubblicitari. 

La rottura di questo equilibrio tra i vendor e Google (si parte a febbraio 2019), e cioè una ripartizione diversa degli introiti pubblicitari tutta da concordare e la possibilità di sfruttare Android con altre app apre nuovi scenari. Sarà possibile per i vendor scegliere solo Android e utilizzare browser e motori di ricerca differenti, senza dover pagare fee di licenza a Google.

I produttori di Android potrebbero scegliere però anche di pagare a Google un fee non indifferente in Europa per poter includere il Play Store di Google e altre applicazioni mobili sui propri dispositivi (come ha riportato The Verge). Sarebbe un prezzo intorno ai 40 dollari per dispositivo (a seconda del mercato di ogni Paese UE e i pixel dello smartphone) per installare la suite di applicazioni Google Mobile Services, che include il Google Play Store.

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In questo modo Google, come vuole l’UE, rientrerebbe nella logica di mercato per cui l’abbinata OS più app non può costituire una leva commerciale basata sulla pubblicità ma deve rientrare in una logica commerciale neutrale.

E così i vendor potrebbero contrattare la prezenza di altri fornitori di browser e app a prezzi più vantaggiosi, rispetto ai 40 dollari di Google.

Il meccanismo, secondo noi, avrà solo una ‘vittima’ e cioè i clienti finali, chi compra gli smartphone. Con alcuni distinguo: se è vero infatti che quando un servizio è gratuito, la merce siamo noi – e questa regola quando si parla di adv e utilizzo di app vale oro – fino ad oggi già avremmo pagato per l’utilizzo di Os e app, senza accorgercene. E non è un caso infatti che questo utilizzo viene monetizzato e come, come valore dato.

Con le nuove regole potremmo trovarci a sborsare di tasca nostra il valore di quei dati che comunque poi acquistano ulteriore valore in tasca di altri. Chi si illude che in qualche modo quel costo non venga rimbalzato sull’ultimo anello della catena?

Se invece si vuole pensare che i vendor potrebbero negoziare l’utilizzo di app in pacchetti più economici, forniti da altri vendor, senza nessun costo finale per l’utente, ci ritroveremmo nella stessa situazione di prima, e cioè la cessione ‘gratuita’ di nostre info su cui altri monetizzano (ma oramai siamo abituati), e su ogni smartphone valutare se la combinata va bene così, in caso contrario ricostituire noi quello che le regole UE hanno demolito.
In ogni caso è davvero difficile pensare che il prezzo delle regole Antitrust UE, in qualche modo, non lo pagheranno comunque gli utenti.

Le multe per il rispetto delle regole del gioco, senza tratteggiarne di nuove per cui chi paga Imprevisti e Probabilità non debba essere in nessun caso l’utente finale, non funzionano.

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